Li­ber­tà e fa­mi­glia

Corriere Italiano - - COMUNITÀ -

del ca­lo­re ita­lia­no con il cli­ma del Qué­bec», ci con­fi­da con aria bi­ri­chi­na ter­mi­nan­do la fra­se con una striz­za­ta d’oc­chio.

L’omag­gio

LA LETTERA

Amo la mia fa­mi­glia, an­che se a vol­te cre­do che mi stia trop­po ad­dos­so. Non vo­glio pro­lun­gar­mi e non pos­so scen­de­re in più det­ta­gli. Dam­mi un con­si­glio af­fin­ché io rie­sca a far­le ca­pi­re che la amo; chie­do so­lo di es­se­re la­scia­to in pa­ce, af­fin­ché pos­sa fa­re le mie scel­te e vi­ve­re co­me cre­do.

LA RI­SPO­STA

Pos­sia­mo ca­pi­re il com­por­ta­men­to de­gli al­tri quan­do sia­mo ca­pa­ci di ele­var­ci al di so­pra del ma­le, fi­no all’al­tez­za Di­vi­na che ci per­met­te di ve­stir­ci di be­ne. Co­sì, sa­re­mo in gra­do di ve­de­re l’im­ma­gi­ne di Ge­sù nell’al­tro es­se­re uma­no e, di fron­te a LUI, tut­ti i pre­giu­di­zi e le cat­ti­ve­rie che ap­par­ten­go­no al ma­le si de­com­por­ran­no. Sia­mo in que­sto straor­di­na­rio Uni­ver­so sem­pli­ce­men­te per ca­pi­re chi sia­mo e per mi­glio­ra­re il peg­gio di noi. Pen­so che tu ti stia chie­den­do co­sa cen­tri tut­to il mio di­re con il tuo pro­ble­ma. La ve­ra lot­ta che sia­mo ve­nu­ti a so­ste­ne­re è quel­la che si sta svol­gen­do tra il be­ne ed il ma­le, le due for­ze che go­ver­na­no il no­stro pia­ne­ta. Tut­ti sia­mo fi­gli del pas­sa­to e del­le no­stre fa­mi­glie; an­co­ra non tro­vo una per­so­na che sia to­tal­men­te sod­di­sfat­ta del­le at­ti­tu­di­ni dei pro­pri fa­mi­lia­ri. Ci so­no i ras­se­gna­ti, c’è chi è ri­ma­sto tal­men­te le­ga­to al suo tri­ste pas­sa­to da non riu­sci­re a ca­pi­re più che c’è an­che un pre­sen­te ed un fu­tu­ro. Ci so­no al­tri in­ve­ce che, con l’aiu­to di pro­fes­sio­ni­sti, han­no con­cen­tra­to lo sguar­do sul lo­ro pro­prio IO in­te­rio­re e, at­tra­ver­so un la­vo­ro in­tro­spet­ti­vo, han­no ca­pi­to che si può ama­re di un Amo­re ve­ro la fa­mi­glia, so­lo do­po aver im­pa­ra­to ad ama­re lo­ro stes­si per ciò che so­no e non per ciò che gli al­tri vor­reb­be­ro che fos­se­ro. Ogni es­se­re uma­no è un in­sie­me di be­ne e ma­le. De­ve sa­per scin­de­re l’uno dall’al­tro ed at­tua­re nei pen­sie­ri e nel­le azio­ni la pro­pria scel­ta. Non è la tua fa­mi­glia a do­ver apri­re le tue ali per far­ti vo­la­re, ma sei tu che de­vi sco­prir­ne la lar­ghez­za e la for­za e, con in­fi­ni­to co­rag­gio, an­da­re ver­so le me­te del tuo Io in­te­rio­re. Ti ren­de­rai con­to, al­lo­ra, che il tuo non an­da­re non di­pen­de mai da­gli al­tri, ma da­gli osta­co­li del ma­le che giac­cio­no den­tro di te. Non la­sciar­ti gui­da­re dal­la rab­bia, es­sa ap­par­tie­ne al ma­le! Guar­da­ti den­tro, ascol­ta­ti in si­len­zio e, quan­do fi­nal­men­te avrai ca­pi­to chi sei, con smi­su­ra­to Amo­re, apri al mas­si­mo le tue ali e vo­la.

(Pho­to : TC Me­dia – Isa­bel­le Ber­ge­ron)

Lit­to­rio Del Si­gno­re di­pin­ge nel suo stu­dio de LaSal­le la me­tro­po­li co­me la per­ce­pi­sce do­po 40 an­ni.

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