«Se­gna­le po­si­ti­vo, sa­ni i con­ti del­le fa­mi­glie»

L’ana­li­si dell’eco­no­mi­sta Er­ze­go­ve­si: «In­de­bi­ta­men­to le­ga­to al va­lo­re del con­trat­to»

Corriere del Trentino - - Primo Piano - M. R.

TREN­TO In sol­do­ni: i mu­tui e i pre­sti­ti fi­na­liz­za­ti all’ac­qui­sto di be­ni e servizi in­di­ca­no la ca­pa­ci­tà (e la vo­lon­tà) del­le fa­mi­glie di in­ve­sti­re nel mat­to­ne, in viag­gi o nell’ac­qui­sto di elet­tro­do­me­sti­ci e au­to (e pos­so­no fun­ge­re da «in­di­ca­to­ri del be­nes­se­re»). I pre­sti­ti fi­na­liz­za­ti so­no in­ve­ce «rab­boc­chi che una per­so­na fa al­la sua ca­pa­ci­tà di spe­sa». La spie­ga­zio­ne dei da­ti Crif (ne ri­fe­ria­mo in al­to) del pro­fes­sor Lu­ca Er­ze­go­ve­si, or­di­na­rio al Di­par­ti­men­to di Eco­no­mia dell’ate­neo tren­ti­no, è pe­rò più ar­ti­co­la­ta di que­sta sin­te­si.

Pro­fes­so­re, ci spie­ghi me­glio. Co­sa emerge dall’ana­li­si del cre­di­to di Mi­ste­rC­re­dit?

«An­zi­tut­to bi­so­gna pre­ci­sa­re che par­lia­mo di una fon­te sta­ti­sti­ca non uf­fi­cia­le. Eu­ri­sc è un si­ste­ma di in­for­ma­zio­ne cre­di­ti­zia che rac­co­glie i da­ti dal­le ban­che e dal­le so­cie­tà fi­nan­zia­rie. Ciò per­ché i da­ti sui pre­sti­ti di im­por­to li­mi­ta­to non so­no ge­sti­ti dal­la Ban­ca d’Ita­lia. Par­lia­mo in­som­ma di uno stru­men­to di mo­ni­to­rag­gio dei ri­schi. Il cam­pio­ne è co­mun­que mol­to am­pio. Det­to ciò, i da­ti met­to­no as­sie­me ope­ra­zio­ni di­ver­se: i mu­tui ca­sa, i pre­sti­ti fi­na­liz­za­ti e i pre­sti­ti per­so­na­li, for­me di in­te­gra­zio­ne al red­di­to, un set­to­re su cui c’è una for­tis­si­ma spin­ta com­mer­cia­le da par­te del­le ban­che. Ri­cor­dia­mo pe­rò che il pro­ble­ma del cre­di­to de­te­rio­ra­to in Ita­lia ri­guar­da per ol­tre l’80% il cre­di­to al­le im­pre­se. Da noi il cre­di­to al­le fa­mi­glie è più sa­no che ne­gli Sta­ti Uni­ti, do­ve si è re­gi­stra­ta la cri­si dei sub­pri­me. Qui ora le ban­che si ri­ti­ra­no dai fi­nan­zia­men­ti al­le mi­croim­pre­se e so­no più di­spo­ste a con­ce­de­re pre­sti­ti di ti­po per­so­na­le. Ci av­vi­ci­nia­mo al mo­del­lo ame­ri­ca­no. Ma la trap­po­la dei pre­sti­ti

per­so­na­li a ca­sca­ta in Ita­lia non è an­co­ra dif­fu­sa».

E in re­gio­ne? Il 43,7% del cre­di­to ri­guar­da pre­sti­ti fi­na­liz­za­ti.

«In un mo­men­to in cui il pre­sti­to per­so­na­le è una ri­sor­sa per far fron­te a ri­dot­te ca­pa­ci­tà di spe­sa e di con­su­mo o per in­te­gra­re il red­di­to (si pen­si al­la ces­sio­ne del quin­to), è un se­gna­le po­si­ti­vo. Un pe­so su­pe­rio­re del pre­sti­to fi­na­liz­za­to di­ce mol­to sui ti­pi di spe­sa che si so­sten­go­no. Cioè quel­le per far fron­te a be­ni di con­su­mo du­re­vo­li. Le per­so­ne che lo ot­ten­go­no han­no una sta­bi­li­tà di red­di­to. Quel­la del Tren­ti­no po­treb­be es­se­re vi­sta come una mag­gior

pro­pen­sio­ne ri­spet­to al­la me­dia na­zio­na­le, ma­ga­ri in­cen­ti­va­ta dal­le real­tà com­mer­cia­li, ad ac­qui­sta­re de­ter­mi­na­ti be­ni». De­te­nia­mo il re­cord del­la ra­ta men­si­le più al­ta.

«Lo col­le­go con l’in­ci­den­za dei mu­tui ipo­te­ca­ri. Con­ces­so un pre­sti­to più al­to, la ra­ta sa­rà più al­ta. Ri­strut­tu­ra­re una ca­sa, ad esem­pio, co­sta 80.000 eu­ro, com­pe­ra­re un’au­to­mo­bi­le 25.000. Nel pri­mo ca­so pre­sti­to e ra­ta sa­ran­no più al­ti. La stes­sa di­na­mi­ca va­le per l’in­de­bi­ta­men­to me­dio: di­pen­de dal­la com­po­si­zio­ne dei fi­nan­zia­men­ti».

Pro­fes­so­re Lu­ca Er­ze­go­ve­si è or­di­na­rio al Di­par­ti­men­to di Eco­no­mia e ma­na­ge­ment dell’Uni­ver­si­tà di Tren­to

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