Ma­rio Martins rea­liz­za un eser­ci­zio di ar­chi­tet­tu­ra es­sen­zia­le do­ta­to di una squi­si­ta leg­ge­rez­za.

Ma­rio Martins ha vo­lu­to che que­sta ca­sa si in­te­gras­se nel pae­sag­gio sen­za al­te­ra­re le ca­rat­te­ri­sti­che del luogo. Il ri­sul­ta­to è un’ar­chi­tet­tu­ra es­sen­zia­le che sem­bra sol­le­var­si con una squi­si­ta leg­ge­rez­za.

Casa & Design - - SOMMARIO - STY­LING: MAG­DA MAR­TÍ­NEZ FOTO: EU­GE­NI PONS TE­STO: ANA BASUALDO

Èun edi­fi­cio flut­tuan­te. Da lon­ta­no, in ci­ma al­la col­li­na, si ha l’im­pres­sio­ne che dav­ve­ro gal­leg­gi sul pae­sag­gio, con la leg­ge­rez­za di un uc­cel­lo o l’as­sen­za di gra­vi­tà di una na­vi­cel­la spa­zia­le. La ca­sa por­ta il no­me di Vil­la Escar­pa e si tro­va vi­ci­no al vil­lag­gio di Pra­ia da Luz in Al­gar­ve, Por­to­gal­lo me­ri­dio­na­le. Sor­ge in un luogo che po­treb­be es­se­re de­scrit­to come su­bli­me (se il let­to­re ac­cet­ta un ag­get­ti­vo tan­to abu­sa­to), af­fac­cia­to sul­la co­sta. Il suo crea­to­re, l’ar­chi­tet­to Ma­rio Martins, ha scel­to di col­lo­ca­re la strut­tu­ra in una po­si­zio­ne ar­di­ta: un pen­dio mol­to ri­pi­do. Ha vo­lu­to con­fron­tar­si, ci rac­con­ta, con quel­li che po­te­va­no es­se­re li­mi­ti e dif­fi­col­tà, tra­sfor­man­do­li nel­la ma­tri­ce con­cet­tua­le del pro­get­to. Con un lin­guag­gio ar­chi­tet­to­ni­co es­sen­zia­le, so­no sta­ti pre­vi­sti cor­ti­li e terrazze co­per­te per go­de­re il più pos­si­bi­le del­la vi­ta all’aria aper­ta. Un vo­lu­me bianco e qua­si com­ple­ta­men­te tra­spa­ren­te si ap­pog­gia lie­ve su uno zoc­co­lo di ce­men­to a vi­sta, ed è per que­sto che la ca­sa sem­bra gal­leg­gia­re sul pae­sag­gio. Il con­tat­to dell’edi­fi­cio con l’am­bien­te è ri­dot­to al mi­ni­mo, ri­sol­ven­do il dif­fi­ci­le equi­li­brio con il sup­por­to fi­si­co. “La no­stra in­ten­zio­ne, spie­ga Martins, è quel­la di pre­ser­va­re l’am­bien­te, pri­ma di tut­to”. Da lon­ta­no la ca­sa sem­bra gal­leg­gia­re nel verde e da vi­ci­no fon­der­si con un’am­pia su­per­fi­cie li­qui­da che di­vi­de lo spa­zio del­la cucina dall’am­pio sa­lo­ne, spa­zi che si pro­lun­ga­no in terrazze pro­tet­te dal vento, aper­te al so­le e al­la va­sti­tà dei pa­no­ra­mi. Que­sta zo­na con­vi­via­le, lu­mi­no­sa e flui­da, è col­le­ga­ta con le quat­tro ca­me­re da let­to al­le qua­li si ac­ce­de da un cor­ri­do­io che scor­re pa­ral­le­lo al cortile cen­tra­le. Que­sto spa­zio sug­ge­sti­vo, rac­col­to e de­si­de­ra­bi­le, sem­bra es­se­re mi­ste­rio­sa­men­te inon­da­to di lu­ce na­tu­ra­le. Nel­la sui­te prin­ci­pa­le ci col­pi­sco­no par­ti­co­lar­men­te due immagini di sin­go­la­re bellezza: qua­dri all’in­ter­no di qua­dri, che si ro­ve­scia­no l’uno nell’al­tro, apren­do­si sul ma­re. L’in­te­la­ia­tu­ra me­tal­li­ca del­la finestra in­cor­ni­cia il cortile lun­go e rial­za­to (con un’uni­ca se­dia dal­la linea scul­to­rea), e que­sto, a sua vol­ta, in­cor­ni­cia il pae­sag­gio del­la co­sta e del ma­re. Nel ba­gno at­ti­guo al­cu­ni sca­li­ni con­du­co­no al­la va­sca, si­tua­ta di fron­te al­la finestra che guar­da su un pae­sag­gio roc­cio­so e, da lon­ta­no, sul vil­lag­gio di Pra­ia da Luz. Lo spec­chio la­te­ra­le mol­ti­pli­ca la vi­sta sull’ester­no e su­gli ar­chi ben de­li­nea­ti. Ne­gli spa­zi ester­ni del­la ca­sa ab­bon­da­no le su­per­fi­ci tra­spa­ren­ti, che ri­flet­to­no l’azzurro del cie­lo e del ma­re. Su­per­fi­ci di ve­tro e d’acqua, che si pro­lun­ga­no e si in­fran­go­no nel­la bianca so­li­di­tà del­le fa­sce oriz­zon­ta­li di ce­men­to. Si in­ter­se­ca­no co­sì due lin­guag­gi, due so­li­tu­di­ni: il lin­guag­gio dell’ar­chi­tet­tu­ra e quel­lo del­la na­tu­ra, la so­li­tu­di­ne dell’edi­fi­cio e quel­la del ma­re. Il pro­get­to è il pun­to d’unio­ne; la vi­ta quo­ti­dia­na nel­la ca­sa è il su­pe­ra­men­to del­le due so­li­tu­di­ni. n

Le fi­ne­stre ag­get­tan­ti, con te­la­io in me­tal­lo, en­fa­tiz­za­no all’ester­no la sen­sa­zio­ne di leg­ge­rez­za dell’in­sie­me del­la strut­tu­ra, mentre all’in­ter­no dan­no pro­fon­di­tà al­le ca­me­re da let­to e in­cor­ni­cia­no la vi­sta sul ma­re.

Focus sul pae­sag­gio.

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