Pon­zio Pi­la­to, prefetto di Giu­dea

Archeo Monografie - - I Protagonisti -

Nel 26 d. C. l’imperatore Ti­be­rio no­mi­na un nuo­vo prefetto del­la Giu­dea: è Pon­tius Pi­la­tus, di fa­mi­glia al­to­lo­ca­ta e ap­par­te­nen­te all’or­di­ne eque­stre, di ori­gi­ne um­bra, for­se, o abruz­ze­se. L’in­ca­ri­co non era da po­co e po­te­va es­se­re ot­te­nu­to solo da chi aves­se as­sol­to a una car­rie­ra mi­li­ta­re in una del­le le­gio­ni di stan­za lun­go il li­mes ger­ma­ni­co. All’epo­ca la pro­vin­cia del­la Giu­dea era sud­di­vi­sa in tre re­gio­ni: a sud l’Idu­mea, al cen­tro la Giu­dea ve­ra e pro­pria, al nord la Sa­ma­ria. Si trat­ta­va di un ter­ri­to­rio cir­co­scrit­to, ma ad al­tis­si­mo po­ten­zia­le di con­flit­tua­li­tà so­cia­le. Nei die­ci an­ni del suo in­ca­ri­co ( dal 26 al 36), Pi­la­to do­vet­te af­fron­ta­re dif­fi­col­tà non in­fe­rio­ri ma nean­che su­pe­rio­ri a quel­le dei suoi pre­de­ces­so­ri, e non ci sa­reb­be sta­to al­cun mo­ti­vo in par­ti­co­la­re per­ché il suo no­me do­ves­se es­se­re ri­cor­da­to. Se non gli fos­se ca­pi­ta­to il ca­so di un Ebreo del­la Ga­li­lea, il cui com­por­ta­men­to e i cui enun­cia­ti ave­va­no ir­ri­ta­to le su­pre­me autorità re­li­gio­se giu­dai­che. Sta di fat­to che il suo no­me ir­rom­pe nell’im­ma­gi­na­rio del­la na­scen­te civiltà oc­ci­den­ta­le, al pa­ri di quel­lo del­la sua il­lu­stre vit­ti­ma. Ri­ma­ne dif­fi­ci­le, pe­rò, trac­cia­re un iden­ti­kit del per­so­nag­gio, al di là del­le in­nu­me­re­vo­li leg­gen­de na­te in­tor­no a lui. Le fon­ti scrit­te che lo ci­ta­no so­no po­che e tut­te « di par­te » : i Van­ge­li Ca­no­ni­ci da un la­to, Fla­vio Giu­sep­pe, Fi­lo­ne d’Ales­san­dria e Ta­ci­to, dall’al­tro. Ep­pu­re, pro­prio leg­gen­do Fla­vio Giu­sep­pe, emer­go­no gli ele­men­ti per un giu­di­zio spe­ci­fi­co cir­ca il suo ope­ra­to: con­tra­ria­men­te al com­por­ta­men­to dei suoi quat­tro pre­de­ces­so­ri, sem­pre at­ten­ti a non of­fen­de­re co­stu­mi e tra­di­zio­ni del­la po­po­la­zio­ne lo­ca­le, Pi­la­to osten­tò aper­ta­men­te un com­por­ta­men­to an­ti­giu­dai­co. Nel 36 d. C., do­po aver or­di­na­to, con una giu­sti­fi­ca­zio­ne pre­te­stuo­sa, un mas­sa­cro a dan­no di un grup­po di re­li­gio­si sa­ma­ri­ta­ni, fu so­spe­so dall’in­ca­ri­co e tra­sfe­ri­to in Gal­lia do­ve, se­con­do la leg­gen­da, nel 39 d. C. si sui­ci­dò. In­som­ma, non ave­va ot­tem­pe­ra­to a quan­to ri­chie­sto dall’imperatore Ti­be­rio quan­do, in una mis­si­va ai suoi pre­fet­ti, ri­cor­da­va che « un buon pa­sto­re to­sa le sue pe­co­re, ma non le scor­ti­ca » .

A. M. S.

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