Eso­da­to ri­cor­re e ot­tie­ne la pen­sio­ne

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Di Mil­va­na Cit­ter

TRE­VI­SO Fir­ma un ac­cor­do con l’azien­da e la di­re­zio­ne del la­vo­ro, la­scia il suo im­pie­go di di­ri­gen­te, di­ven­ta un eso­da­to e va in mo­bi­li­tà. Ma pas­sa­ti i due an­ni, quan­do è il mo­men­to di an­da­re in pen­sio­ne, l’Inps lo re­spin­ge al mit­ten­te e cam­bia le car­te in ta­vo­la ba­san­do­si su un de­cre­to at­tua­ti­vo del­la leg­ge For­ne­ro, suc­ces­si­vo all’ac­cor­do. Per que­sto un 65en­ne tre­vi­gia­no ha de­ci­so di por­ta­re l’en­te di pre­vi­den­za da­van­ti al giu­di­ce del la­vo­ro e, as­si­sti­to dall’av­vo­ca­to Sos­sio Vi­ta­le, ha vin­to la causa. Il tri­bu­na­le ha in­fat­ti con­dan­na­to l’Inps ad ero­gar­gli l’ago­gna­ta pen­sio­ne. Si trat­ta di una del­le pri­me sen­ten­ze che dan­no ra­gio­ne ai la­vo­ra­to­ri, nel­la fat­ti­spe­cie agli eso­da­ti una ca­te­go­ria spes­so al­la ri­bal­ta del­le cro­na­che per le dif­fi­col­tà a ve­der ri­co­no­sciu­ti i pro­pri di­rit­ti. Il pro­ta­go­ni­sta del­la vi­cen­da è un tre­vi­gia­no che ha sem­pre la­vo­ra­to come di­ri­gen­te per un’azien­da di Fer­ra­ra, fi­ni­ta in cri­si due an­ni fa. Per l’uo­mo si pro­fi­la pe­rò un’an­co­ra di sal­vez­za gra­zie al­la trat­ta­ti­va tra la di­re­zio­ne pro­vin­cia­le del la­vo­ro fer­ra­re­se e l’azien­da. Gli vie­ne pro­po­sto uno «sci­vo­lo», un ac­cor­do eco­no­mi­co per la­scia­re il la­vo­ro ed an­da­re in mo­bi­li­tà per due an­ni. Al ter­mi­ne dei qua­li po­trà chie­de­re la pen­sio­ne. Il di­ri­gen­te ac­cet­ta. Nel cor­so dei due an­ni, pro­va an­che a tro­va­re un al­tro im­pie­go. Du­ra un pa­io di me­si, il tem­po del­la pro­va e poi vie­ne la­scia­to a ca­sa. In­tan­to il tem­po pas­sa, sca­do­no i due an­ni di mo­bi­li­tà e lui pre­sen­ta do­man­da all’Inps di Tre­vi­so per la pen­sio­ne. Ma la ri­spo­sta che gli è ar­ri­va è di­sar­man­te. L’en­te ri­spon­de che, do­po la sti­pu­la dell’ac­cor­do che lo ha por­ta­to fuo­ri dall’azien­da e dal la­vo­ro, il Go­ver­no ha ema­na­to un de­cre­to at­tua­ti­vo del­la leg­ge For­ne­ro che im­po­ne come con­di­tio sin qua non agli eso­da­ti, di non rioc­cu­par­si nel pe­rio­do del­la mo­bi­li­tà. «Ri­pas­si tra due an­ni e mezzo» gli di­co­no all’Inps. In pra­ti­ca, se­con­do l’en­te pre­vi­den­zia­le, an­che se il de­cre­to at­tua­ti­vo è suc­ces­si­vo agli ac­cor­di, avreb­be un ef­fet­to re­troat­ti­vo che esclu­de il di­ri­gen­te dal di­rit­to al­la pen­sio­ne. Ma il 65en­ne non ci sta e de­ci­de di in­ten­ta­re una causa di la­vo­ro. Ie­ri il giu­di­ce Ro­ber­ta Poi­rè ha ac­col­to la sua istan­za, emet­ten­do un prov­ve­di­men­to d’ur­gen­za con il qua­le ri­co­no­sce al di­ri­gen­te il di­rit­to al­la pen­sio­ne e di­spo­ne che l’Inps la ero­ghi da su­bi­to. Una sen­ten­za con­tro la qua­le l’en­te pre­vi­den­zia­le ha già an­nun­cia­to che ri­cor­re­rà in ap­pel­lo.

Nel mi­ri­no L’Inps an­nun­cia ri­cor­so

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