GE­NE­RA­ZIO­NE DI FAN­TA­SMI

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - di Vit­to­rio Fi­lip­pi

«Gho­st», fan­ta­sma, spet­tro. Co­sì si chia­ma l’ul­ti­ma ri­cer­ca con­dot­ta in Ita­lia sui co­sid­det­ti Neet, un acro­ni­mo in­gle­se per in­di­ca­re quei gio­va­ni che non stu­dia­no più, non cer­ca­no un la­vo­ro, non im­pa­ra­no un me­stie­re. In­som­ma dei gio­va­ni «sdra­ia­ti», co­me li chia­ma il ro­man­zo di Mi­che­le Ser­ra. O dei fan­ta­smi, co­me pro­po­ne il ti­to­lo del­la ri­cer­ca. Una con­di­zio­ne gio­va­ni­le che sta di­ve­nen­do eva­ne­scen­te non so­lo per mo­ti­vi de­mo­gra­fi­ci: con la de­na­ta­li­tà ov­via­men­te i gio­va­ni si ri­du­co­no. E non so­lo per le nuo­ve emi­gra­zio­ni ver­so quell’este­ro che ti­ra, so­prat­tut­to ver­so Ger­ma­nia e Re­gno Uni­to (lo scor­so an­no so­no sta­ti qua­si 9 mi­la gli espatriati dal Ve­ne­to). Ma an­che a cau­sa di que­sto eser­ci­to cre­scen­te di gio­va­ni det­ti (fin trop­po) sin­te­ti­ca­men­te Neet, ma che qual­cu­no chia­ma più pro­sai­ca­men­te fan­nul­lo­ni col­le­gan­do­li, ad esem­pio, al­le re­cen­ti dif­fi­col­tà di re­clu­ta­re ma­no­do­pe­ra per l’Ex­po mi­la­ne­se o a tro­va­re il per­so­na­le esti­vo per gli ho­tel ve­ne­zia­ni. In real­tà, di­ce la ri­cer­ca, il pro­ble­ma è du­pli­ce. Da un la­to, com­pli­ce la re­ces­sio­ne che ha ta­glia­to op­por­tu­ni­tà e spe­ran­ze, il lo­ro nu­me­ro è cre­sciu­to del 19 per cen­to dal 2008. Ar­ri­van­do ad es­se­re il 26 per cen­to del to­ta­le, con­tro il 15 per cen­to me­dio eu­ro­peo. So­lo la Gre­cia fa peg­gio di noi, ma ciò cer­ta­men­te non con­so­la. Il Ve­ne­to re­gi­stra un 18 per cen­to di Neet, co­me la Lom­bar­dia. Me­glio di noi so­lo il Friu­li ed il Tren­ti­no, ma an­che que­sto non è di gran­de con­so­la­zio­ne. L’al­tro aspet­to è quel­lo più psi­co­so­cia­le. Per­ché que­sti gio­va­ni Neet abi­ta­no in due gran­di aree. La pri­ma è quel­la del­la ve­ra e pro­pria mar­gi­na­li­tà, con una car­rie­ra fat­ta di boc­cia­tu­re, pro­ble­mi a ca­sa, po­ver­tà di sti­mo­li, per­fi­no ri­schi di mi­cro il­le­ga­li­tà. L’al­tra è una zo­na gri­gia fat­ta di pic­co­li er­ro­ri – co­me l’in­via­re i cur­ri­cu­la nei po­sti sba­glia­ti – e di con­ti­nue de­lu­sio­ni con­se­guen­ti. Il ri­sul­ta­to è la sfi­du­cia, la ras­se­gna­zio­ne, l’ar­re­tra­men­to. Lo sva­ni­re dal­la vi­ta so­cia­le, per­fi­no dai net­work co­me Fa­ce­book. Co­me fan­ta­smi ap­pun­to, giu­sti­fi­can­do co­sì il ti­to­lo dell’in­da­gi­ne. Due pre­ci­sa­zio­ni. La pri­ma è che c’è an­che una «me­glio gio­ven­tù» fat­ta di ra­gaz­zi e ra­gaz­ze che si dan­no da fa­re, che han­no am­bi­zio­ni e vo­glia di met­ter­si al­la pro­va, di osa­re. Mol­ti di que­sti van­no all’este­ro per­ché han­no ca­pi­to che la glo­ba­liz­za­zio­ne mi­glio­re è quel­la che fa gi­ra­re i ta­len­ti più an­co­ra del­le mer­ci. La se­con­da pre­ci­sa­zio­ne è che la ric­chez­za prin­ci­pa­le di un gio­va­ne è la vo­ca­zio­ne, più an­co­ra for­se del la­vo­ro stes­so. Per­ché con la vo­ca­zio­ne l’iden­ti­tà di sé si de­fi­ni­sce, si sa co­sa si vuo­le (e non si vuo­le) e si pos­so­no tra­sfor­ma­re i so­gni in de­si­de­ri, i de­si­de­ri in pro­get­ti ed i pro­get­ti in real­tà. Al­tri­men­ti i so­gni abor­ti­sco­no ne­gli er­ro­ri e nell’in­con­clu­den­za. Tut­te co­se che fan­no ma­le all’eco­no­mia, ai ge­ni­to­ri ed ai gio­va­ni. So­prat­tut­to.

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