Na­vi da cro­cie­ra at­trac­ca­no a po­chi km dal­la tra­ge­dia

Corriere Italiano - - DAL MONDO -

Ansa/ LONDRA - Ad Hai­ti, a po­chi chi­lo­me­tri dall’epi­cen­tro del­la ca­ta­stro­fe, con le sue de­ci­ne di mi­glia­ia di mor­ti, na­vi da cro­cie­ra di lus­so con­ti­nua­no ad at­trac­ca­re in ba­ie dal­le ac­que cri­stal­li­ne do­ve, in spiag­ge pri­va­te, i tu­ri­sti fan­no il ba­gno, o sor­seg­gia­no cock­tail, o si di­ver­to­no con i jet ski, le mo­to d’ac­qua.

Lo rac­con­ta il bri­tan­ni­co “ The Guar­dian”, che ha pub­bli­ca­to in pri­ma pa­gi­na l’im­ma­gi­ne di una di que­ste na­vi al­la fon­da, ac­can­to a una di un car­ret­to ca­ri­co di ca­da­ve­ri che non tro­va­no se­pol­tu­ra al ci­mi­te­ro di Port au Prin­ce. Se­con­do il quo­ti­dia­no, la Royal Ca­rib­bean Crui­se si è tro­va­ta di fron­te a una “de­ci­sio­ne dif­fi­ci­le”, quan­do ha do­vu­to sce­glie­re se at­trac­ca­re con la sua In­de­pen­den­ce of the Seas, co­me da pro­gram­ma, al­la La­ba­dee Bea­ch di Hai­ti, me­no di 100 km da do­ve si sca­va per estrar­re ca­da­ve­ri e ul­ti­mi su­per­sti­ti dal­le ma­ce­rie.

Tut­ta­via, ha de­ci­so per il sì: ve­ner­dì i tu­ri­sti so­no sbar­ca­ti nel re­sort di La­ba­dee, con­trol­la­to da guar­die ar­ma­te fi­no ai den­ti. Una se­con­da na­ve, la Navigator of the Sea è at­te­sa nel­le pros­si­me ore. La com­pa­gnia Usa af­fit­ta l’in­te­ra pe­ni­so­la nel nord di Hai­ti, co­per­ta di fo­re­sta, con cin­que spiag­ge da so­gno: i pas­seg­ge­ri scen­do­no, fan­no il ba­gno, pra­ti­ca­no sport, e com­pra­no sou­ve­nir pri­ma di tor­na­re a bor­do. La de­ci­sio­ne di at­trac­ca­re ha di­vi­so i pas­seg­ge­ri. Le na­vi por­ta­no an­che ali­men­ti per aiu­ta­re la po­po­la­zio­ne, è sta­to pre­ci­sa­to, e la Royal Ca­rib­bean ha det­to che do­ne­rà tut­to quel che spen­do­no i pas­seg­ge­ri du­ran­te lo stop al­le vit­ti­me del ter­re­mo­to. Ma al­cu­ni han­no det­to che non scen­de­ran­no.

Un pas­seg­ge­ro si è det­to “di­sgu­sta­to” dal­la de­ci­sio­ne di scen­de­re a ter­ra ad Hai­ti, e un al­tro, sul si­to Crui­se Cri­tic, ha spie­ga­to che “non mi pos­so pro­prio ve­de­re a pren­de­re il so­le sul­la spiag­gia... men­tre de­ci­ne di mi­glia­ia di per­so­ne mor­te ven- go­no am­mas­sa­te lun­go le stra­de e i su­per­sti­ti cer­ca­no ci­bo e ac­qua. Era già dif­fi­ci­le fa­re un pic­nic a La­ba­dee pri­ma del ter­re­mo­to, sa­pen­do che gli hai­tia­ni muo­io­no di fa­me. Non im­ma­gi­no co­me sia pos­si­bi­le in­goz­zar­si con un ham­bur­ger ora”. Al­cu­ni di­co­no di aver pau­ra che i di­spe­ra­ti as­sal­ti­no il re­sort cir­con­da­to da una re­cin­zio­ne al­ta 4 me­tri. Un al­tro scri­ve che pre­ve­de di “go­der­si” il so­le e la gi­ta a ter­ra, in­ve­ce. La com­pa­gnia spie­ga di aver di­bat­tu­to il pro­ble­ma, ma di aver de­ci­so di man­te­ne­re la tap­pa ad Hai­ti per­ché le cro­cie­re por­ta­no be­ne­fi­ci per l’eco­no­mia lo­ca­le, spe­cie in que­sto mo­men­to di bi­so­gno estre­mo. «Al­la fi­ne, La­ba­dee è fon­da­men­ta­le per la ri­pre­sa di Hai­ti. Cen­ti­na­ia di per­so­ne vi­vo­no gra­zie ad es­sa», ha det­to John Weis, vi­ce pre­si­den­te di Royal Ca­rib­bean.

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