IL CHIL­TERN È UN’EX CA­SER­MA DEI POMPIERI CHE AN­DRÉ BA­LAZS HA TRA­SFOR­MA­TO IN UN GIO­IEL­LO DI DÉ­COR.

AD (Italy) - - Storie. Il Reportage -

vo­glio­no en­tra­re, do­ve un tem­po i pompieri te­ne­va­no sca­le e ca­val­li, è il Lad­der Shed. Uf­cial­men­te ci pos­so­no met­te­re pie­de solo gli ospiti dell’ho­tel o i lo­ro amici. Uf­cial­men­te. Die­tro al­le ten­de, una bras­se­rie fran­ce­se: è qui che Pop­py De­le­ving­ne ha ri-fe­steg­gia­to le noz­ze, Lar­ry Ga­go­sian e Jay Jo­pling han­no pre­so un drink do­po il sum­mer par­ty del­la Ser­pen­ti­ne e Bill Clin­ton ha bat­tu­to il tem­po in­sie­me a Bil­lie Holiday. Il Lad­der Shed è dav­ve­ro bel­lo. È l’an­ti-Met bar, nien­te an­go­li bui o zo­ne d’om­bra, del re­sto es­se­re ri­co­no­sciu­ti fa par­te del gio­co. Mol­te del­le lu­ci del Chil­tern so­no ope­ra dei maghi lon­di­ne­si dell’il­lu­mi­na­zio­ne, Iso­me­trix. Le al­tre ar­ri­va­no dai mer­ca­ti del­le pul­ci, pez­zi an­ni ’ 50 del­la Flo­ri­da.

«Il Lad­der Shed è sta­to di­f­ci­le da ar­re­da­re», dice Oli­vier Mar­ty del­lo Stu­dio KO. «Era un ma­gaz­zi­no, con soft­ti al­tis­si­mi». E co­sì, ecco che tre al­be­ri ri­du­co­no le pro­por­zio­ni: una pal­ma e due fchi. Per Nao­mi Cam­p­bell il Chil­tern è «come l’esten­sio­ne del mio salotto. Quan­do va­do in gi­ro nes­su­no mi fer­ma per dir­mi, od­dio, sei co­sì e co­sì... E in­con­tro per­so­ne che a Lon­dra non ve­de­vo da an­ni». Ma­ri­na Abramovich è d’ac­cor­do: «La gente vie­ne qui per­ché sa di po­ter­si ri­las­sa­re ed è pro­tet­ta dai me­dia».

Con i suoi ma­te­ras­si dop­pi, cu­sci­ni à la car­te e len­zuo­la Made in Italy, l’ho­tel è an­che, sor­pren­den­te­men­te, un ot­ti­mo po­sto per dormire. Ma la co­sa più bel­la è il mes­sag­gio sul te­le­fo­no ré­tro: di­gi­ta­te 0 per qua­lun­que co­sa.

Al ri­sve­glio è come se al Chil­tern non fos­se suc­ces­so nien­te. Le pa­re­ti cre­ma (15 ten­ta­ti­vi pri­ma del­la giu­sta sfu­ma­tu­ra) so­no tran­quil­liz­zan­ti. Nel ri­sto­ran­te ci so­no cafè, uo­va e gior­na­li. An­che la por­cel­la­na è più easy, a mo­ti­vi fo­rea­li del­la bri­tan­ni­cis­si­ma Bur­lei­gh, quel­la che use­reb­be la non­na per il tè.

Come in ogni ca­sa che si ri­spet­ti, non so­no man­ca­ti un po’ di pro­ble­mi con i vi­ci­ni. Che si so­no la­men­ta­ti con la

stam­pa per il caos e l’in­ces­san­te via vai di ru­mo­ro­se ce­lebs. Co­sì, per non per­de­re la li­cen­za, so­no sta­te at­ti­va­te una hot li­ne de­di­ca­ta e una linea pre­fe­ren­zia­le per le pre­no­ta­zio­ni, la stes­sa che usa­no gli amici di An­dré. Due vol­te al me­se la riu­nio­ne del­la co­mu­ni­tà si tie­ne in una sa­la da pran­zo dell’ho­tel. L’area smoking è in­so­no­riz­za­ta e do­po le 23 bi­so­gna la­scia­re l’en­tra­ta su Broad­sto­ne Pla­ce. Il pub all’an­go­lo ver­rà por­ta­to a nuo­va vi­ta. I ne­go­ziet­ti di quar­tie­re ( bar­bie­re, edi­co­la) ver­ran­no pre­ser­va­ti. Ma il ve­ro be­neft, per i pro­prie­ta­ri im­mo­bi­lia­ri di Ma­ry­le­bo­ne, è l’au­men­to del 10% del va­lo­re del­le case.

Tocco ma­gi­co. An­dré Ba­lazs e, a de­stra, il Lad­der Shed. Sot­to, da si­ni­stra a de­stra: Ma­rio Te­sti­no fe­steg­gia il suo com­plean­no al Chil­tern Fi­re­hou­se con Nao­mi Cam­p­bell e Ka­te Moss, Lara Sto­ne, Ro­sie Hun­ting­to­nW­hi­te­ley, Ca­ra De­le­ving­ne e Jack Guin­ness.

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