UN PAT­TO CON­TRO IL TRASFORMISMO

Corriere del Mezzogiorno (Puglia) - - Da Prima Pagina - di Ales­sio Vio­la

Sem­bra già di­men­ti­ca­ta l’in­vet­ti­va del sindaco An­to­nio De­ca­ro sul­le cam­bia­li po­li­ti­che da fir­ma­re, o da met­te­re all’incasso, nel vor­ti­ce del cli­ma pre­e­let­to­ra­le a Ba­ri e al­la Re­gio­ne Pu­glia. For­se già me­ta­bo­liz­za­ta da un si­ste­ma che in­ve­ce ap­pa­re de­ci­so a mar­cia­re su que­sta stra­da, cul­lan­do­si nel so­gno rea­liz­za­to di «ideo­lo­gie scom­par­se», di «de­stra e si­ni­stra che non esi­sto­no più». Pu­re, si è trat­ta­to di un ve­ro e pro­prio gri­do di dolore da par­te del sindaco, che sem­bra­va par­la­re non so­lo al di­rim­pet­ta­io del­la Re­gio­ne ma an­che a se stes­so e al pro­prio cam­po, vi­ste le al­le­gre ma­no­vre di cam­bi di ca­sac­ca, ap­pa­ri­zio­ne e spa­ri­zio­ne di si­gle che di­co­no co­se vec­chie con il ve­sti­to nuo­vo. Un gri­do che va spo­sta­to for­se, e qui sta la dram­ma­ti­ci­tà di quell’appello, dal pia­no po­li­ti­co a quel­lo real­men­te eco­no­mi­co che è pro­prio di una ope­ra­zio­ne di cam­bia­li.

In tan­ti, per esem­pio, han­no in­ter­pre­ta­to la sta­gio­ne in­fi­ni­ta del­le nomine al­la Re­gio­ne co­me un te­ner fe­de al­le pro­mes­se fat­te ai gran­di elet­to­ri, mil­le com­mis­sio­ni, en­ti, pre­si­den­ze, con­su­len­ze su ogni pos­si­bi­le aspet­to del­la po­li­ti­ca re­gio­na­le, il mol­ti­pli­car­si in ma­nie­ra espo­nen­zia­le di strut­tu­re tut­te con un pre­si­den­te, un con­si­glio, con­su­len­ti, bud­get. Tut­to le­ga­le, per ca­ri­tà. Ma teo­ri­ca­men­te esi­ste­reb­be una giun­ta per que­sti la­vo­ri. Sap­pia­mo, so­no co­se che fan­no par­te del gio­co: lo spoil sy­stem che tan­to scan­da­liz­za chi non ne fa par­te, fi­no al pros­si­mo gi­ro in cui ne sa­rà in­ve­ce pro­ta­go­ni­sta.

L’al­lar­me del sindaco è tan­to più da non sot­to­va­lu­ta­re per­ché vie­ne dall’in­ter­no del si­ste­ma, da chi ha un oc­chio sul rea­le e sa di do­ver ren­de­re con­to di tut­to que­sto agli elet­to­ri. Oc­cor­re for­se uno sfor­zo ul­te­rio­re. La ver­go­gno­sa cam­pa­gna di cam­bi di ca­sac­che, per esem­pio. Pren­da il co­rag­gio a due ma­ni, il sindaco, e an­nun­ci che non ac­cet­te­rà tran­sfu­ghi tra le pro­prie fi­la. E so­prat­tut­to pro­pon­ga che al­tret­tan­to ac­ca­da al­la Re­gio­ne. Non sap­pia­mo se par­li di cam­bia­li già in­cas­sa­te o post­da­ta­te. Co­no­scia­mo in­ve­ce la col­lo­ca­zio­ne di ex avversari di ogni na­tu­ra nel cam­po dell’at­tua­le area che so­stie­ne il go­ver­na­to­re. Una “con­ven­zio­ne an­ti cam­bia­li” sa­reb­be per­fet­ta da pro­por­re, ben ol­tre inu­ti­li co­di­ci eti­ci che sem­bra­no fat­ti per es­se­re vio­la­ti. Poi ma­ga­ri si fi­ni­sce per sci­vo­la­re su una pla­fo­nie­ra e amen. Non si pos­so­no ac­cu­mu­la­re ca­stel­let­ti di cam­bia­li per il so­lo sco­po di vin­ce­re. La do­man­da è vin­ce­re per fa­re co­sa? Per pas­sa­re poi una le­gi­sla­tu­ra ad ono­ra­re i de­bi­ti? For­se non ne vale la pe­na.

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