To­mat: «Pri­ma i ve­ne­ti non è raz­zi­smo»

Con­fin­du­stria pro­muo­ve la Car­ta: «Va let­ta col buon sen­so, aiu­te­rà il ter­ri­to­rio»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Primo Piano -

VE­NE­ZIA — Di­ce qual­co­sa che scal­de­rà il cuo­re al go­ver­na­to­re Za­ia e ai par­ti­ti di mag­gio­ran­za, Le­ga e Pdl, pre­si di mi­ra nei gior­ni scor­si per la boz­za di sta­tu­to de­po­si­ta­ta pri­ma del­le fe­rie esti­ve. Il pre­si­den­te de­gli In­du­stria­li del Ve­ne­to, An­drea To­mat, non pen­sa af­fat­to che die­tro il prin­ci­pio del «pri­ma i ve­ne­ti», sot­te­so al­la boz­za, ci sia «un prin­ci­pio di raz­zi­smo». «Piut­to­sto un’at­ten­zio­ne al ter­ri­to­rio». Que­sto no­no­stan­te le per­ples­si­tà del­la Chie­sa sui prin­ci­pi espres­si al Cor­rie­re del Ve­ne­to dall’ar­ci­ve­sco­vo Mar­chet­to (Pon­ti­fi­cio Con­si­glio mi­gran­ti del­la San­ta Se­de).

Pre­si­den­te, pri­ma i ve­ne­ti al­lo­ra?

«Pre­met­to che di­pen­de da co­me la leg­gia­mo. Io vo­glio leg­ger­la col buon sen­so, non con la chia­ve del raz­zi­smo che qui pro­prio non c’en­tra. Far ri­fe­ri­men­to all’at­tac­ca­men­to al ter­ri­to­rio per tut­ta una se­rie di que­stio­ni, pen­so per esem­pio all’as­se­gna­zio­ne de­gli ap­pal­ti, sia un prin­ci­pio giu­sto. Di­mo­stra­re un "fa­vo­re" per il ter­ri­to­rio por­ta a con­trol­la­re i servizi, por­ta a col­ti­va­re la re­spon­sa­bi­li­tà di chi ci abi­ta, e in­ne­sca in­dub­bia­men­te un ci­clo vir­tuo­so. Un’equi­tà astrat­ta in que­sto mo­men­to sto­ri­co cre­do non ab­bia sen­so, si trat­ta so­lo di da­re aper­tu­ra a quel­le po­li­ti­che che non pre­giu­di­ca­no co­mun­que l’equi­tà».

Co­sa le è pia­ciu­to di que­sta boz­za?

«Ci so­no aspet­ti im­por­tan­ti che ri­guar­da­no il rap­por­to tra i cit­ta­di­ni e il Pae­se, tra l’eco­no­mia e il go­ver­no del ter­ri­to­rio. L’idea di un Fi­sco che dà fi­du­cia al cit­ta­di­no col prin­ci­pio di buo­na fe­de, per esem­pio. Poi i co­sti del­la po­li­ti­ca: la ri­du­zio­ne dei con­si­glie­ri e l’abo­li­zio­ne dei grup­pi uni­per­so­na­li, le ri­sor­se per il ri­co­no­sci­men­to del­le au­tu­no­mie co­me quel­la di Bel­lu­no, le differenze tra i ter­ri­to­ri, gli stan­dard mi­ni­mi di efficienza, la lot­ta all’eva­sio­ne. So­no tut­te in­di­ca­zio­ni di buon sen­so. Que­sti so­no te­mi che con­di­vi­dia­mo: la sem­pli­fi­ca­zio­ne, l’ef­fi­ca­cia».

Si è par­la­to di Ve­ne­to co­me Ca­ta­lo­gna.

«Ma­ga­ri! È una re­gio­ne in­di­pen­den­te e pro­pul­si­va. Non ci ve­do nien­te di ma­le. An­zi: vor­reb­be di­re che fa­rem­mo fi­nal­men­te i ter­mo­va­lo­riz­za­to­ri, che con­ti­nuia­mo a chie­de­re e che in­ve­ce in Ca­ta­lo­gna han­no già fat­to. Quel­la re­gio­ne vuol di­re au­to­no­mia e fe­de­ra­li­smo, au­to­no­mia den­tro un Pae­se».

Qual­cu­no si è spa­ven­ta­to all’idea del "go­ver­na­to­re" sti­le Ca­li­for­nia e del­la "Re­gio­ne-Sta­to". Lei che di­ce?

«So­no ter­mi­ni tec­ni­co-giu­ri­di­ci che non cam­bia­no la so­stan­za del­lo sta­tu­to. An­zi: se pos­so per­met­ter­mi cer­che­rei di evi­ta­re di per­de­re tem­po a di­scu­te­re di que­ste co­se e ri­chia­me­rei l’at­ten­zio­ne a par­la­re dei te­mi fon­dan­ti. Mi sem­bra op­por­tu­no sol­le­ci­ta­re le for­ze po­li­ti­che per­ché tro­vi­no il mo­do di pro­dur­re ve­lo­ce­men­te lo sta­tu­to mi­glio­re. Sa­rà il no­stro bi­gliet­to da vi­si­ta nel fu­tu­ro e ne ab­bia­mo bi­so­gno. Par­ti­ran­no da una boz­za, poi sa­rà il Con­si­glio, mi au­gu­ro in tem­pi ra­pi­di, a fa­re il la­vo­ro di ste­su­ra fi­na­le».

Il Ve­ne­to è tra le ul­ti­me re­gio­ni ri­ma­ste sen­za sta­tu­to. Pen­sa che que­sta sia la vol­ta buo­na?

«Lo Sta­tu­to è un aspet­to im­por­tan­te del­la no­stra po­li­ti­ca, for­se è ar­ri­va­to il mo­men­to giu­sto per far­lo. In pas­sa­to la po­li­ti­ca non è sta­ta in gra­do di da­re con­se­guen­za al­le boz­ze

Za­pa­te­ro con il vi­ce go­ver­na­to­re Ca­rod-Ro­vi­da An­drea To­mat Lea­der de­gli In­du­stria­li

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