L’ano­ma­lia ve­ne­ta del di­vor­zio fi­nia­no

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - di MASSIMILIANO MELILLI

Il bi­lan­cio del­lo tsu­na­mi che si è ab­bat­tu­to sul cen­tro-de­stra con il di­vor­zio tra Fi­ni e Ber­lu­sco­ni è in con­ti­nua evo­lu­zio­ne. Dif­fi­ci­le quan­ti­fi­ca­re i dan­ni nel­lo schie­ra­men­to.

Il bi­lan­cio del­lo tsu­na­mi che si è ab­bat­tu­to sul cen­tro­de­stra con il di­vor­zio tra Fi­ni e Ber­lu­sco­ni è in con­ti­nua evo­lu­zio­ne. Dif­fi­ci­le quan­ti­fi­ca­re i dan­ni nel­lo schie­ra­men­to per­ché dif­fi­ci­le ri­sul­ta (a og­gi) fa­re la con­ta de­fi­ni­ti­va fra chi ade­ri­rà a set­tem­bre a Fu­tu­ro e Li­ber­tà, la neo for­ma­zio­ne del pre­si­den­te del­la Ca­me­ra e chi in­ve­ce ri­mar­rà all’in­ter­no del Pdl. Co­mun­que, al net­to dei con­flit­ti e de­gli schie­ra­men­ti at­tua­li, una co­sa è cer­ta. Men­tre nel re­sto d’Ita­lia scor­re il san­gue (po­li­ti­ca­men­te, s’in­ten­de) con re­go­la­men­ti di con­ti e l’ine­vi­ta­bi­le cam­pa­gna ac­qui­sti in cor­so da uno schie­ra­men­to all’al­tro, in Ve­ne­to il Ca­va­lie­re ha spiaz­za­to tut­ti con­fer­man­do pie­na fi­du­cia al coor­di­na­to­re re­gio­na­le Al­ber­to Gior­get­ti, un pas­sa­to nel Msi poi ai ver­ti­ci di An a li­vel­lo re­gio­na­le e so­prat­tut­to sim­bo­lo di un’ami­ci­zia «pe­san­te» con Gian­fran­co Fi­ni. Di più. Ber­lu­sco­ni avreb­be ad­di­rit­tu­ra «blin­da­to» Gior­get­ti al­la gui­da del Pdl ve­ne­to a di­spet­to del­le pres­san­ti vo­ci di ere­sia e di ri­bal­to­ni. Lo sce­na­rio che si de­li­nea nel cen­tro­de­stra e nel­la po­li­ti­ca al­la ve­ne­ta, è ano­ma­lo. Di­ver­se le in­ter­pre­ta­zio­ni e tut­te fon­da­te. An­dia­mo con or­di­ne. Ri­spet­to a piaz­ze più in­fuo­ca­te e di po­te­re (Si­ci­lia, Cam­pa­nia, La­zio) do­ve so­no at­ti­ve ca­sel­le im­por­tan­ti in quel che era il Pdl (Boc­chi­no, Qua­glia­riel­lo, Ga­spar­ri, Ur­so) il Ve­ne­to, all’ap­pa­ren­za, è un’area di se­con­do pia­no. A Nord Est, il ruo­lo ri­le­van­te del­la Le­ga e la tre­gua (ap­pa­ren­te) fra Ga­lan e Za­ia, ren­de­reb­be­ro pri­vi­le­gia­ta la te­si del­la quie­te nel Pdl e fra i co­lon­nel­li di Fi­ni. Ep­pu­re l’at­tua­le mi­ni­stro al­le Po­li­ti­che agri­co­le, da gior­ni fre­me per un rien­tro in gran­de sti­le nel­lo sce­na­rio po­li­ti­co ve­ne­to. Non che Gian­car­lo l’ab­bia mai ab­ban­do­na­to ma il re­cen­te con­flit­to con il Car­roc­cio sul­le quo­te lat­te, ne ha sì (ri)di­men­sio­na­to in par­te il po­te­re a de­stra ma agli oc­chi dell’Eu­ro­pa, ne è usci­to più che vin­ci­to­re, co­me un gi­gan­te. Da non tra­scu­ra­re nean­che la «tec­ni­ca Pu­tin» del Ca­va­lie­re, ap­pli­ca­ta dal Go­ver­no in po­li­ti­ca este­ra: con­ta­no sem­pre i rap­por­ti per­so­na­li, ha sem­pre det­to il Ca­va­lie­re. Lo stes­so me­to­do tro­ve­reb­be di ri­fles­so ap­pli­ca­zio­ne an­che in Ve­ne­to, do­ve agli oc­chi del pre­mier, Gior­get­ti non so­lo avreb­be di­mo­stra­to in più di un’oc­ca­sio­ne cor­ret­tez­za e leal­tà ver­so il Pdl, no­no­stan­te un pas­sa­to che con­ta a de­stra e poi in An ma an­che at­ti con­cre­ti di one­stà po­li­ti­ca nei ri­guar­di del pre­mier. In­fi­ne ma non ul­ti­mo il no­do ro­ma­no del­la vi­cen­da. For­se lo stes­so che al­la re­sa dei con­ti «ha sal­va­to» Gior­get­ti. Non di­men­ti­chia­mo che ol­tre al ruo­lo po­li­ti­co ve­ne­to, Gior­get­ti è sot­to­se­gre­ta­rio all’Eco­no­mia in quel mi­ni­ste­ro di Giu­lio Tre­mon­ti, di­ven­ta­to cro­ce e de­li­zia dell’ese­cu­ti­vo Ber­lu­sco­ni. Una ri­mo­zio­ne di Gior­get­ti da coor­di­na­to­re Pdl del Ve­ne­to, si sa­reb­be po­tu­ta in­ter­pre­ta­re, in un’ot­ti­ca po­li­ti­ca na­zio­na­le, co­me una ri­tor­sio­ne ver­so Tre­mon­ti do­po i gior­ni in­fuo­ca­ti del­la ma­no­vra e i bot­ta e ri­spo­sta a di­stan­za fra il pre­mier e il mi­ni­stro. Il ri­sul­ta­to è che Gior­get­ti ri­ma­ne al suo po­sto. Per il mo­men­to.

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