Un’eroi­na mo­der­na

La vi­ta di Nel­lie Bly, pio­nie­ra del gior­na­li­smo in­ve­sti­ga­ti­vo

Amica - - TRAME - di Bar­ba­ra Ba­ral­di Ni­co­la At­ta­dio Do­ve na­sce il ven­to. Vi­ta di Nel­lie Bly, a free Ame­ri­can girl Bom­pia­ni, pp. 176, € 15 li­bro, € 9,99 e-book

Ta­len­tuo­sa, spre­giu­di­ca­ta, co­rag­gio­sa. “Mo­re work, less talk” il suo mot­to. Inu­ti­li i ten­ta­ti­vi di re­le­gar­la al­le rubriche di giar­di­nag­gio o di eco­no­mia do­me­sti­ca. Il suo obiet­ti­vo è rom­pe­re il mu­ro di in­dif­fe­ren­za, rac­con­ta­re la ve­ri­tà, non im­por­ta quan­to sia dif­fi­ci­le da guar­da­re in fac­cia. Lei è Eli­za­be­th Co­chran, pio­nie­ra del gior­na­li­smo in­ve­sti­ga­ti­vo in un’epo­ca in cui è im­pen­sa­bi­le in­tra­pren­de­re la car­rie­ra di re­por­ter in un ambiente do­mi­na­to da fi­gu­re ma­schi­li. In­fat­ti, usa lo pseu­do­ni­mo di Nel­lie Bly - per­ché al­le don­ne non è con­sen­ti­to fir­ma­re gli ar­ti­co­li con il pro­prio no­me. Im­mer­ger­si tra le pa­gi­ne e le ri­ghe di Do­ve na­sce il ven­to si­gni­fi­ca com­pie­re un viag­gio in­die­tro nel tem­po fi­no all’Ame­ri­ca di fi­ne Ot­to­cen­to, alla sco­per­ta dell’in­cre­di­bi­le vi­ta di Nel­lie, la vo­ce del­le “ra­gaz­ze sen­za”, del­le don­ne del­le clas­si me­no ab­bien­ti. Dal cuo­re ru­ra­le del­la Penn­syl­va­nia ai sob­bor­ghi di ac­cia­io, fumo e pe­tro­lio di Pitt­sbur­gh, fi­no al­le lu­ci di una New York in pie­na espan­sio­ne, Ni­co­la At­ta­dio ci con­du­ce con ma­no fer­ma al fian­co del­la gior­na­li­sta at­tra­ver­so uno spac­ca­to dell’Ame­ri­ca del passato. Un’epo­ca in cui una don­na po­te­va es­se­re rin­chiu­sa in ma­ni­co­mio solo per­ché stra­nie­ra, troppo po­ve­ra o ri­pu­dia­ta dal ma­ri­to. Pro­prio il fa­mi­ge­ra­to ospe­da­le psi­chia­tri­co fem­mi­ni­le di Blac­k­well’s Island è protagonista di una del­le sue in­chie­ste un­der­co­ver più fa­mo­se, pub­bli­ca­ta sul­le pa­gi­ne del gior­na­le di Jo­se­ph Pu­li­tzer e che pre­sto sa­rà por­ta­ta sul gran­de scher­mo da Ch­ri­sti­na Ric­ci. Nel­lie si fin­ge paz­za, tra­scor­ren­do in quell’in­fer­no die­ci gior­ni. Die­ci gior­ni in cui su­bi­sce ogni ge­ne­re di so­pru­si, die­ci gior­ni in cui as­si­ste al­le con­di­zio­ni di­su­ma­ne a cui so­no co­stret­te le de­gen­ti. E do­cu­men­ta tut­to. Ma è solo l’ini­zio. Poi, si oc­cu­pe­rà di ra­gaz­ze ma­dri, ca­se di ac­co­glien­za, com­mer­cio di bam­bi­ni, car­ce­ri, cor­ru­zio­ne. Nel 1889 sfi­da il per­so­nag­gio let­te­ra­rio di Phi­leas Fogg, con­vin­ta di po­ter com­pie­re il gi­ro del mon­do in me­no di 80 gior­ni. Da so­la. Im­pre­sa im­pos­si­bi­le a det­ta di tutti, con­si­de­ran­do che le don­ne era­no co­stret­te a viag­gia­re con un’enor­me mo­le di ba­ga­gli. Per l’oc­ca­sio­ne si fa con­fe­zio­na­re un solo abi­to, da in­dos­sa­re co­stan­te­men­te per tre me­si in di­ver­se con­di­zio­ni cli­ma­ti­che. Un abi­to che di­ven­te­rà sim­bo­lo del­le “free wo­men” di tut­to il mon­do. E vin­ce­rà la sfi­da, in 72 gior­ni. In­fi­ne, pio­nie­ra tra le cor­ri­spon­den­ti di guer­ra, rac­con­ta l’or­ro­re del pri­mo con­flit­to mon­dia­le dal­la par­te dei più de­bo­li, del­le ve­do­ve, dei bam­bi­ni. Nel­lie Bly è un’eroi­na mo­der­na. Un’eroi­na che, cre­de­te­mi, non ve­dre­te l’ora di co­no­sce­re.

“Sei cu­rio­sa di ve­de­re fi­no a che pun­to può ar­ri­va­re l’in­gan­no. Ti de­vo­no pren­de­re per paz­za, fa par­te del pia­no. Ma in fon­do ci sei abi­tua­ta”

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