Lei strin­ge il cap­pel­lo come se strin­ges­se la sua ma­no

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Regione Attualità - Di Gio­van­ni Mon­ta­na­ro © RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

Le sue di­ta ri­cor­da­no quel cap­pel­lo, lo ri­co­no­sco­no al tat­to. E come po­treb­be es­se­re al­tri­men­ti? Quante vol­te le sue di­ta l’han­no spol­ve­ra­to, ac­ca­rez­za­to, mes­so via con la pri­ma­ve­ra, o l’han­no rac­col­to per­ché era ca­du­to, dall’at­tac­ca­pan­ni, uscen­do dal­la mac­chi­na, per un ur­to sull’au­to­bus. Quante vol­te quel­le ma­ni gliel’han­no ag­giu­sta­to in te­sta, che gli uo­mi­ni han bi­so­gno del­le don­ne per met­ter­si be­ne un cap­pel­lo. Lui ce l’ave­va in te­sta quan­do tor­na­va la se­ra, o le ve­ni­va in­con­tro per la stra­da, e lei lo cer­ca­va, quan­do bi­so­gna­va ri­tro­var­si in mezzo a una fol­la. Quan­to si so­no ama­ti, è bel­lo, fa rab­bia che deb­ba fi­ni­re. Lei sa tut­to. Gli ha da­to la vi­ta, gli ha chie­sto di ri­pren­der­se­la. Lui è l’uo­mo, de­ve far­lo lui. Lui si al­lon­ta­na. Lei lo guar­da l’ul­ti­ma vol­ta. Ha pau­ra, è scon­vol­ta, ma in fon­do al ter­ro­re c’è una pa­ce, una fe­li­ci­tà. Lei strin­ge il suo cap­pel­lo, quel cap­pel­lo. Quan­ti in­ver­ni, quan­ti tea­tri, quante ce­ne, quan­ti do­lo­ri, quan­ti sor­ri­si, quan­to ven­to. Tut­ta una vi­ta non ci sta mi­ca, den­tro un cap­pel­lo, ma per lei è come strin­ge­re una ma­no, come da­re un ba­cio. E al­lo­ra lo strin­ge più for­te. Lui le ha la­scia­to il cap­pel­lo lì, sulla pan­chi­na. For­se una di­men­ti­can­za, una svi­sta. Ma non ci cre­do. La poesia più po­ten­te di Mon­ta­le, quel­la che con­si­de­ro la poesia per­fet­ta, è bre­vis­si­ma: “Ave­va­mo stu­dia­to per l’al­di­là un fi­schio, un se­gno di ri­co­no­sci­men­to. Mi pro­vo a mo­du­lar­lo nel­la spe­ran­za che tut­ti sia­mo già mor­ti sen­za sa­per­lo”. Quel­lo è l’amo­re, se ne in­fi­schia del­la mor­te. Lei strin­ge più for­te il cap­pel­lo. Se lo por­te­rà via. So­no si­cu­ro che quan­do sa­ran­no tut­ti e due di là, dall’al­tra par­te, come una Ce­ne­ren­to­la al con­tra­rio, lei cer­che­rà la te­sta di quell’ani­ma, la sua te­sta. Gli uo­mi­ni, d’al­tro can­to, han bi­so­gno del­le don­ne per met­ter­si be­ne un cap­pel­lo.

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