VA­DE­ME­CUM

Gial­lo fluo, bianco, so­prat­tut­to ro­sa. Ne­gli abi­ti ma an­che ne­gli og­get­ti di uso quo­ti­dia­no il de­si­gn, so­stie­ne KA­RIM RA­SHID, ha una re­spon­sa­bi­li­tà: pla­sma­re il fu­tu­ro. Ecco i suoi con­si­gli di viag­gio per i let­to­ri di «AD».

AD (Italy) - - Sommario - di ELE­NA DALLORSO

— Il mio mon­do in tech­ni­co­lor: gli in­di­riz­zi del cuo­re del designer KA­RIM RA­SHID.

Con ol­tre 3.000 progetti in pro­du­zio­ne, e 300 ri­co­no­sci­men­ti in­ter­na­zio­na­li, ci si può chie­de­re per­ché Ka­rim Ra­shid ab­bia vo­lu­to fir­ma­re il fla­co­ne e il pac­ka­ging del nuo­vo profumo di Ken­zo, l’Eau de Toi­let­te Jeu d’Amour (ve­di

Back­sta­ge a p.161): «Mi in­te­res­sa­no i progetti emo­zio­na­li e un profumo è esat­ta­men­te que­sto. So­no con­vin­to che ogni ti­po di bu­si­ness deb­ba ave­re a che fa­re con la bellezza. Il de­si­gn pri­ma di tut­to. Del re­sto è il de­si­gn a pla­sma­re cul­tu­ral­men­te il no­stro mon­do». Il pri­mo ag­get­ti­vo che vie­ne in men­te per de­fi­ni­re Ka­rim Ra­shid è pro­li­fi­co. Poi lo in­con­tri e ne ag­giun­gi al­me­no al­tri due, vul­ca­ni­co e colorato. Come i suoi abi­ti.

Bianco, gial­lo fluo e ro­sa. Do­ve li com­pra? «Non fac­cio shopping in un ne­go­zio da an­ni. Per i miei ac­qui­sti ho solo due in­di­riz­zi: Yoox e Asos. Clic­co, scel­go la ta­glia, il colore e via». È in viag­gio per più di due ter­zi dell’an­no. L’aeroporto più bel­lo del mon­do? «Non ho dub­bi: quel­lo di Shen­z­hen, con il ter­mi­nal 3 di­se­gna­to da Fuk­sas come una man­ta. È un’ar­chi­tet­tu­ra flui­da che sem­bra sen­za co­lon­ne e in­ter­ru­zio­ni. Var­reb­be la pe­na fa­re sca­lo lì an­che solo per ve­der­lo».

E il suo ho­tel pre­fe­ri­to? «Mi pia­ce l’Ho­tel Unique di San Pao­lo, in Bra­si­le, per­ché ogni stan­za ha un’enor­me finestra cir­co­la­re di due me­tri. Ma de­vo con­fes­sa­re che amo le mie crea­tu­re, come il Se­mi­ra­mis di Ate­ne o il nhow Berlin, per l’ener­gia del colore e del­la de­co­ra­zio­ne. Li ho pen­sa­ti come po­sti do­ve si può real­men­te vi­ve­re».

E quan­do è a ca­sa do­ve va a cena? «Da cin­que an­ni ho cam­bia­to del tut­to le mie abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri. Per que­sto va­do in cer­ca di ci­bo bio, e il mio in­di­riz­zo, quan­do so­no a New York, è l’ABC Kitchen: ai for­nel­li lo chef Jean-Geor­ges Von­ge­ri­ch­ten (una stella Mi­che­lin, ndr) e pro­dot­ti lo­cal e or­ga­nic».

Un mu­seo do­ve le pia­ce per­der­si? «Di so­li­to non amo i musei, per­ché gli an­ti­chi ci­me­li ci ten­go­no le­ga­ti al pas­sa­to e ci im­pe­di­sco­no di vi­ve­re pie­na­men­te il pre­sen­te. Ma la Kun­sthal­le Wien ha una magnifica col­le­zio­ne di ar­te mo­der­na e con­tem­po­ra­nea. E mi in­tri­ga il mix di ar­chi­tet­tu­re ap­pa­ren­te­men­te di­scor­dan­ti: la scu­de­ria ba­roc­ca, l’ala mo­der­na e il cu­bo di ve­tro di Adolf Kri­scha­ni­tz».

Eclettico. Ka­rim Ra­shid, na­to al Cai­ro e cre­sciu­to in Canada, è un designer a 360°. Fra gli ul­ti­mi progetti, an­che una sua linea di abi­ti e una col­le­zio­ne di smal­ti.

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