IL RI­TOR­NO AL MA­DE IN NOR­DE­ST

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Di San­dro Man­gia­ter­ra

Ca­sa, dol­ce ca­sa. Cer­to, l’epo­pea del­le de­lo­ca­liz­za­zio­ni è fi­ni­ta da un pez­zo. Ma il se­gna­le che ar­ri­va dai Be­net­ton, gen­te par­ti­ta (po­ve­ra) da Tre­vi­so, che ha con­qui­sta­to il mon­do e che ora sce­glie di tor­na­re là do­ve tut­to è co­min­cia­to, è di quel­li che non si pos­so­no as­so­lu­ta­men­te igno­ra­re. Il grup­po Be­net­ton ha fat­to una co­sa nel­lo stes­so tem­po sem­pli­ce e ri­vo­lu­zio­na­ria: ha de­ci­so di in­stal­la­re una se­rie di te­lai com­ple­ta­men­te au­to­ma­tiz­za­ti in quel di Ca­stret­te e di lan­cia­re una col­le­zio­ne di ma­glio­ni pen­sa­ta e rea­liz­za­ta tra le mu­ra do­me­sti­che. Co­me ai vec­chi tem­pi. Per ri­ba­di­re il con­cet­to, è sta­ta scel­ta una si­gla «stra­na» (in real­tà è mar­ke­ting so­fi­sti­ca­to): Tv31100, alias il co­di­ce po­sta­le di Tre­vi­so. Sia­mo da­van­ti a un ma­gni­fi­co pa­ra­dos­so: la ri­vo­lu­zio­ne di­gi­ta­le, che pu­re fa pau­ra, ren­de pos­si­bi­le e ad­di­rit­tu­ra fa­vo­ri­sce il rien­tro del­le pro­du­zio­ni spo­sta­te all’este­ro. Po­ten­za dell’in­for­ma­tion tech­no­lo­gy. E la spe­ran­za è che il pia­no In­du­stria 4.0 va­ra­to dal go­ver­no pos­sa ul­te­rior­men­te ac­cen­tua­re il fe­no­me­no del co­sid­det­to re­sho­ring. Il mo­ti­vo è sem­pli­ce. In pas­sa­to si è an­da­ti al­la ri­cer­ca di luo­ghi in cui ri­spar­mia­re sul co­sto del la­vo­ro. Ades­so si sco­pre che il ri­tor­no a ca­sa, pro­prio gra­zie all’au­to­ma­zio­ne avan­za­ta, po­treb­be es­se­re per­si­no più con­ve­nien­te. Know-how ri­tro­va­to, ric­chez­za che re­sta sul ter­ri­to­rio, nuo­vi po­sti di la­vo­ro.

Ba­sta chie­de­re a Mar­co Ai­rol­di, am­mi­ni­stra­to­re de­le­ga­to di Be­net­ton Group, che spie­ga la mos­sa di rein­ve­sti­re a Ca­stret­te non con la no­stal­gia ma con i ri­spar­mi con­sen­ti­ti dal­le mac­chi­ne hi-te­ch, ca­pa­ci di eli­mi­na­re le cu­ci­tu­re a ma­no. O a Ste­fa­no Dol­cet­ta, ex vi­ce­pre­si­den­te di Con­fin­du­stria e pa­tron del­la Fiamm, che non ne po­te­va più del­la scar­sa pro­dut­ti­vi­tà nel­la joint-ven­tu­re in­dia­na e del­la di­fet­to­si­tà che ca­rat­te­riz­za­va la fab­bri­ca nel­la Re­pub­bli­ca Ce­ca, tre vol­te su­pe­rio­re ri­spet­to a Mon­tec­chio. Non fi­ni­sce qui. Se­con­do l’os­ser­va­to­rio sul re­sho­ring pres­so l’uni­ver­si­tà de L’Aqui­la, il Nor­de­st fa la par­te del leo­ne. La Aku (cal­za­tu­re da trek­king) ha chiu­so in Ro­ma­nia e ria­per­to a Mon­te­bel­lu­na. La Ni­cos (ar­re­da­men­ti ba­gno) ha ri­por­ta­to a Por­to­buf­fo­lè al­cu­ne li­nee dal­la Bul­ga­ria. Di re­cen­te, la Dia­do­ra di En­ri­co Mo­ret­ti Po­le­ga­to ha ri­co­min­cia­to a sfor­na­re scar­pe (di al­ta gam­ma) nel­la se­de sto­ri­ca di Caerano San Mar­co. E Lui­sa Del­ga­do, nu­me­ro uno di Sa­fi­lo, ha det­to di vo­le­re pun­ta­re sul­la pro­du­zio­ne ita­lia­na (Longarone, San­ta Ma­ria di Sa­la e Mar­ti­gnac­co, pro­vin­cia di Udi­ne), per giun­ge­re en­tro il 2020 dall’at­tua­le 30 al 70 per cen­to com­ples­si­vo. La ve­ri­tà è che, in qual­sia­si set­to­re, si è (ri)sco­per­ta la for­za del ma­de in Ita­ly. Su que­sta ba­se, la cu­ra di­gi­ta­le di In­du­stria 4.0 è ciò che ci vuo­le per au­men­ta­re la pro­dut­ti­vi­tà e la com­pe­ti­ti­vi­tà dell’in­te­ro si­ste­ma. Co­rag­gio, qui si può. An­zi, è me­glio.

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