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Un ap­par­ta­men­to afac­cia­to sui tet­ti di BRE­RA, ar­re­da­to con og­get­ti d’au­to­re e pez­zi vin­ta­ge, ar­te e ricordi. Ac­co­sta­ti tra lo­ro in mo­do crea­ti­vo, li­be­ro e non con­ven­zio­na­le. Come ap­pe­na tor­na­ti da un lun­go viag­gio.

AD (Italy) - - Febbraio. - ser­vi­zio di FA­BRI­ZIA CA­RAC­CIO­LO te­sto di RUBEN MO­DI­GLIA­NI — fo­to­gra­fie di LUIS RI­DAO

Un ap­par­ta­men­to che guar­da Mi­la­no dall’al­to, al quinto pia­no di un pa­laz­zo pri­mi ’ 900. In una zo­na – ai li­mi­ti di Bre­ra – che è vi­ci­na al cen­tro pul­san­te del­la cit­tà ma che man­tie­ne at­mo­sfe­re e rit­mi più cal­mi. È il ri­fu­gio do­me­sti­co che una gio­va­ne glo­be-trot­ter crea­ti­va ( la­vo­ra come con­su­len­te per im­por­tan­ti mar­chi di mo­da) ha co­strui­to per sé e per la sua fa­mi­glia. Un mon­do che ri­fet­te le sue pas­sio­ni: i viag­gi, il colore, l’ar­te con­tem­po­ra­nea, il de­si­gn vin­ta­ge. Una ca­sa cal­da, spon­ta­nea. Do­ve l’ar­re­da­men­to è pen­sa­to per cam­bia­re nel tem­po, per espri­me­re nuo­vi mood, ac­co­glie­re nuo­vi ac­qui­sti e nuo­vi espe­ri­men­ti di sti­le. So­no mol­ti i pez­zi d’au­to­re: una ri­bal­ti­na an­ni ’30 di Jac­ques-Émi­le Ru­hl­mann, un ta­vo­li­no in re­si­na di Hel­la Jon­ge­rius e uno di For­na­set­ti, una con­so­le in bron­zo di Osan­na Vi­scon­ti di Mo­dro­ne. Ab­bi­na­ti tra lo­ro con spi­ri­to col­to e leg­ge­ro. Ci so­no i tap­pe­ti d’au­to­re di­se­gna­ti da Fe­de­ri­ca Ton­da­to, to­ri­ne­se di stan­za a New York, e le co­per­te fat­te all’un­ci­net­to, come quel­le del­la non­na. Ac­can­to a un divano antico ce n’è uno con­tem­po­ra­neo, rea­liz­za­to su di­se­gno. E ac­can­to a lo­ro tro­neg­gia, orien­ta­leg­gian­te, una pol­tro­na in mi­dol­li­no an­ni ’ 70. I pez­zi ra­ri o in edi­zio­ne li­mi­ta­ta con­vi­vo­no con ar­re­di vin­ta­ge re­cu­pe­ra­ti con oc­chio esper­to nei mer­ca­ti in Cam­bo­gia o in In­dia, ma an­che a Pa­ri­gi o a For­te dei Mar­mi. È una ca­sa vi­va e pie­na di colore: quel­lo dei tes­su­ti che ar­ri­va­no da tut­to il mon­do, ma an­che il ros­so squil­lan­te dell’af­fet­ta­tri­ce pro­fes­sio­na­le che do­mi­na in cucina. Di­f­ci­le tro­va­re una pa­re­te vuo­ta: dap­per­tut­to ci so­no di­se­gni, di­pin­ti, fo­to­gra­fe. Le li­bre­rie so­no stra­col­me di vo­lu­mi, afa­sci­nan­ti come lo spet­ta­co­lo di tet­ti e cam­pa­ni­li che si ve­de dal­le fne­stre. Una di­men­sio­ne qua­si di pae­se che la pa­dro­na di ca­sa ama ri­tro­va­re quan­do tor­na dai suoi viag­gi nel­le me­tro­po­li del mon­do.

Ac­co­sta­men­ti in libertà. Gli og­get­ti del li­ving rac­con­ta­no le pas­sio­ni del­la pa­dro­na di ca­sa: un divano antico ac­co­sta­to a uno rea­liz­za­to su pro­get­to, una pol­tro­na an­ni ’ 70 in mi­dol­li­no (tro­va­ta al mar­ché aux pu­ces), un tap­pe­to ri­ca­ma­to con­tem­po­ra­neo. E mol­ta ar­te. In aper­tu­ra,

una mi­ni qua­dre­ria e un lampadario bra­si­lia­no in con­chi­glie fan­no pre­zio­so il cor­ri­do­io che por­ta al­la ca­bi­na doc­cia, ri­ve­sti­ta in mar­mo.

Den­tro, una col­le­zio­ne eclet­ti­ca di mo­bi­li e d’ar­te. Ne­gli sca­fa­li, li­bri a cen­ti­na­ia. Fuori dal­le fne­stre, i cam­pa­ni­li di Mi­la­no.

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