Fla­vio Giu­sep­pe, un cro­ni­sta d’ec­ce­zio­ne

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L’ebreo Fla­vius Io­se­phus, il cui no­me ori­gi­na­rio era Yo­sef ben Ma­ta­tiya­hu ( Giu­sep­pe fi­glio di Mat­tia) nasce a Gerusalemme nel 37 d. C. da una no­bi­le fa­mi­glia sa­cer­do­ta­le. Nel 57 d. C., do­po aver com­bat­tu­to con­tro l’oc­cu­pa­zio­ne ro­ma­na, vie­ne fat­to pri­gio­nie­ro. Gra­zia­to dall’imperatore Ve­spa­sia­no si sta­bi­li­sce – do­po la pre­sa di Gerusalemme da par­te di Ti­to del 70 d. C. – a Ro­ma, do­ve scri­ve, in gre­co, le sue ope­re, an­co­ra og­gi di fon­da­men­ta­le im­por­tan­za: la Guer­ra giu­dai­ca, le An­ti­chi­tà giu­dai­che, un’Au­to­bio­gra­fia e il Con­tra Apio­nem, pam­phlet con­tro l’an­ti­se­mi­ti­smo dell’epo­ca. Do­po aver la­scia­to la Giu­dea si spo­sa ben tre vol­te ( la pri­ma mo­glie era pe­ri­ta du­ran­te l’as­se­dio di Gerusalemme), sem­pre con don­ne ebree, da cui ha cin­que fi­gli. Muo­re in­tor­no all’an­no 100, ve­ro­si­mil­men­te pro­prio a Ro­ma. La sua fi­gu­ra vie­ne de­scrit­ta ( da­gli stu­dio­si con­tem­po­ra­nei) come quel­la di un ebreo os­ser­van­te, con­vin­to del­la com­pa­ti­bi­li­tà tra il pen­sie­ro giu­dai­co e la vi­sio­ne del mon­do gre­co- ro­ma­na, un pa­la­di­no, in­som­ma, del « giu­dai­smo el­le­ni­sti­co » . In due oc­ca­sio­ni Giu­sep­pe fa una bre­ve men­zio­ne del­la fi­gu­ra di Ge­sú. Nel­le An­ti­chi­tà giu­dai­che scri­ve: « Allo stes­so tem­po, cir­ca, vis­se Ge­sú, uo­mo sag­gio, se pu­re uno lo può chia­ma­re uo­mo; poi­ché egli com­pí ope­re sor­pren­den­ti e fu mae­stro di per­so­ne che ac­co­glie­va­no con pia­ce­re la ve­ri­tà. Egli con­qui­stò mol­ti Giu­dei e mol­ti Gre­ci. Egli era il Cri­sto. Quan­do Pi­la­to udí che dai prin­ci­pa­li no­stri uo­mi­ni era ac­cu­sa­to, lo con­dan­nò al­la cro­ce. Co­lo­ro che fin da prin­ci­pio lo ave­va­no ama­to non ces­sa­ro­no di ade­ri­re a lui (…) fi­no a og­gi non è ve­nu­ta me­no la tri­bú di co­lo­ro che da lui so­no det­ti Cristiani » ( A. G. XVIII, 63- 64). Per quan­to bre­ve e di­scus­so ( sem­bra che il te­sto sia un’ela­bo­ra­zio­ne di epo­ca cri­stia­na) il pas­sag­gio rap­pre­sen­ta la piú an­ti­ca te­sti­mo­nian­za ex­tra­bi­bli­ca sul­la fi­gu­ra di Cri­sto. In un se­con­do bra­no ( A. G. XX, 201 segg.) Giu­sep­pe ri­fe­ri­sce che Ana­no (un som­mo sa­cer­do­te) avreb­be con­dan­na­to in­giu­sta­men­te un « uo­mo di no­me Gia­co­mo, fra­tel­lo di Ge­sú, che era so­pran­no­mi­na­to Cri­sto » .

A. M. S.

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