LE IDEE SO­NO VI­RUS

OKI SATO, LEA­DER DEL­LO STU­DIO NEN­DO, E IL SUO MI­NI­MA­LI­SMO, FAT­TO DI SEM­PLI­CI­TÀ E POE­SIA.

AD (Italy) - - Focus - U.G.

Il bianco è uno dei co­lo­ri che usa più spes­so. Come mai?

«Mi pia­ce che il mio de­si­gn sia sem­pli­ce. Ma non vo­glio ren­der­lo freddo. De­ve ave­re sem­pre un piz­zi­co di hu­mour e afa­bi­li­tà. Cre­do che il bianco espri­ma sem­pli­ci­tà, pu­rez­za e at­ten­zio­ne ai pic­co­li det­ta­gli».

Qual è la pri­ma ca­rat­te­ri­sti­ca che de­ve ave­re un suo pro­get­to?

«Tut­to sta nel­la sto­ria che si può tro­va­re die­tro all’og­get­to. Che si trat­ti di un’ar­chi­tet­tu­ra,

una se­dia o una valigia».

Il suo la­vo­ro è per­mea­to da pu­rez­za, as­sen­za di de­co­ro, sem­pli­ci­tà ra­di­ca­le. Da do­ve nasce que­sta in­cli­na­zio­ne?

«Mi pia­ce pen­sa­re a idee mi­nu­sco­le che di­ven­ta­no vi­rus e in­fuen­za­no le emo­zio­ni del­le per­so­ne. So­no le piccole cose a ren­de­re la vi­ta del­le per­so­ne ric­ca e con­for­te­vo­le. Tut­to sta

nel far­le sor­ri­de­re».

I suoi progetti per il fu­tu­ro?

«Ci stia­mo spo­stan­do ver­so l’ar­chi­tet­tu­ra. La mia for­ma­zio­ne è di ar­chi­tet­to; è sta­to il Sa­lo­ne del Mobile del 2002 a ispi­rar­mi a la­vo­ra­re su

pro­dot­ti più pic­co­li».

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