De­pres­so, li­ti­ga con il pa­dre e lo stran­go­la

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Regione Attualità - En­ri­co Pre­saz­zi © RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

CER­RO VE­RO­NE­SE «Pron­to Lu­cia­no, vie­ni qui. Ho fat­to una c...ata, ho stran­go­la­to pa­pà». Nem­me­no il tem­po di ca­pi­re, nem­me­no il tem­po di ri­spon­de­re con un: «co­sa hai det­to?». Click. E poi il si­len­zio dall’al­tra par­te del­la cor­net­ta. E Lu­cia­no Tom­ma­si si è sen­ti­to il mondo crol­la­re ad­dos­so. Suo fra­tel­lo Cor­ra­do, 49 an­ni e una vita se­gna­ta dal­la de­pres­sio­ne, ave­va ap­pe­na uc­ci­so il pa­dre Bru­no, 80 an­ni e un prin­ci­pio di Al­z­hei­mer, nel ga­ra­ge del­la lo­ro abi­ta­zio­ne di Cer­ro Ve­ro­ne­se, in Les­si­nia. Stran­go­la­to con una pro­lun­ga elet­tri­ca, pro­ba­bil­men­te la pri­ma co­sa che ha tro­va­to a por­ta­ta di ma­no nel­la ri­mes­sa. L’al­lar­me è scat­ta­to ie­ri, in­tor­no alle 12.30. Cor­ra­do Tom­ma­si ha chia­ma­to pri­ma i ca­ra­bi­nie­ri e poi il fra­tel­lo Lu­cia­no, che vi­ve a Bel­lo­ri di Grez­za­na con la compagna. All’ar­ri­vo sul po­sto i ca­ra­bi­nie­ri l’han­no tro­va­to an­co­ra in ga­ra­ge, in sta­to con­fu­sio­na­le, ed è scat­ta­to l’ar­re­sto. Ac­ca­scia­to ac­can­to al­la mo­no­vo­lu­me di fa­mi­glia, or­mai sen­za più vita, l’an­zia­no pa­dre con il ca­vo an­co­ra le­ga­to at­tor­no al col­lo. In ca­sa, nel pic­co­lo ap­par­ta­men­to a ri­dos­so del­la pro­vin­cia­le 6, l’an­zia­na ma­dre Leo­nel­la (77 an­ni) non si era ac­cor­ta di nul­la.

«Mi so­no pre­ci­pi­ta­to qui e l’ho vi­sto am­ma­net­ta­to da­van­ti ai ca­ra­bi­nie­ri, ho avu­to so­lo la for­za di dir­gli “che ca­vo­lo hai fat­to?” — racconta Lu­cia­no —. Poi ho vi­sto mio pa­dre ste­so in ga­ra­ge. Era mor­to». Sa­ran­no le in­da­gi­ni coor­di­na­te dal pm Mar­co Ze­na­tel­li a chia­ri­re di­na­mi­ca e mo­ven­te di que­sta en­ne­si­ma tra­ge­dia fa­mi­lia­re. Ma dai pri­mi ac­cer­ta­men­ti e dal­la te­sti­mo­nian­za del fra­tel­lo Lu­cia­no, sem­bre­reb­be che Tom­ma­si e il pa­dre ab­bia­no avu­to una ba­na­le di­scus­sio­ne do­po pran­zo. Un di­ver­bio che po­treb­be aver fat­to scat­ta­re il blac­kout nel­la men­te di Cor­ra­do, che cir­ca 20 an­ni fa ave­va la­scia­to il suo la­vo­ro in una dit­ta di mar­mi del­la zo­na a cau­sa del­la de­pres­sio­ne e che da al­lo­ra ve­ni­va se­gui­to dal Cen­tro di sa­lu­te men­ta­le dell’ospe­da­le di Mar­za­na. «Ma lui non era cer­to un vio­len­to o un im­pul­si­vo, ca­so­mai un po’ schi­vo — di­ce il fra­tel­lo —. Era lui che si oc­cu­pa­va di mam­ma e pa­pà». En­tram­bi for­te­men­te pro­va­ti dall’età e dal­la ma­lat­tia. La ma­dre da tem­po fa­ti­ca­va a deam­bu­la­re e si spo­sta­va so­lo ap­pog­gian­do­si a un gi­rel­lo. Pa­pà Bru­no da tem­po ave­va ini­zia­to a da­re se­gni di «de­men­za se­ni­le». For­se la tra­ge­dia è il ge­sto estre­mo di un uo­mo che non riu­sci­va più a ge­sti­re il pe­so del­la ma­lat­tia. Sua e dei due ge­ni­to­ri. Sul­la sal­ma del­la vit­ti­ma è sta­ta di­spo­sta l’au­top­sia men­tre Cor­ra­do Tom­ma­si è in car­ce­re a Mon­to­rio.

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