In­cu­bo la­vo­ro ne­ro «Sen­za vou­cher vuoto pe­ri­co­lo­so»

Oli­vi chia­ma i sindacati. Agri­col­to­ri in gi­noc­chio

Corriere del Trentino - - Da Prima Pagina - Ro­ma­gno­li, Vol­to­li­ni

«Riem­pi­re la zo­na gri­gia de­ri­va­ta dall’aver tol­to lo stru­men­to con una ri­for­ma» per evi­ta­re il la­vo­ro ne­ro e «che la sta­gio­na­li­tà diventi re­go­la».

L’as­ses­so­re pro­vin­cia­le al­lo Svi­lup­po eco­no­mi­co Ales­san­dro Oli­vi trac­cia la sua po­si­zio­ne sul­la que­stio­ne dei vou­cher. «Dall’abo­li­zio­ne — sot­to­li­nea Oli­vi — na­sca una spin­ta ri­for­ma­tri­ce».

E l’abo­li­zio­ne dei vou­cher pre­oc­cu­pa gli al­ber­ga­to­ri. «Per il no­stro set­to­re è un dram­ma» avverte il vi­ce­pre­si­den­te dell’Asat Gian­ni Bat­ta­io­la, che chie­de al go­ver­no «gli stru­men­ti adat­ti per ope­ra­re». Stes­sa li­nea per Lu­ca Ri­got­ti, vi­ti­col­to­re, che avverte: «Sa­reb­be im­por­tan­te ri­pri­sti­na­re i vou­cher».

TREN­TO Dal «si­gni­fi­ca­to po­li­ti­co as­sun­to dal di­bat­ti­to sui vou­cher» al­la lo­ro abo­li­zio­ne e al­le ne­ces­si­tà im­me­dia­te: «Riem­pi­re la zo­na gri­gia de­ri­va­ta dall’aver tol­to lo stru­men­to con una ri­for­ma» per evi­ta­re il la­vo­ro ne­ro e «che la sta­gio­na­li­tà diventi re­go­la». È, in sin­te­si, il pen­sie­ro dell’as­ses­so­re pro­vin­cia­le al­lo Svi­lup­po eco­no­mi­co e al la­vo­ro Ales­san­dro Oli­vi.

As­ses­so­re Oli­vi, i vou­cher so­no sta­ti abo­li­ti. Par­lia­mo di uno stru­men­to che in Tren­ti­no, nel 2016, è sta­to usa­to 2 mi­lio­ni e 186.334 vol­te. Co­sa ne pen­sa?

«Cre­do an­zi­tut­to che il confronto che c’è sta­to sui vou­cher si sia ca­ri­ca­to di un di più di po­li­ti­ca, di un ap­proc­cio qua­si ideo­lo­gi­co. La so­lu­zio­ne del go­ver­no è sta­ta mol­to con­di­zio­na­ta dal­la ne­ces­si­tà di to­glie­re dal cam­po un pro­ble­ma che si era ca­ri­ca­to di for­tis­si­mi si­gni­fi­ca­ti di­vi­si­vi del­le par­ti».

Lei è d’ac­cor­do?

«Ero a fa­vo­re di un progetto di re­vi­sio­ne dei vou­cher. Li avrei li­mi­ta­ti a del­le fat­ti­spe­cie re­si­dua­li: non ero per un’abo­li­zio­ne in­te­gra­le, ma per una for­te li­mi­ta­zio­ne nei tet­ti e nel­le ca­te­go­rie d’in­gres­so. Mi ri­fe­ri­sco ad esem­pio ai gio­va­ni stu­den­ti e al­le per­so­ne di­soc­cu­pa­te che so­no in­se­ri­te in per­cor­si di ri­col­lo­ca­zio­ne. Ora non di­men­ti­chia­mo uno dei mo­ti­vi per cui i vou­cher era­no sta­ti in­tro­dot­ti: il la­vo­ro ne­ro. Va af­fron­ta­to. Dei buo­ni la­vo­ro è sta­to fat­to un uso ec­ces­si­vo e di­stor­to, era giu­sto tor­na­re in­die­tro e li­mi­tar­ne l’uso al­la straor­di­na­rie­tà e al­la tran­si­to­rie­tà. In ogni ca­so non mi dol­go dell’abo­li­zio­ne, in­ten­dia­mo­ci».

In che sen­so?

«Il ri­schio era far di­ven­ta­re i vou­cher una for­ma di contratto di la­vo­ro. For­se da que­sto pun­to di vi­sta un in­ter­ven­to ra­di­ca­le è sta­to pure ne­ces­sa­rio. Si sen­ti­va­no im­pren­di­to­ri di­re: “As­su­mo con i vou­cher”».

E il Tren­ti­no? Co­sa dob­bia­mo aspet­tar­ci ades­so?

«Siamo cir­ca nel­la me­dia na­zio­na­le co­me uso. Bi­so­gna pren­der at­to che non ci so­no più i vou­cher e oc­cor­re introdurre del­le for­me che dia­no la pos­si­bi­li­tà al la­vo­ra­to­re e al da­to­re di la­vo­ro di in­con­trar­si per un da­to tem­po con uno stru­men­to ad hoc. Non dob­bia­mo com­met­te­re l’er­ro­re di pen­sa­re che il la­vo­ro sia so­lo in­de­ter­mi­na­to. Sen­nò per al­cu­ne real­tà ci sa­rà la ne­ces­si­tà di ri­cor­re­re a un la­vo­ro non tu­te­la­to dal pun­to di vi­sta del­la fi­sca­li­tà e del­la pre­vi­den­za. Ma il la­vo­ro ne­ro ri­schia di es­se­re il ma­le di que­sto Pae­se. Il go­ver­no de­ve pen­sa­re a crea­re del­le for­me che dia­no più ga­ran­zia al la­vo­ra­to­re e cor­ri­spon­da­no al­la ne­ces­si­tà di fles­si­bi­li­tà del la­vo­ro».

Co­sa può fa­re il Tren­ti­no?

«Co­me Tren­ti­no, co­me in pas­sa­to, pos­sia­mo fa­re qual­che ri­fles­sio­ne e fa­re qual­che pro­po­sta. Il pia­no pro­vin­cia­le di po­li­ti­che del la­vo­ro in­tro­du­ce il contratto di ri­col­lo­ca­zio­ne; siamo in at­te­sa di ri­for­mu­la­re una pro­po­sta più ef­fi­ca­ce ed este­sa per il red­di­to di at­ti­va­zio­ne. Fa­re­mo poi qual­che pro­po­sta sul raf­for­za­men­to del­la staf­fet­ta ge­ne­ra­zio­na­le e ab­bia­mo già raf­for­za­to gli in­cen­ti­vi all’as­sun­zio­ne dei gio­va­ni e del­le don­ne. I vou­cher non so­no la que­stio­ne che de­ve oc­cu­pa­re il di­bat­ti­to po­li­ti­co sul mon­do del la­vo­ro in Ita­lia e in Tren­ti­no. Qui non era­no il pro­ble­ma. Siamo im­pe­gna­ti per con­ti­nua­re a es­se­re una pun­ta avan­za­ta e per fa­re ri­for­me ve­re per un cam­bio del­le po­li­ti­che del la­vo­ro».

E per quan­to ri­guar­da gli stru­men­ti?

«Un isti­tu­to ge­ne­ra­le non è di no­stra com­pe­ten­za. Det­to ciò, il tu­ri­smo e l’agri­col­tu­ra in Tren­ti­no so­no set­to­ri do­ve la sta­gio­na­li­tà ri­schia di di­ven­ta­re re­go­la. Pen­so che con le par­ti so­cia­li pos­sa es­se­re in­di­vi­dua­to un patto, na­to dal­la no­stra abi­tu­di­ne di tro­va­re so­lu­zio­ni as­sie­me, per evi­ta­re, an­che chie­den­do al go­ver­no un’ac­ce­le­ra­zio­ne nel­le norme al­me­no tran­si­to­rie, che nel­la zo­na gri­gia che de­ri­va dall’aver tol­to i vou­cher si ri­ca­da sul la­vo­ro ne­ro».

Co­sa au­spi­ca, dun­que?

«Dall’abo­li­zio­ne de­ve na­sce­re una spin­ta ri­for­ma­tri­ce mo­der­na. La so­lu­zio­ne non può es­se­re la­scia­re il cam­po vuoto. Dob­bia­mo pen­sar all’in­no­va­zio­ne, al­la tutela del­la per­so­na e ad an­da­re in­con­tro al­le im­pre­se».

Ren­si) (Fo­to

Pen­sie­ro­so Ales­san­dro Oli­vi, as­ses­so­re pro­vin­cia­le al La­vo­ro e al­lo Svi­lup­po eco­no­mi­co, pen­sa al fu­tu­ro del la­vo­ro fles­si­bi­le. Lo pre­oc­cu­pa il fe­no­me­no del la­vo­ro ne­ro

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