Il Tea­tro de­gli Or­ro­ri Nuo­vo al­bum per il fe­no­me­no in­die

La band ve­ne­ta pub­bli­ca il nuo­vo al­bum. Il bas­si­sta e pro­dut­to­re Fa­ve­ro: «Dal vi­vo lo ese­gui­re­mo in­te­gral­men­te. Sia­mo cu­pi? Sì, que­sta so­cie­tà per mol­ti è in­cu­bo. La mu­si­ca è po­li­ti­ca». I con­cer­ti in ot­to­bre e di­cem­bre

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Ver­ni

Nes­sun ti­to­lo. Do­di­ci can­zo­ni. Do­di­ci nuo­vi ca­pi­to­li del nuo­vo ro­man­zo mu­si­ca­le del Tea­tro de­gli Or­ro­ri. È ap­pe­na usci­to l’al­bum epo­ni­mo «Il tea­tro de­gli or­ro­ri» quar­to di­sco del­la band ve­ne­zia­na re­gi­na dell’in­die noi­se. Ce lo ha rac­con­ta­to il bas­si­sta e pro­dut­to­re Giu­lio «Ra­gno» Fa­ve­ro che as­sie­me al­la band lo pre­sen­te­rà dal vi­vo il 22 ot­to­bre al Pe­dro di Pa­do­va e il 5 di­cem­bre al Ri­vol­ta di Mar­ghe­ra (in­fo www.il­tea­tro­de­glior­ro­ri.com) .

Per­ché ave­te vo­lu­to in­ti­to­la­re il di­sco sem­pli­ce­men­te con il vo­stro no­me?

«For­se per la pri­ma vol­ta nel­la sto­ria del grup­po ci sen­tia­mo esat­ta­men­te quel­lo che sia­mo. Per noi è un con­fer­ma di quel­lo che ab­bia­mo fat­to nei die­ci an­ni pas­sa­ti e al­lo stes­so tem­po è un nuo­vo ini­zio, do­vu­to all’in­gres­so nel­la band di Ko­le La­ca e Marcello Ba­tel­li. Ab­bia­mo com­po­sto il di­sco nuo­vo in sei ed il ri­sul­ta­to è pro­prio “Il Tea­tro de­gli Or­ro­ri”: que­sto sia­mo noi».

Ascol­tan­do que­sto di­sco, «cu­po, fu­ne­reo», co­me di­ce il can­tan­te Pier­pao­lo Ca­po­vil­la, sem­bra qua­si che la so­cie­tà in cui vi­via­mo sia un in­cu­bo. Per voi è co­sì?

«Per mol­ti è un in­cu­bo... per la mag­gior par­te di noi, di cer­to, non è un so­gno. Si po­treb­be­ro mi­glio­ra­re tan­te co­se».

La mu­si­ca, og­gi in Ita­lia, può es­se­re «po­li­ti­ca» nel sen­so più am­pio del ter­mi­ne?

«Per noi la mu­si­ca è po­li­ti­ca, per­ché la mu­si­ca può es­se­re qual­sia­si co­sa e la po­li­ti­ca ri­guar­da tut­ti e tut­to. Non c’en­tra­no nul­la i po­li­ti­can­ti. Un con­cer­to par­la al­le per­so­ne, non è un co­mi­zio, ma è un even­to di con­di­vi­sio­ne e per que­sto un’opi­nio­ne è giu­sta e do­vu­ta».

Mu­si­cal­men­te co­me de­fi­ni­reb­be il nuo­vo di­sco?

«Lo con­si­de­ro rock. An­che se in que­sto ter­mi­ne ci si met­te

den­tro di tut­to. Per me è rock, no­no­stan­te an­che Li­ga­bue vie­ne eti­chet­ta­to co­sì...ed è chia­ro che non sia­mo lui. I no­stri vo­lu­mi so­no più al­ti».

Si può con­si­de­ra­re il di­sco un con­cept al­bum?

«Ne vie­ne fuo­ri un con­cet­to uni­co, una pre­sa di co­scien­za del­la di­sfat­ta di quel­lo che sta ac­ca­den­do, pe­rò pen­so che non lo sia per­ché un con­cept al­bum do­vreb­be ave­re un’idea pre­ci­sa che ha an­ti­ci­pa­to la scrit­tu­ra del di­sco, co­me era sta­to per “Mon­do nuo­vo”. E qui non è ac­ca­du­to».

L’iro­nia e il sar­ca­smo nell’af­fron­ta­re te­mi du­ri ser­vo­no

a stem­pe­ra­re l’ar­go­men­to?

«L’uni­ca co­sa di cui ave­va­mo

par­la­to pri­ma di scri­ve­re que­sto al­bum era l’op­por­tu­ni­tà di

uti­liz­za­re nei te­sti il grot­te­sco. È

una chia­ve che ab­bia­mo sem­pre avu­to, ma nel pas­sa­to è sta­ta na­sco­sta dall’im­por­tan­za dei te­mi, in que­sto in­ve­ce vo­le­va­mo spin­ge­re di più sull’iro­nia e sul sar­ca­smo».

Nel li­ve co­me pre­sen­te­re­te il di­sco?

«Il di­sco na­sce in stu­dio ma

fi­ni­sce sul palcoscenico. È un

di­sco pen­sa­to per es­se­re suo­na­to. Per que­sto nei con­cer­ti lo suo­ne­re­mo per in­te­ro, e poi fa­re­mo le can­zo­ni che il pub­bli­co vuo­le».

Co­me è cam­bia­ta la sce­na Ve­ne­ta in que­sti an­ni?

«Pen­so ai Ru­ma­te­ra e ai Ca­tar­rhal Noi­se che con la reu­nion han­no ri­chia­ma­to più di 12mi­la per­so­ne. Cre­do che que­sto di­mo­stri una for­te vo­lon­tà di ri­co­no­scer­si in qual­co­sa di estre­ma­men­te ve­ne­to».

Im­pe­gna­ti

Il Tea­tro de­gli Or­ro­ri, band in­die ve­ne­ta di suc­ces­so

Newspapers in Italian

Newspapers from Italy

© PressReader. All rights reserved.