Il fa­sci­no di­scre­to del­la me­ri­to­cra­zia

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Economia - di Gio­van­ni Co­sta

È un mo­men­to di gran­de po­po­la­ri­tà per la me­ri­to­cra­zia. Il ter­mi­ne ec­cel­len­za, un tem­po ri­ser­va­to al­le gran­di ca­ri­che del­la bu­ro­cra­zia è ca­du­to in di­su­so. È sta­to pe­rò re­cu­pe­ra­to per con­no­ta­re le qua­li­tà di ma­na­ger, de­si­gner, pro­fes­sio­ni­sti, ar­ti­sti. Per non par­la­re dei ta­len­ti di cui so­no sem­pre a cac­cia azien­de, bu­si­ness school, so­cie­tà di con­su­len­za e ban­che d’af­fa­ri (Leh­man Bro­thers ne era pie­na).

Me­ri­to­cra­ti­co è an­che il cri­te­rio con cui la re­gio­ne Ve­ne­to si ap­pre­sta a di­stri­bui­re bor­se di stu­dio di un pa­io di cen­ti­na­ia d’eu­ro per la scuo­la dell’ob­bli­go e le su­pe­rio­ri. Per be­ne­fi­ciar­ne non ba­sta un red­di­to da so­prav­vi­ven­za, bi­so­gna ave­re vo­ti bril­lan­ti, con il ri­schio di esclu­de­re i più svan­tag­gia­ti, por­ta­to­ri di un di­sa­gio la cui ri­du­zio­ne è l’obiet­ti­vo dell’in­ter­ven­to. Mail prin­ci­pio me­ri­to­cra­ti­co è sal­vo. Nes­su­no a de­stra o a si­ni­stra, nel­le azien­de o nel­le am­mi­ni­stra­zio­ni, nel­lo sport o nell’ar­te, si di­chia­ra più con­tro la me­ri­to­cra­zia. Le di­ver­gen­ze ri­guar­da­no i me­to­di. C’è chi si fi­da so­lo di me­to­di og­get­ti­vi o del giu­di­zio im­per­so­na­le del mer­ca­to e chi si fi­da so­lo del suo fiu­to. Un gran­de im­pren­di­to­re ve­ne­to ha rac­con­ta­to in un’in­ter­vi­sta che agli ini­zi sce­glie­va un col­la­bo­ra­to­re di­ret­to so­lo se si tro­va­va be­ne con lui, se gli pia­ce­va. Un cri­te­rio, si di­reb­be og­gi, un po’ im­pres­sio­ni­sti­co col qua­le ha pe­rò co­strui­to le sue for­tu­ne. Ora si af­fi­da agli esper­ti di ri­sor­se uma­ne e non sem­pre si tro­va be­ne. Va­lu­tan­do una per­so­na si pos­so­no com­met­te­re due ti­pi d’er­ro­re: il falso po­si­ti­vo (si pre­mia, si man­da avan­ti qual­cu­no che poi de­lu­de) e il falso ne­ga­ti­vo (si scar­ta una per­so­na che è in­ve­ce del tut­to va­li­da). A pri­ma vi­sta si di­reb­be più pe­ri­co­lo­so per un’azien­da il falso po­si­ti­vo che può fa­re di­sa­stri e per la so­cie­tà il falso ne­ga­ti­vo cui è tol­ta la pos­si­bi­li­tà di pro­gre­di­re e di da­re il pro­prio con­tri­bu­to. Ma non è sem­pre co­sì.

Mol­ti fal­si ne­ga­ti­vi han­no crea­to se­ri pro­ble­mi al­le azien­de che li han­no ri­fiu­ta­ti per­ché so­no fi­ni­ti al­la con­cor­ren­za. Il si­ste­ma dei pic­co­li im­pren­di­to­ri ve­ne­ti è pie­no di fal­si ne­ga­ti­vi non va­lo­riz­za­ti dal si­ste­ma sco­la­sti­co e dal­le bu­ro­cra­zie azien­da­li. Per for­tu­na. Non­di­me­no c’è da au­gu­rar­si un af­fi­na­men­to de­gli stru­men­ti di va­lu­ta­zio­ne. I pro­gres­si non de­ri­ve­ran­no so­lo da re­cu­pe­ri di og­get­ti­vi­tà che so­no si­cu­ra­men­te pos­si­bi­li e au­spi­ca­bi­li ma non de­ter­mi­nan­ti. De­ri­ve­ran­no piut­to­sto dal cor­ret­to in­se­ri­men­to in un pun­to dell’iter va­lu­ta­ti­vo di una sog­get­ti­vi­tà re­spon­sa­bi­le, nel sen­so che chi la eser­ci­ta si as­su­me la re­spon­sa­bi­li­tà del­la scel­ta. Il fat­to­re che ri­chie­de una va­lu­ta­zio­ne sog­get­ti­va (che non si­gni­fi­ca ar­bi­tra­ria) è la mo­ti­va­zio­ne del­la per­so­na a fa­re un cer­to per­cor­so di stu­dio o di la­vo­ro. La mo­ti­va­zio­ne ha un ef­fet­to le­va su co­no­scen­ze, abi­li­tà e com­pe­ten­ze qua­lun­que sia il li­vel­lo e il me­to­do con cui so­no mi­su­ra­te. Ve­ro­ni­ca Cic­co­ne non avreb­be for­se mai su­pe­ra­to un te­st og­get­ti­vo per la se­le­zio­ne di un sex sym­bol e non sa­reb­be mai di­ven­ta­ta Ma­don­na.

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.