Un an­ti­co pa­laz­zo ri­vi­si­ta­to in chia­ve pop per il lan­cio del nuo­vo se­gna­tem­po di CAR­TIER.

Per pre­sen­ta­re il suo ul­ti­mo se­gna­tem­po da uo­mo, CAR­TIER ha scel­to Fi­ren­ze. E lo ha fat­to in un pa­laz­zo sto­ri­co ar­re­da­to in mo­do mol­to con­tem­po­ra­neo. Con gu­sto ec­cen­tri­co e un piz­zi­co d’iro­nia.

AD (Italy) - - Sommario - di RU­BEN MO­DI­GLIA­NI

Pren­di un pa­laz­zo di fi­ne Quat­tro­cen­to. Met­ti­ci den­tro dei mo­bi­li an­ni ’50, un flip­per, un pia­no­for­te a co­da nel cor­ti­le, ospiti ve­nu­ti da tut­to il mon­do, gio­va­ni mu­si­ci­sti, cuo­chi stel­la­ti: e il ri­sul­ta­to for­se sa­rà co­me quel­lo del­la stre­pi­to­sa mostra-even­to or­ga­niz­za­ta da Car­tier a Fi­ren­ze, nei gior­ni di Pit­ti Uo­mo, per il lan­cio in­ter­na­zio­na­le di Dri­ve de Car­tier, il suo più re­cen­te oro­lo­gio da uo­mo. Tre gior­ni fuo­ri dall’or­di­na­rio du­ran­te i qua­li una di­mo­ra pri­va­ta, pa­laz­zo Gon­di, ha ospi­ta­to un pran­zo, due ce­ne, even­ti mu­si­ca­li, cock­tail, vi­si­te gui­da­te. Con un al­le­sti­men­to me­mo­ra­bi­le. «Ab­bia­mo vo­lu­to crea­re de­gli spa­zi che des­se­ro l’idea di un dandy, cir­con­da­to dai suoi og­get­ti d’af­fe­zio­ne: ave­re bel­le co­se crea sen­so di autostima», ci spie­ga Tri­stan Auer, l’in­te­rior de­si­gner fran­ce­se che ha cu­ra­to il pro­get­to. «Ab­bia­mo vo­lu­to gio­ca­re con epo­che di­ver­se per­ché op­po­si­zio­ni e con­tra­sti so­no quel­lo che ren­de la vi­ta (e i luo­ghi) in­te­res­san­te». Il cuo­re dell’al­le­sti­men­to era in tre am­bien­ti: la bi­blio­te­ca, la stan­za de­gli abi­ti e quel­la dei qua­dri. Per rac­con­ta­re i gu­sti e le pas­sio­ni di “mon­sieur Dri­ve”, Car­tier ha por­ta­to da Gi­ne­vra pez­zi ec­ce­zio­na­li dal suo ar­chi­vio: ge­mel­li, spaz­zo­le da scar­pe (in oro), por­ta­pen­ne, pre­zio­si og­get­ti in pelletteria. Tut­to con­di­to da una no­ta leg­ge­ra di iro­nia e di gio­co­si­tà: tut­ti gli am­bien­ti era­no sce­no­gra­fa­ti con di­se­gni dell’ar­ti­sta mul­ti­me­dia Kon­stan­tin Ka­ka­nias, per le sa­le gi­ra­va­no com­pi­ti groom, ca­me­rie­ri, in pan­ta­lo­ni ros­so ci­lie­gia e scar­pe da tennis. Per­ché la vi­ta è più buo­na se la si as­sa­po­ra sor­ri­den­do.

Mix crea­ti­vo.

qui so­pra: un groom nel­la stan­za de­gli abi­ti, evo­ca­ta dai di­se­gni di Kon­stan­tin Ka­ka­nias e dal guar­da­ro­ba, se­le­zio­na­to da Ser­gio Co­lan­tuo­ni. in al­to: det­ta­glio dell’al­le­sti­men­to del log­gia­to in­ter­no. in bas­so: la stan­za “dei qua­dri” e la bi­blio­te­ca ri­crea­te da Tri­stan Auer nel­le sa­le di pa­laz­zo Gon­di. Nel­le te­che, esem­pla­ri del nuo­vo oro­lo­gio Dri­ve e pre­zio­si pez­zi d’ar­chi­vio Car­tier.

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