Aiu­ta­re i bam­bi­ni e le lo­ro fa­mi­glie

L’IN­TER­VI­STA

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Il dot­tor Mirko Gi­lar­di­no, 41 an­ni, è na­to a Van­cou­ver da ma­dre croa­ta e pa­dre ita­lia­no. Il pa­pà è il pro­fes­sor Ser­gio Gi­lar­di­no, d’ori­gi­ne pie­mon­te­se, che per di­ver­si an­ni ha in­se­gna­to let­te­ra­tu­ra all’Uni­ver­si­tà McGill. Do­po una pa­ren­te­si a Bo­ston, Mirko, in se­gui­to al di­vor­zio dei suoi ge­ni­to­ri, è tor­na­to con la mam­ma a Van­cou­ver do­ve ha ter­mi­na­to la scuo­la. In se­gui­to, vi­sto che il pa­dre si era tra­sfe­ri­to a Mon­treal, de­ci­se di rag­giun­ger­lo per i suoi stu­di uni­ver­si­ta­ri, iscri­ven­do­si, nel 1993 al­la fa­col­ta di Scien­ze dell’Uni­ver­si­tà McGill per poi pro­se­gui­re gli stu­di di Me­di­ci­na tra il 1997 e il 2001.

Dot­tor Gi­lar­di­no, co­sa l’ha por­ta­ta ad oc­cu­par­si del­la chi­rur­gia este­ti­ca?

«Ve­nu­to il mo­men­to di sce­glie­re una spe­cia­liz­za­zio­ne, e vo­len­do fa­re qual­co­sa di mol­to tec­ni­co e di ca­rat­te­re chi­rur­gi­co – rac­con­ta - eb­bi un ve­ro e pro­prio col­po di ful­mi­ne per la chi­rur­gia pla­sti­ca gra­zie al dot­tor Wil­liams, uno dei più gran­di spe­cia­li­sti di chi­rur­gia cra­nio-fac­cia­le e la­bio­pa­la­to­schi­si pe­dia­tri­ca dell’Ospe­da­le di Mon­treal per bam­bi­ni. Il dot­tor Wil­liams è sta­to il mio “men­tor”, co­lui che mi ha tra­smes­so la pas­sio­ne per que­sto ti­po di chi­rur­gia che a me pia­ce mol­to per­ché è una spe­cia­li­tà mol­to tec­ni­ca ma al­lo stes­so tem­po “ar­ti­sti­ca”. Ri­co­strui­re un vi­so, so­prat­tut­to quel­lo di un bam­bi­no, ri­chie­de un cer­to sen­so este­ti­co. Co­sì ho pre­so la spe­cia­liz­za­zio­ne in chi­rur­gia pla­sti­ca e un’ul­te­rio­re spe­cia­liz­za­zio­ne in quel­la cra­nio-fac­cia­le pe­dia­tri­ca all’ospe­da­le per bam­bi­ni di Fi­la­del­fia, il “top” de­gli ospe­da­li di que­sto ti­po. Al­la fi­ne de­gli stu­di mi han­no an­che of­fer­to la pos­si­bi­li­tà di ri­ma­ne­re a la­vo­ra­re con lo­ro ma pro­prio nel­lo stes­so mo­men­to il dot­tor Wil­liams mi dis­se che ave­va in­ten­zio­ne di ri­ti­rar­si e di la­scia­re il suo po­sto ad una per­so­na gio­va­ne e com­pe­ten­te ed ave­va pen­sa­to pro­prio a me. Non sa­pe­vo co­sa fa­re, se ri­ma­ne­re a Fi­la­del­fia, ed in­te­gra­re un’equi­pe di al­tis­si­mo li­vel­lo, op­pu­re rac­co­glie­re que­sta sfi­da e co­strui­re un mio pro­prio team qui a Mon­treal. Al­la fi­ne ho scel­to Mon­treal e il suo ospe­da­le per bam­bi­ni».

Per­ché le pia­ce tan­to la­vo­ra­re con i bam­bi­ni?

«Mi pia­ce mol­to l’idea di po­ter ri­co­strui­re o to­glie­re una mal­for­ma­zio­ne dal lo­ro vi­so, che ol­tre ad es­se­re una

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