LE RI­SOR­SE DE­GLI IM­MI­GRA­TI

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - di Vittorio Fi­lip­pi

Lo stra­bi­smo non è di so­la com­pe­ten­za de­gli ocu­li­sti. Per­ché an­che nell’os­ser­va­re i fe­no­me­ni so­cia­li sia­mo, tal­vol­ta, af­fet­ti da stra­bi­smo. E’ il ca­so dell’im­mi­gra­zio­ne: so­prat­tut­to in que­sti ul­ti­mi me­si, l’on­da­ta dei pro­fu­ghi ar­ri­va­ta dal­le tan­te pe­ri­fe­rie del mon­do ha crea­to emer­gen­ze ed al­lar­mi. Pro­du­cen­do sen­ti­men­ti com­pas­sio­ne­vo­li mi­sti an­che a pul­sio­ni xe­no­fo­be. Per cui l’im­mi­gra­zio­ne è di­ve­nu­ta tal­vol­ta si­no­ni­mo di in­va­sio­ne. Di­men­ti­can­do, o non sa­pen­do, che esi­ste an­che un’al­tra real­tà. Non si sa, ad esem­pio, che nei pri­mi cinque me­si di que­st’an­no il Ve­ne­to ha per­so cir­ca 8 mi­la abi­tan­ti e non so­lo a causa del ca­lo del­le na­sci­te, ma per­ché an­che il sal­do mi­gra­to­rio è an­da­to in ros­so di cir­ca 1600 uni­tà. E si igno­ra, o si sot­ta­ce, che il mezzo mi­lio­ne di im­mi­gra­ti che ab­bia­mo in Ve­ne­to non è com­po­sto da fan­ta­smi in­con­si­sten­ti e mo­le­sti, ma da una mas­sa di at­ti­vi che la­vo­ra, con­su­ma, pa­ga le tas­se ed i con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li. A fa­re qual­che con­to ci ha pen­sa­to la Fon­da­zio­ne Mo­res­sa che ha ap­pe­na pre­sen­ta­to il suo an­nua­le stu­dio sull’eco­no­mia dell’im­mi­gra­zio­ne. In­nan­zi­tut­to due nu­me­ri: se gli stra­nie­ri (re­go­la­ri) in Ve­ne­to so­no po­co più del 10 per cen­to del­la po­po­la­zio­ne, es­si pro­du­co­no il 10 per cen­to del Pil re­gio­na­le, pa­ri a cir­ca 13 mi­liar­di di eu­ro (l’8,6 in Ita­lia). In­som­ma, si «man­ten­go­no» com­ple­ta­men­te. Più in det­ta­glio: 246 mi­la so­no gli oc­cu­pa­ti men­tre le im­pre­se di stra­nie­ri so­no 45 mi­la, il 9,1 per cen­to del to­ta­le. E pro­du­co­no più di 9 mi­liar­di di eu­ro di va­lo­re ag­giun­to. Da no­ta­re che han­no un an­da­men­to an­ti­ci­cli­co: per­ché nel pe­rio­do 2009-2014, nel pie­no del­la re­ces­sio­ne, men­tre gli im­pren­di­to­ri au­toc­to­ni ca­la­va­no del 7 per cen­to, quel­li stra­nie­ri cre­sce­va­no di qua­si il 15. E poi c’è il fisco: lo scor­so an­no i con­tri­buen­ti stra­nie­ri han­no dichiarato red­di­ti per 5,2 mi­liar­di e ver­sa­to 722 mi­lio­ni di Ir­pef. An­che se ri­ma­ne am­pio – di qua­si 8 mi­la eu­ro – il di­va­rio di red­di­to tra ita­lia­ni e stra­nie­ri. In­fi­ne gli an­zia­ni, i no­stri an­zia­ni. Che non so­lo so­no ac­cu­di­ti da ba­dan­ti o da ope­ra­tri­ci stra­nie­re, ma che ri­ce­vo­no pen­sio­ni pa­ga­te an­che da­gli im­mi­gra­ti. Che es­sen­do per­lo­più gio­va­ni adulti, non so­no be­ne­fi­cia­ri ma so­lo con­tri­buen­ti. In Ita­lia, è sta­to sti­ma­to, 620 mi­la an­zia­ni han­no la pen­sio­ne «pa­ga­ta» pro­prio dai la­vo­ra­to­ri stra­nie­ri: che ver­sa­no 10,3 mi­liar­di di eu­ro di con­tri­bu­ti pre­vi­den­zia­li all’an­no. Cor­reg­ge­re lo stra­bi­smo con cui guar­dia­mo all’im­mi­gra­zio­ne si­gni­fi­ca con­si­de­ra­re an­che que­sti nu­me­ri per non ri­dur­la ad un di­scor­so di pu­ra, in­quie­tan­te in­va­sio­ne. E’ una im­mi­gra­zio­ne che non so­lo pro­du­ce il 10 per cen­to del Pil e che crea im­pre­se, ma che an­che man­tie­ne in pie­di eco­no­mi­ca­men­te la ec­ce­zio­na­le lon­ge­vi­tà di que­sto Pae­se ali­men­tan­do in mo­do con­si­sten­te le (no­to­ria­men­te) esan­gui cas­se dell’Inps.

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