Al­ber­ga­to­ri pre­oc­cu­pa­ti per il fu­tu­ro «Stru­men­to fles­si­bi­le, è un dram­ma»

Corriere del Trentino - - Primo Piano - Ste­fa­no Vol­to­li­ni

TREN­TO «L’abo­li­zio­ne dei vou­cher? Un dram­ma per il no­stro set­to­re, che de­ve ri­spon­de­re a una do­man­da sem­pre più fles­si­bi­le dei con­su­ma­to­ri. Il go­ver­no de­ve ga­ran­tir­ci gli stru­men­ti adat­ti per ope­ra­re. Al­tri­men­ti, dav­ve­ro si ri­schia il ri­tor­no all’im­pie­go non re­go­la­men­ta­to dei col­la­bo­ra­to­ri».

Gian­ni Bat­ta­io­la, vi­ce­pre­si­den­te dell’Asat, lan­cia l’al­lar­me sul­le con­se­guen­ze in pro­vin­cia del de­cre­to leg­ge li­cen­zia­to ve­ner­dì, con il qua­le l’ese­cu­ti­vo Gen­ti­lo­ni è in­ter­ve­nu­to sui buo­ni Inps e ha ri­pri­sti­na­to la re­spon­sa­bi­li­tà so­li­da­le ne­gli ap­pal­ti. Un mo­do per evi­ta­re il referendum pro­mos­so dal­la Cgil.

L’As­so­cia­zio­ne de­gli al­ber­ga­to­ri del Tren­ti­no la­men­ta la can­cel­la­zio­ne, dal 2018, di uno stru­men­to piut­to­sto uti­liz­za­to in re­gio­ne, in ser­vi­zi co­me tu­ri­smo, even­ti, agri­col­tu­ra, pu­li­zie e via di­cen­do: so­no sta­ti 5 mi­lio­ni 814.718 i buo­ni ac­qui­sta­ti nel 2016, 2 mi­lio­ni 186.334 in Tren­ti­no e 3 mi­lio­ni 628.384 in Al­to Adi­ge. «È un dram­ma — no­ta Bat­ta­io­la —. La fles­si­bi­li­tà nel no­stro set­to­re è una real­tà a cui dob­bia­mo far fron­te. Un fe­no­me­no in au­men­to, che se­gue i cam­bia­men­ti so­cia­li». Nell’era di in­ter­net e dell’informazione in tem­po rea­le, ri­cor­da il vi­ce­pre­si­den­te di Asat, i clien­ti op­ta­no per pre­no­ta­zio­ni gior­no per gior­no, se non ora per ora. Al­ber­ghi e ri­sto­ran­ti de­vo­no ade­guar­si: «Oc­cor­re — pro­se­gue — as­su­me­re col­la­bo­ra­to­ri ag­giun­ti­vi in ma­nie­ra ve­lo­ce, sem­pli­ce e re­go­la­re, per es­se­re pre­pa­ra­ti a ser­vi­re una do­man­da mu­te­vo­le.

Una gior­na­ta di so­le, vi­sta la “me­teo­ro­pa­tia” co­stan­te, l’ini­zio e la fine del­la sta­gio­ne, op­pu­re gli even­ti sui qua­li il Tren­ti­no sta pun­tan­do: so­no al­cu­ne va­ria­bi­li che in­ci­do­no. Il no­stro mon­do è co­sì, non lo ab­bia­mo de­ci­so noi. Ma dob­bia­mo ave­re gli stru­men­ti per da­re una ri­spo­sta all’al­tez­za».

La fa­se che si apre ora è un’in­co­gni­ta per la ca­te­go­ria. «Co­me fa­re­mo sen­za? Una bel­la do­man­da — con­ti­nua —. O il go­ver­no ita­lia­no in­ter­vie­ne con una di­ver­sa nor­ma­ti­va, op­pu­re si ri­schia il ri­tor­no ai col­la­bo­ra­to­ri non re­go­la­men­ta­ri. Il “ne­ro”, in­som­ma, che è un fe­no­me­no che tut­to il set­to­re com­bat­te. Ma non si può mi­ca pen­sa­re che un ri­sto­ran­te as­su­ma un di­pen­den­te a tem­po de­ter­mi­na­to per due ore di au­men­to dell’af­fluen­za.

Le per­de­rem­mo so­lo per fir­ma­re 17 pa­gi­ne di contratto». Bat­ta­io­la di­fen­de i col­le­ghi a pro­po­si­to di even­tua­li abu­si. «Nes­sun al­ber­ga­to­re usa i vou­cher per pa­ga­re un col­la­bo­ra­to­re per un in­te­ra sta­gio­ne, per­ché non avreb­be nes­sun van­tag­gio».

(Ren­si)

L’ana­li­si Gian­ni Bat­ta­io­la

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