EDI­TO­RIA­LE.

AD (Italy) - - Editoriale - EMA­NUE­LE FARNETI — Di­ret­to­re di « AD»

Se­con­do tra­di­zio­ne ci so­no a Ve­ne­zia TRE

LUO­GHI MA­GI­CI E NA­SCO­STI. Uno in Cal­le dell’Amor de­gli Amici, un se­con­do vi­ci­no al Ponte del­le Ma­ra­ve­gie, il ter­zo in Cal­le dei Mar­ra­ni in Ghet­to Vec­chio. Quan­do i ve­ne­zia­ni so­no stan­chi del­le autorità co­sti­tui­te van­no in questi tre luo­ghi se­gre­ti e, apren­do le por­te che stan­no nel fon­do di quel­le Cor­ti, fni­sco­no in po­sti bel­lis­si­mi e al­tre sto­rie.

OGNI GIOR­NA­LE È UN VIAG­GIO. «AD», da ol­tre 30 an­ni, por­ta in po­sti bel­lis­si­mi e al­tre sto­rie apren­do le por­te del­le case più spe­cia­li del mon­do: con­ti­nue­re­mo a far­lo come ci ha in­se­gna­to Et­to­re Moc­chet­ti, che da que­sto me­se mi pas­sa il ti­mo­ne. E poi­ché ci pia­ce pen­sa­re che il sen­so di un viag­gio sta nel tro­va­re ciò che non si cer­ca, ab­bia­mo la­vo­ra­to per da­re a «AD», sen­za cam­biar­gli l’ani­ma, un oriz­zon­te nuo­vo.

RE­STA LA PAS­SIO­NE PER AR­CHI­TET­TU­RA, DE­SI­GN, AR­RE­DA­MEN­TO. Re­sta l’ idea che il buon gu­sto ha po­co a che ve­de­re con le mode, e che il lus­so è variabile le­ga­ta a in­tel­li­gen­za e co­no­scen­za ben più che al prezzo. Non cam­bia l’ idea che leg­ge­re « AD» sia un mo­men­to in­ti­mo, di pia­ce­re e ispi­ra­zio­ne da gustare sen­za fret­ta, ma­ga­ri nel ca­lo­re del­la pro­pria ca­sa. CAM­BIA LA GRA­FI­CA,

CAM­BIA­NO RU­BRI­CHE E SE­ZIO­NI. In Di­ge­st al­lar­ghia­mo lo sguar­do ad al­tri mon­di, tan­to vi­ci­ni ai no­stri da es­se­re di­f­ci­le trac­ciar­ne i conf­ni: ar­te, fo­to­gra­fa, viag­gi, mo­da, mol­to al­tro. Port­fo­lio por­ta og­get­ti di uso quo­ti­dia­no fuori dal­la lo­ro com­fort zo­ne, all’aria aper­ta, qua e là per il mon­do (que­sto me­se sui ghiac­ciai di un’En­ga­di­na che sem­bra il Ti­bet).

Focus è una zo­na de­di­ca­ta ai pro­dot­ti, ogni nu­me­ro scel­ti con un te­ma: si co­min­cia con la tra­spa­ren­za, do­di­ci pa­gi­ne di og­get­ti bel­lis­si­mi che spac­ca­no la lu­ce o la mol­ti­pli­ca­no, to­glien­do pe­so e non so­stan­za, la­scian­do ve­de­re co­sa vie­ne ol­tre – e che sia di buon au­spi­cio. Dossier è una se­le­zio­ne: per co­min­cia­re, di ven­ti ta­len­ti un­der qua­ran­ta il cui la­vo­ro sta cam­bian­do, al­me­no un po’, il no­stro mo­do di abi­ta­re. Poi ci so­no le case, e ognu­na – ne tro­ve­re­te mol­te, mol­to di­ver­se tra lo­ro, per­ché la bellezza non ha un solo in­di­riz­zo – ognu­na si por­ta die­tro la sua sto­ria.

LE CASE SO­NO UNA CO­SA VI­VA: come in un li­bro di qual­che an­no fa di Mi­chael Cun­nin­gham in cui, nel­la gran­de not­te ame­ri­ca­na, mentre gli uo­mi­ni dor­mo­no, pa­vi­men­ti e pa­re­ti si ani­ma­no e vi­bra­no di cor­ren­te elet­tri­ca e te­po­re trat­te­nu­to e pic­co­li ru­mo­ri ed echi di vi­ta ri­fes­sa.

È vi­va la ca­sa che ci de­scri­ve Gio­van­ni Mon­ta­na­ro, CIN­QUE SE­CO­LI DI AR­TE, GUER­RE,

FE­STE, AMO­RI. È vi­va e cuo­re di una fa­mi­glia la ca­sa di An­ge­la Mis­so­ni, e Co­stan­za Riz­za­ca­sa ce ne spie­ga l’ in­trec­cio di vi­te, og­get­ti, par­ten­ze, ri­tor­ni. So­no vi­ve, nei ricordi, le case che Ma­rio Bel­li­ni fo­to­gra­fò in un viag­gio di qua­rant’an­ni fa e che og­gi rac­con­ta a Ga­brie­le Ro­ma­gno­li. Una ha un cor­ri­do­io che si con­clu­de con una lun­ga sca­la, che fni­sce con un por­ta, che non si apre, per­ché die­tro non c’ è nien­te. For­se una me­ta­fo­ra, for­se chis­sà.

Le mon­ta­gne, di­ce­va un gran­de al­pi­ni­sta, han­no il va­lo­re de­gli uo­mi­ni che le sca­la­no, sen­za non sa­reb­be­ro al­tro che un mucchio di sas­si. LO STES­SO VA­LE PER I LUO­GHI, E LE CASE,

E LE COSE. Se pos­sia­mo far­ci un au­gu­rio, al­la par­ten­za del no­stro viag­gio, è pro­prio que­sto: sa­per rac­con­ta­re il va­lo­re di chi le no­stre case, le no­stre cose, le pensa, le co­strui­sce, le vi­ve; die­tro ogni por­ta c’ è una sto­ria da rac­con­ta­re, una stan­za do­ve la real­tà su­pe­ra l’ im­ma­gi­na­zio­ne.

Come quan­do apri un gior­na­le e la­sci par­ti­re la fan­ta­sia.

Come quan­do sco­pri un pas­sag­gio se­gre­to in fon­do a un cortile. Come quan­do apri una por­ta in ci­ma a una sca­la. Come quan­do tor­ni a ca­sa, la se­ra, da un lun­go viag­gio. Wel­co­me Home.

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