Dal­la par­te del cer­vel­lo e del­la ri­cer­ca!

Corriere Italiano - - L’INTERVISTA - Fa­bri­zio In­tra­va­ia

Il 25 gen­na­io scor­so è sta­to con­se­gna­to al Dot­tor Kevin Petrecca, neurochirurgo dell’Isti­tu­to Neu­ro­lo­gi­co di Mon­treal, un as­se­gno di 27.500 $, “frut­to” del­la rac­col­ta fon­di or­ga­niz­za­ta dai co­niu­gi Elio e Jo­sie Ar­co­bel­li e da Joe Cac­chio­ne, con il suo spet­ta­co­lo “Joe Cac­chio­ne & friends”. Il Cor­rie­re Ita­lia­no ha in­con­tra­to il dot­tor Petrecca per co­no­sce­re più da vi­ci­no il suo la­vo­ro nel­la dop­pia ve­ste di chi­rur­go e ri­cer­ca­to­re.

«Qui ab­bia­mo due di­par­ti­men­ti ben in­te­gra­ti tra di lo­ro», spie­ga il dot­tor Petrecca, 45 an­ni, na­to a Nia­ga­ra Falls da ge­ni­to­ri d’ori­gi­ne cam­po­bas­sa­na e tra­sfe­ri­to­si a Mon­treal per stu­dia­re Me­di­ci­na all’Uni­ver­si­tà McGill: «l’ospe­da­le di Neu­ro­lo­gia, che di­ri­go, e l’Isti­tu­to Neu­ro­lo­gi­co.

Il pri­mo è uno dei più gran­di del Ca­na­da con 17 chi­rur­ghi che trat­ta­no le mal­for­ma­zio­ni re­la­ti­ve al cer­vel­lo e al mi­dol­lo spi­na­le, le mal­for­ma­zio­ni va­sco­la­ri, i tu­mo­ri ce­re­bra­li, le pa­to­lo­gie de­ge­ne­ra­ti­ve co­me il mor­bo di Par­kin­son, le chi­rur­gie per l’epi­les­sia, per i do­lo­ri e i tu­mo­ri del­la schie­na, per i ner­vi pe­ri­fe­ri­ci. ec­ci­tan­te, cam­bia mol­to ra­pi­da­men­te, si fan­no del­le sco­per­te uti­li a svi­lup­pa­re, ad esem­pio, del­le nuo­ve me­di­ci­ne; tut­to ciò è mol­to gra­ti­fi­can­te ma al­lo stes­so tem­po è gra­ti­fi­can­te an­che il rap­por­to con il pa­zien­te.

In cer­ti ca­si non ci so­no mol­te per­so­ne al mon­do ca­pa­ci di far­le, e quan­do ca­pi­sci che puoi fa­re la dif­fe­ren­za per un pa­zien­te, tut­to ciò di­ven­ta ve­ra­men­te gra­ti­fi­can­te. L’im­pat­to di un’ope­ra­zio­ne sul­la vi­ta di una per­so­na è mol­to al­to an­che per­ché mi­glio­re è la chi­rur­gia che ri­ce­ve è più a lun­go il pa­zien­te po­trà vi­ve­re».

Co­sa fa­rà con i sol­di ri­ce­vu­ti dal­la rac­col­ta fon­di?

«Sa­ran­no uti­liz­za­ti per la ri­cer­ca. Nel no­stro, che è un la­bo­ra­to­rio di me­dio li­vel­lo, ab­bia­mo 12 ri­cer­ca­to­ri e la ri­cer­ca è mol­to ca­ra. A par­te i co­sti re­la­ti­vi al per­so­na­le e al­le at­trez­za­tu­re fis­se, ci so­no le spe­se re­la­ti­ve al la­vo­ro di tut­ti i gior­ni. Ad esem­pio, nell’ul­ti­mo me­se ab­bia­mo spe­so più di 100mi­la dol­la­ri so­lo per le ana­li­si di “next ge­ne­ra­tion se­quen­cing” (se­quen­zia­men­to di pros­si­ma ge­ne­ra­zio­ne), cioè per cer­ca­re di in­di­vi­dua­re il per­ché del­le mu­ta­zio­ne di cer­ti ge­ni che poi co­sti­tui­sco­no la cau­sa di al­cu­ni tu­mo­ri.

I bsi­so­gni so­no enor­mi, il bud­get per il mio la­bo­ra­to­rio è di cir­ca un mi­lio­ne di dol­la­ri all’an­no men­tre quel­lo dell’in­te­ro Isti­tu­to è di cir­ca 50 mi­lio­ni all’an­no. Per ta­le mo­ti­vo ab­bia­mo bi­so­gni di fon­di e di ri­cor­re­re a di­ver­se oc­ca­sio­ni di rac­col­ta fon­di co­me quel­la or­ga­niz­za­ta da Joe Cac­chio­ne e dai co­niu­gi Al­to­bel­li, del­le per­so­ne dav­ve­ro spe­cia­li che co­no­sco mol­to be­ne e che han­no vo­lu­to fa­re qual­co­sa di uti­le per noi e per le no­stre ri­cer­che.

I sol­di per la ri­cer­ca ven­go­no dal go­ver­no fe­de­ra­le ma di­mi­nui­sco­no sem­pre di più men­tre i bi­so­gni au­men­ta­no. Per que­sto è im­por­tan­te tro­va­re fon­ti al­ter­na­ti­ve di fi­nan­zia­men­to, tut­to ciò può fa­re la dif­fe­ren­za per sal­va­re del­le vi­te».

Dot­tor Petrecca, è ve­ro che ne­gli ul­ti­mi tem­pi i ca­si di tu­mo­re al cer­vel­lo so­no in au­men­to?

«No; il nu­me­ro è sta­bi­le. Ogni an­ni ab­bia­mo tra i 7 e gli 8 ca­si ogni 100mi­la per­so­ne e il nu­me­ro non è cam­bia­to da­gli ul­ti­mi 20 an­ni. Vi so­no mol­ti stu­di sui te­le­fo­ni cel­lu­la­ri, sul fat­to che i lo­ro cam­pi elet­tro­ma­gne­ti­ci po­treb­be­ro cau­sa­re un can­cro al cer­vel­lo ma i da­ti di­mo­stra­no che non è ve­ro e che, sfor­tu­na­ta­men­te, la cau­sa di un tu­mo­re è do­vu­ta al mal­fun­zio­na­men­to di una cel­lu­la».

Quan­to du­ra un’ope­ra­zio­ne al cer­vel­lo?

«Di­pen­de dai ca­si. In ge­ne­re tra le 7 e le 8 ore, in al­cu­ni ca­si an­che di più. Co­min­cia­mo la mat­ti­na al­le 8 e le pri­me tre ore pas­sa­no in­cre­di­bil­men­te ve­lo­ci».

È dif­fi­ci­le te­ne­re la con­cen­tra­zio­ne per tut­to que­sto tem­po?

«Si, ma vie­ne con l’espe­rien­za e la pra­ti­ca. Ma è più fa­ci­le di quan­to si pos­sa pen­sa­re; il ri­schio è mol­to al­to, la con­cen­tra­zio­ne an­che, il la­vo­ro è ec­ci­tan­te e gra­ti­fi­can­te e il tem­po pas­sa ve­lo­ce­men­te. È un la­vo­ro!

“So­no qua­si 10 an­ni che ope­ro fa­cen­do del­le ope­ra­zio­ni an­che mol­to com­ples­se

Quan­te ope­ra­zio­ni fa ogni an­no?

«Cir­ca 200. La mag­gior par­te dei miei pa­zien­ti ven­go­no dal Que­bec, poi dall’On­ta­rio e dell’est del Ca­na­da ed ho an­che di­ver­si pa­zien­ti d’ori­gi­ne ita­lia­na».

E il suo tem­po li­be­ro?

«Ho pra­ti­ca­men­te due la­vo­ri, en­tram­bi dif­fi­ci­li, quel­lo di chi­rur­go e quel­lo di ri­cer­ca­to­re che non mi la­scia­no mol­to tem­po li­be­ro; poi so­no an­che ca­po del di­par­ti­men­to di neu­ro­chi­rur­gia e am­mi­ni­stra­to­re, coor­di­no di­ver­si stu­di cli­ni­ci, ho una mo­glie e tre fi­gli di 18, 16 e 9 an­ni ... dun­que non mi re­sta mol­to tem­po li­be­ro. Ma mi pia­ce mol­to quel­lo che fac­cio, per me non è un la­vo­ro è una pas­sio­ne, se lo fac­cio tut­to il gior­no so­no con­ten­to e non mi pe­sa af­fat­to!»

Il dot­tor Kevin Petrecca è na­to a Nia­ga­ra Falls, in On­ta­rio ed ha stu­dia­to Me­di­ci­na all’Uni­ver­si­tà McGill

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