Pro­fu­ghi, co­sa pen­sa­no all’este­ro del­la cri­si ve­ne­ta

Tre cor­ri­spon­den­ti e la cri­si. La tu­ni­si­na: aiu­tar­li in pa­tria

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Al­ber­tin

VE­NE­ZIA Emer­gen­za pro­fu­ghi e ac­co­glien­za. Ab­bia­mo chie­sto ai gior­na­li­sti te­de­schi Ki­tz­ler (ARD) e Prill (Food Te­le­vi­sion) e al­la ita­lo­tu­ni­si­na Za­ya­ti come rac­con­ta­no la ge­stio­ne del­la «cri­si» in Ve­ne­to e co­sa pen­sa l’opi­nio­ne pub­bli­ca dei lo­ro Pae­si.

VE­NE­ZIA Da una par­te chi ri­tie­ne che la so­li­da­rie­tà sia un im­pe­ra­ti­vo, dall’al­tra chi giu­di­ca che il ter­ri­to­rio sia già sa­tu­ro. In Ve­ne­to, con­ti­nua il muro con­tro muro, tra il fron­te del no e quel­lo del­la ac­co­glien­za. In mezzo ol­tre set­te­mi­la migranti che chie­do­no asi­lo. Il di­bat­ti­to in­ter­no è no­to. Ma co­sa si dice di noi all’este­ro?

Ab­bia­mo chie­sto a tre gior­na­li­sti stra­nie­ri, cor­ri­spon­den­ti in Ita­lia, il lo­ro pun­to di vi­sta sulla (no­stra) ge­stio­ne dell’ac­co­glien­za.

Il pri­mo è Jan-Ch­ri­sto­ph Ki­tz­ler, cor­ri­spon­den­te a Ro­ma per la ra­dio pub­bli­ca te­de­sca «Ard». «Non par­le­rei di emer­gen­za - ci dice - Non mi sem­bra che il nu­me­ro di per­so­ne che il Ve­ne­to ac­co­glie sia co­sì al­to da po­ter­la con­si­de­ra­re un’emer­gen­za. Il Ve­ne­to è una del­le re­gio­ni più ric­che d’Ita­lia, sa­reb­be in gra­do di ac­co­glie­re an­co­ra più per­so­ne». Il ra­dio­cro­ni­sta te­de­sco ha in­con­tra­to due real­tà nel ter­ri­to­rio: da una par­te una gran­de vo­lon­tà di ac­co­glie­re e di aiu­ta­re in mol­te per­so­ne, nel­le chie­se e nei cen­tri so­cia­li, dall’al­tra, tan­ta pau­ra e un po’ di raz­zi­smo, fo­men­ta­ti da chi «fa po­li­ti­ca met­ten­do la gen­te in an­sia e sta crean­do tan­tis­si­ma pau­ra par­lan­do di ma­lat­tie e ter­ro­ri­sti che po­treb­be­ro ar­ri­va­re in Ita­lia».

Con il go­ver­no del­la Re­gio­ne che «cer­ca di sta­re fuo­ri, di pren­de­re il me­no pos­si­bi­le» il Ve­ne­to è vi­sto dal­la Ger­ma­nia come una «re­gio­ne che po­treb­be fa­re di più» nell’ospi­ta­li­tà e in­te­gra­zio­ne a lun­go ter­mi­ne, men­tre «fa tan­to nel­la pri­ma ac­co­glien­za, con­tan­do pe­rò sul fat­to, e que­sto i te­de­schi lo san­no be­ne - con­clu­de Ki­tz­ler -, che i ri­fu­gia­ti non vo­glio­no re­sta­re, ma pro­se­gui­re ver­so al­tri Pae­si come la Ger­ma­nia e la Sve­zia».

Per il gior­na­li­sta te­le­vi­si­vo Wer­ner De­tlef Prill (Food Te­le­vi­sion), an­ch’egli te­de­sco, e tra­pian­ta­to da an­ni a Ve­ro­na, in­ve­ce, è dif­fi­ci­le spie­ga­re i sen­ti­men­ti lo­ca­li all’opi­nio­ne pub­bli­ca te­de­sca, al­le pre­se con la man­can­za di al­log­gi per i cir­ca due mi­lio­ni di pro­fu­ghi in ar­ri­vo tra que­sto e il pros­si­mo an­no. «Da­ta que­sta dif­fi­col­tà in Ger­ma­nia, le per­so­ne fan­no fa­ti­ca a iden­ti­fi­ca­re come un pro­ble­ma il fat­to che non più del quat­tro per cen­to dei cir­ca 95mi­la ri­fu­gia­ti che si tro­va­no in Ita­lia pos­sa­no tro­va­re po­sto in una re­gio­ne pro­spe­ra come il Ve­ne­to».

Il re­por­ter te­de­sco ha no­ta­to come stia cre­scen­do la pau­ra. «Lu­ca Za­ia, il pre­si­den­te del­la Re­gio­ne, si op­po­ne con vee­men­za all’ar­ri­vo di ul­te­rio­ri ri­fu­gia­ti. La bar­ca è pie­na, dice. Di più non è pos­si­bi­le. Quan­do par­lo con le per­so­ne del­la re­gio­ne, mol­ti la ve­do­no al­lo stes­so mo­do». Un son­dag­gio com­mis­sio­na­to da al­cu­ni se­na­to­ri ve­ne­ti del Pd sem­bra dar­gli ra­gio­ne: un ve­ne­to su tre non vuo­le i pro­fu­ghi. Per Prill non c’è al­tra al­ter­na­ti­va all’equa di­stri­bu­zio­ne tra tut­te le re­gio­ni, ma «Ro­ma de­ve coin­vol­ge­re i lea­der re­gio­na­li, non può im­por­re dall’al­to. Al­tri­men­ti l’ac­co­glien­za si tra­sfor­ma in ca­te­go­ri­co ri­fiu­to».

Di­ver­so il pun­to di vi­sta Na­bi­la Za­ya­ti di An­saMed, i cui re­por­ta­ge de­sti­na­ti ai Pae­si di pro­ve­nien­za dei migranti cer­ca­no di sfa­ta­re il mi­to del fa­ci­le be­nes­se­re in Ita­lia e scon­giu­ra­re le par­ten­ze. «Da gior­na­li­sta ita­lia­na con ori­gi­ni tu­ni­si­ne so che la mag­gio­ran­za dei nor­da­fri­ca­ni che de­ci­do­no di can­di­dar­si al viag­gio del­la mor­te ver­so le co­ste ita­lia­ne par­to­no ab­ba­glia­ti da rac­con­ti fal­si, spe­ran­do di tro­va­re l’el­do­ra­do».

La re­por­ter con­di­vi­de il ri­fiu­to di Lu­ca Za­ia e dei sin­da­ci le­ghi­sti all’in­se­dia­men­to di ri­chie­den­ti asi­lo nel lo­ro Co­mu­ne.

«Continuare a da­re ac­co­glien­za ai pro­fu­ghi è come met­te­re un ce­rot­to sul­le fe­ri­te aper­te per far sì che si pre­sen­ti­no me­glio e non pa­ga­re nes­su­na cu­ra de­fi­ni­ti­va e nem­me­no investire in pre­ven­zio­ne – spie­ga Na­bi­la Za­ya­ti -. La ri­spo­sta sta nel so­ste­ne­re la sta­bi­li­tà e la cre­sci­ta dei Pae­si di pro­ve­nien­za nel me­dio e lun­go ter­mi­ne. E la pro­po­sta di Za­ia che “i ve­ri cen­tri di ac­co­glien­za van­no fat­ti in Afri­ca” po­treb­be es­se­re il pri­mo pas­so per su­pe­ra­re il con­cet­to del “chi pri­mo ac­co­glie ge­sti­sce”».

In fo­to dall’al­to Ki­tz­ler, Prill e Za­ya­ti

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