GROENLAND Ap­pun­ta­men­to in ter­ra sco­no­sciu­ta

Philippe Ba­toux ed En­zo Od­do so­no par­ti­ti per esplo­ra­re lo Scor­by­sund, il fior­do più gran­de del mon­do che si af­fac­cia sulla co­sta orien­ta­le del­la Groen­lan­dia. Do­po un av­vi­ci­na­men­to in bar­ca a ve­la, con Isa­bel­le Au­tis­sier e Oli­vier come skipper, i due al­pi

Vertical (Italian) - - SOMMARIO - Te­sto e fo­to­gra­fie : Philippe Ba­toux.

La Groen­lan­da­ia è un’iso­la gran­de quat­tro vol­te la Fran­cia con una po­po­la­zio­ne di ap­pe­na 50.000 abi­tan­ti. La vi­ta sulla «Ter­raVer­de» è par­ti­co­la­re. Gli abi­tan­ti han­no mol­tis­si­mo spa­zio a di­spo­si­zio­ne: It­toq­qor­toor­miit è un vil­lag­gio di cir­ca 400 ani­me con la stes­sa su­per­fi­cie del Re­gno Uni­to.A 70° di la­ti­tu­di­ne la not­te po­la­re ini­zia a di­cem­bre e fi­ni­sce a mar­zo, men­tre da mag­gio al­la fi­ne di ago­sto il so­le non tra­mon­ta mai. Gli abi­tan­ti del vil­lag­gio so­no co­lo­ni da­ne­si sov­ven­zio­na­ti dal­la Danimarca per man­te­ne­re la pre­sen­za sul ter­ri­to­rio. Le lo­ro prin­ci­pa­li at­ti­vi­tà so­no il quad in esta­te, lo ski­doo in in­ver­no, le usci­te in

speed­boat e so­prat­tut­to la cac­cia. Han­no il per­mes­so di cac­cia­re tut­te le fo­che che vo­glio­no, il nar­va­li, i tri­che­chi, il buoi mu­schia­ti e tren­ta­cin­que orsi! La car­ne di fo­ca è uti­liz­za­ta come ci­bo per i ca­ni da slit­ta e vie­ne con­ser­va­ta nell’ac­qua sot­to il pon­ti­le del vil­lag­gio. I po­chi tu­ri­sti ar­ri­va­no con le slit­te trai­na­te dai ca­ni in pri­ma­ve­ra e in speed­boat in esta­te. Que­st’in­ver­no è ne­vi­ca­to mol­to. La ban­chi­sa è spes­sa e dif­fi­ci­le da at­tra­ver­sa­re in bar­ca, bi­so­gna ar­ram­pi­car­si in ci­ma all’al­be­ro e cer­ca­re con il bi­no­co­lo un pas­sag­gio in que­sto la­bi­rin­to di bloc­chi di ghiac­cio sa­la­to. L’ar­ri­vo da­van­ti al­le pa­re­ti del Ren­land ci la­scia sen­za fia­to. Im­ma­gi­na­te di ar­ri­va­re in bar­ca a ve­la nel­la Yo­se­mi­te Val­ley an­co­ra ri­co­per­ta dai ghiac­ciai e con l’oceano che ac­ca­rez­za la ba­se del­le pa­re­ti. Ab­bia­mo di fron­te una mol­ti­tu­di­ne di pa­re­ti ver­gi­ni, co­sì nu­me­ro­se che non po­trem­mo sa­lir­le tut­te nem­me­no se re­stas­si­mo qui tut­ta la vi­ta!

Grun­vik­ken­kir­ken

Il no­stro prin­ci­pa­le obiet­ti­vo è la Grundt­vig­skir­ken, una ma­gni­fi­ca gu­glia di 1.882 m che si in­nal­za dal Nord­ve­st Fjord se­pa­ran­do il Mil­ne­land dal Ren­land. La pa­re­te sud-est è al­ta 1200 me­tri! Nel 2010 un grup­po di al­pi­ni­sti ita­lo- sviz­ze­ri (Tho­mas Ul­ri­ch, Ro­ger Schä­li, Si­mon Gie­tl e Da­niel Kopp) è sa­li­to sul pi­lo­ne cen­tra­le, al­la de­stra del qua­le s’in­nal­za una pa­re­te ri­pi­da e com­pat­ta sulla qua­le spe­ria­mo di trac­cia­re una via. Una cor­da­ta nor­ve­ge­se ci ha già pro­va­to nel 1999, ma sen­za suc­ces­so. Do­po aver­la os­ser­va­ta a lun­go con il bi­no­co­lo, la pa­re­te sem­bra de­ci­sa­men­te li­scia e pri­va di si­ste­mi di fes­su­re col­le­ga­bi­li. Ab­bia­mo por­ta­to con noi tut­to il ma­te­ria­le per l'ar­ti­fi­cia­le -

cop­per head, sky­hook, bird­beak, ecc. - ma la no­stra etica ci im­pe­di­sce di for­za­re un pas­sag­gio con spit e per­fo­ra­to­re. At­tac­chia­mo una li­nea sulla de­stra del­la pa­re­te prin­ci­pa­le, e do­po tre lun­ghez­ze in li­be­ra ar­ri­via­mo sot­to una se­rie di sca­glie fragili se­pa­ra­te da al­cu­ni me­tri di gra­ni­to li­scio con zo­ne trop­po com­pat­te per gli sky­hook. Im­pos­si­bi­le pro­se­gui­re sen­za uti­liz­za­re nu­me­ro­si spit, co­sa che non vo­glia­mo fa­re. Non ci re­sta che cer­ca­re un’al­tra li­nea di sa­li­ta.

Pa­gi­na di de­stra: Il ri­ti­ro dei ghiac­ciai ha crea­to il « de­ser­to del Go­bi » un luo­go in­so­li­to dove le du­ne di sab­bia fi­ne con­tra­sta­no con i due ghiac­ciai che non si toc­ca­no più; sulla si­ni­stra la ma­gni­fi­ca Shark Too­th.

Qui sot­to: En­zo e Philippe sca­la­no un ice­berg che

spe­ra­no sta­bi­le, in sec­ca sull’Iso­la de­gli Orsi.

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