Al­tri 460 pro­fu­ghi: quo­ta sfo­ra­ta

Ora in Ve­ne­to so­no più di 13 mila. Il pre­fet­to Cut­ta­ia agli stu­den­ti: con­vin­ce­te voi i sin­da­ci

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Da­vi­de Ta­miel­lo

VE­NE­ZIA In Ve­ne­to 13.022 mi­gran­ti, cioè die­ci in più ri­spet­to a quel­li pre­vi­sti dal Mi­ni­ste­ro. Per ora, ov­via­men­te, per­ché il con­teg­gio è in con­ti­nua evo­lu­zio­ne. Tra og­gi e do­ma­ni si at­ten­do­no al­tri 450 ar­ri­vi. Il pre­fet­to di Ve­ne­zia Do­me­ni­co Cut­ta­ia ie­ri ha par­la­to nel li­ceo del­la pro­fes­so­res­sa so­spe­sa per le fra­si xe­no­fo­be scrit­te su Fa­ce­book. Ai ra­gaz­zi ha det­to: «Aiu­ta­te­la af­fin­ché re­cu­pe­ri la pro­pria uma­ni­tà». E quin­di: «I sin­da­ci non vo­glio­no l’ac­co­glien­za? Con­vin­ce­te­li voi». Da Ve­ro­na in­tan­to in­ter­vie­ne il fi­glio del pro­prie­ta­rio: «Espro­prio co­mu­ni­sta».

VE­NE­ZIA Il pre­fet­to è al­la ri­cer­ca di al­lea­ti. Che sia­no i sin­da­ci, le as­so­cia­zio­ni, i cit­ta­di­ni o gli stu­den­ti. Per­ché ades­so ser­ve dav­ve­ro il con­tri­bu­to di tut­ti, in qual­sia­si for­ma pos­sa ma­ni­fe­star­si. Il Ve­ne­to ha su­pe­ra­to la quo­ta mi­ni­ste­ria­le dei mi­gran­ti ac­col­ti. Ad og­gi, in­fat­ti, so­no 13.022, die­ci in più ri­spet­to a quel­li pre­vi­sti dal Mi­ni­ste­ro. Per ora, ov­via­men­te, per­ché il con­teg­gio è in con­ti­nua evo­lu­zio­ne. Tra og­gi e do­ma­ni si at­ten­do­no al­tri 450 ar­ri­vi. In­som­ma, 460 pro­fu­ghi in più ri­spet­to al do­vu­to (104 so­no già in ar­ri­vo a Tre­vi­so). E il pro­ble­ma è sem­pre lo stes­so: do­ve an­dran­no?

Il ca­so di Ve­ne­zia è em­ble­ma­ti­co e il pre­fet­to Do­me­ni­co Cut­ta­ia le sta pro­van­do tut­te: qui, i mi­gran­ti so­no 2.307 ma di que­sti più di mil­le si tro­va­no nell’ex ba­se mis­si­li­sti­ca di Co­net­ta di Co­na, con buo­na pa­ce del­la tan­to de­can­ta­ta ac­co­glien­za dif­fu­sa. Per­ché, di fat­to, a Ve­ne­zia su 44 Co­mu­ni, 14 so­no sot­to la quo­ta di ri­par­ti­zio­ne e al­tri 23 non ac­col­go­no nem­me­no un mi­gran­te.

Le aree de­ma­nia­li so­no an­co­ra in at­te­sa di ri­spo­sta, co­me la ex ba­se di Ca’ Bian­ca di Chiog­gia: non c’è an­co­ra il be­ne­sta­re del Mi­ni­ste­ro e, in ogni ca­so, non è in con­di­zio­ni ot­ti­ma­li, al mas­si­mo po­treb­be

Il pre­fet­to ha scel­to il Marco Po­lo non cer­to per ca­so. Qui, po­chi gior­ni fa, era scop­pia­to il ca­so del­la pro­fes­so­res­sa Fio­ren­za Pon­ti­ni: la mat­ti­na a scuo­la, il po­me­rig­gio su Fa­ce­book a in­non­da­re la pro­pria ba­che­ca di fra­si raz­zi­ste nei con­fron­ti dei mi­gran­ti. La do­cen­te è sta­ta so­spe­sa e la pro­cu­ra ha aper­to un’in­chie­sta.

La don­na, che in­se­gna­va al Marco Po­lo da po­co più di un me­se, era sta­ta sco­per­ta dai ra­gaz­zi: il suo ca­so ave­va per­si­no sca­te­na­to una in­ter­ro­ga­zio­ne par­la­men­ta­re. «Ci so­no due pro­fi­li in que­sta vi­cen­da – ha esor­di­to Cut­ta­ia – il pri­mo è per­so­na­le, sta a voi aiu­tar­la af­fin­ché re­cu­pe­ri la pro­pria uma­ni­tà. Poi c’è quel­lo pro­fes­sio­na­le: un’in­se­gnan­te è un pun­to di ri­fe­ri­men­to per voi e per la so­cie­tà. Ci so­no del­le re­go­le e chi non le ri­spet­ta è giu­sto sia san­zio­na­to».

Cut­ta­ia sa co­me ra­pi­re la pla­tea: la sua non è una le­zion­ci­na sui mo­di. Trat­ta gli stu­den­ti da adul­ti ve­ri, in­for­ma­ti, co­me han­no di­mo­stra­to di es­se­re fa­cen­do esplo­de­re il ca­so del­la prof di in­gle­se. Li re­spon­sa­bi­liz­za, par­la di at­tua­li­tà, di ne­ces­si­tà.

Il ri­sul­ta­to è che nel sa­lo­ne del li­ceo non vo­la una mo­sca. «Pren­de­te spun­to da que­sta vi­cen­da per vol­ge­re al po­si­ti­vo. Ser­ve una gran­de ope­ra di sen­si­bi­liz­za­zio­ne, e chi me­glio di voi può por­tar­la avan­ti? Non cre­de­te a chi vi di­ce che i mi­gran­ti vi ru­ba­no il fu­tu­ro e la ric­chez­za. A ru­bar­ve­lo ci so­no già i cor­rot­ti, gli eva­so­ri, gli sfrut­ta­to­ri. Non cer­to que­ste per­so­ne che, in­ve­ce, pos­so­no es­se­re dav­ve­ro una ri­sor­sa».

A fi­ne di­scus­sio­ne, co­me giu­sto che sia al ter­mi­ne di un di­bat­ti­to, non man­ca qual­che cri­ti­ca ben strut­tu­ra­ta. «Cer­ta po­li­ti­ca fa le­va sul­la pan­cia del­le per­so­ne, è ve­ro. Ma se rie­sco­no ad ar­ri­va­re al­la pan­cia, vuol di­re che un cer­to ma­les­se­re c’è. E di chi è la col­pa, se non del go­ver­no?», pun­ge Ste­fa­no Ber­ga­ma­schi, rap­pre­sen­tan­te d’isti­tu­to. Cut­ta­ia an­nui­sce, in­cas­sa, par­te­ci­pa. E poi con­ti­nua. Per­ché il ca­so di Go­ro, pic­co­lo Co­mu­ne in pro­vin­cia di Fer­ra­ra in cui i cit­ta­di­ni han­no sbar­ra­to la stra­da al pull­man con i mi­gran­ti (12 don­ne e ot­to bam­bi­ni), ri­schia di ave­re emu­la­to­ri an­che in Ve­ne­to. «Un Co­mu­ne del Ve­ne­zia­no do­ve­va ac­co­glier­ne 14, ma i vi­ci­ni di ca­sa si so­no ri­bel­la­ti e ri­schia di sal­ta­re an­che que­sta ope­ra­zio­ne».

Ri­sul­ta­to? Quei quat­tor­di­ci, con ogni pro­ba­bi­li­tà, fi­ni­ran­no a Co­na. «Do­ve le con­di­zio­ni di vi­ta so­no di­gni­to­se, ma suf­fi­cien­ti», ag­giun­ge Cut­ta­ia. Il pre­fet­to, lu­ne­dì, ha inviato una cir­co­la­re ai 23 sin­da­ci che al mo­men­to non ospi­ta­no mi­gran­ti. «Ho chie­sto lo­ro se sia­no d’ac­cor­do con il si­ste­ma di ri­par­ti­zio­ne del­le quo­te. Se mi di­ran­no di sì, spie­ghe­rò al­le as­so­cia­zio­ni che si fac­cia­no avan­ti sen­za trop­pi pro­ble­mi. Se mi di­ran­no no, se ne as­su­me­ran­no le re­spon­sa­bi­li­tà. Ra­gaz­zi, dif­fi­da­te di un sin­da­co che di­ce “nel mio ter­ri­to­rio non en­tre­rà un so­lo mi­gran­te”. Un sin­da­co non è un si­gno­re feu­da­le, am­mi­ni­stra un ter­ri­to­rio che è del­lo Sta­to, e quin­di di tut­ti noi».

Cut­ta­ia Non do­ve­te cre­de­re a chi di­ce che vi ru­ba­no il fu­tu­ro, so­no una ri­sor­sa

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