Bec Brittain

ESPLO­RA I CON­FI­NI DEL­LA TEC­NO­LO­GIA, SEN­ZA RI­NUN­CIA­RE ALL’AR­TI­GIA­NA­LI­TÀ. LE SUE LAM­PA­DE RI­SPON­DO­NO AL RI­GO­RE DEL­LA GEO­ME­TRIA MA POS­SO­NO TIN­GER­SI DEI CO­LO­RI DEL TRA­MON­TO.

AD (Italy) - - Dossier. -

Bec Brittain (1980) è una lighting e pro­duct designer mol­to no­ta. Dal 2011, an­no in cui apre il suo stu­dio a Brooklyn, New York, si con­cen­tra sull’il­lu­mi­na­zio­ne. Pie­tra mi­lia­re del suo per­cor­so la se­rie di lam­pa­de “SHY” in cui ap­pli­ca tu­bi led “a nudo”, come ele­men­ti strut­tu­ra­li, di­se­gnan­do geo­me­trie nel­lo spa­zio. Nel mo- del­lo Vi­se (2013) il glo­bo di ve­tro in­ve­ce si co­lo­ra del­le sfu­ma­tu­re che si per­ce­pi­sco­no in spiag­gia al tra­mon­to. A ogni glo­bo di di­ver­sa sfu­ma­tu­ra cor­ri­spon­de il no­me di un sun­set spe­cia­le. I pez­zi, spes­so su com­mis­sio­ne, so­no pro­dot­ti e as­sem­bla­ti a ma­no a New York, e ve­ri­f­ca­ti dal team in­ter­no. Fra i clien­ti, ar­chi­star e designer.

Bec Brittain. Da si­ni­stra, le lam­pa­de Axial in ot­to­ne e Vi­se in ot­to­ne e ve­tro, 2013. In­te­ra­men­te pro­dot­te a New York con tec­ni­che ar­ti­gia­na­li, le lam­pa­de so­no pro­get­ta­te dal­lo stu­dio an­che su com­mis­sio­ne, in ba­se agli spa­zi d’uso.

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