An­sel­mi: «Ex po­po­la­ri, sto con Cas­se­se Sì ai rim­bor­si, me­glio non si può fa­re»

Par­la l’ex pre­si­den­te di Ve­ne­to Ban­ca: «Ave­va­mo già de­ci­so il cam­bio di no­me»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Economia - Fe­de­ri­co Ni­co­let­ti © RI­PRO­DU­ZIO­NE RI­SER­VA­TA

VE­NE­ZIA «Ha ra­gio­ne Cas­se­se. Bi­so­gna fir­ma­re l’ac­cor­do tra ban­ca e so­ci. Per­ché ri­lan­cia le due ban­che. E per­ché di me­glio non si può ave­re». Ri­tor­na all’im­prov­vi­so, do­po me­si di si­len­zio, Be­nia­mi­no An­sel­mi, il ban­chie­re di lun­go cor­so per tre me­si pre­si­den­te del­la Ve­ne­to Ban­ca tar­ga­ta Atlan­te, che ave­va la­scia­to sbat­ten­do la por­ta a fi­ne ot­to­bre. Per mo­ti­vi che an­co­ra si fa­ti­ca a met­ter buo­no a fuo­co. Per­ché il suo obiet­ti­vo, a due set­ti­ma­ne dal­la chiu­su­ra dell’of­fer­ta di rim­bor­so di Po­po­la­re di Vicenza e Ve­ne­to Ban­ca, è di da­re una spin­ta a mo­do suo al­le ade­sio­ni. «Non è il mo­men­to dei di­stin­guo, ma di far qua­dra­to», ri­pe­te. Pur se, tra le ri­ghe, le co­se det­te non man­ca­no.

Sui rim­bor­si, a po­chi gior­ni dal­la sca­den­za, le ade­sio­ni so­no al 30%. L’obiet­ti­vo dell’80% pa­re inar­ri­va­bi­le.

«Mi au­gu­ro si ar­ri­vi al­me­no al 70%. Vor­rei ri­far­mi all’intervista al Cor­rie­re del­la Se­ra dell’ex pre­si­den­te del­la Cor­te co­sti­tu­zio­na­le Sa­bi­no Cas­se­se: lo eb­bi per 5 an­ni pre­si­den­te al Ban­co di Si­ci­lia. Gli ri­co­no­sco com­pe­ten­ze, cul­tu­ra, ri­go­re mo­ra­le e lun­gi­mi­ran­za inar­ri­va­bi­li. Se con­si­glia di fir­ma­re l’ac­cor­do è per­ché dav­ve­ro di me­glio non si può ot­te­ne­re».

Quin­di lei di­ce di ade­ri­re.

«As­so­lu­ta­men­te sì. An­che sen­za far pa­ra­go­ni con ti­to­li di ban­che quo­ta­te che han­no ap­pe­na com­ple­ta­to au­men­ti di ca­pi­ta­le e con cui si è per­so di più. L’of­fer­ta, con quel­la com­mer­cia­le, con la pos­si­bi­li­tà di pun­ta­re sul ri­lan­cio e sul war­rant, cre­do va­da col­ta. An­ch’io vor­rei la Lu­na. Ma se non si può, mi ba­sta an­che una foto».

For­se i so­ci si at­ten­do­no, con l’ar­ri­vo del­lo Sta­to, non di aver di più, ma di po­ter fa­re cau­se, sa­pen­do che la ban­ca non può fal­li­re.

«Non è co­sì. Lo Sta­to en­tra so­lo se ci so­no le con­di­zio­ni. Non si può ri­bal­ta­re la si­tua­zio­ne con una cau­sa. Co­me ha det­to Cas­se­se, se si fa af­fon­da­re la na­ve non pas­se­rà al­cu­no ya­cht di lus­so a sal­var­ti».

Ci­ta in con­ti­nua­zio­ne Cas­se­se. Pa­re una can­di­da­tu­ra per la ban­ca post-fu­sio­ne...

«Sa­reb­be la più gran­de for­tu­na che pos­sa ave­re».

S’è det­to che il ri­tar­do nel via all’of­fer­ta ai so­ci sia tra i mo­ti­vi per cui si è di­mes­so.

«Po­treb­be es­se­re una con­cau­sa. Ma non è il mo­men­to dei di­stin­guo, ma di far qua­dra­to».

Im­ma­gi­na­va un per­cor­so più ra­pi­do? E qua­le? Un cam­bio di no­me?

«Più ra­pi­do sì: avrei vo­lu­to par­ti­re a ot­to­bre-no­vem­bre. Il cam­bio di no­me era sta­to de­li­be­ra­to in con­si­glio: ave­vo pro­po­sto Isti­tu­to ban­ca­rio ita­lia­no, do­po aver avu­to la di­spo­ni­bi­li­tà a po­ter­lo usa­re (è di In­te­sa, ndr). Ma po­co cam­bia: se han­no dif­fe­ri­to i ter­mi­ni ci sa­ran­no sta­ti va­li­di mo­ti­vi».

Sul per­so­na­le si te­mo­no con la fu­sio­ne ta­gli pe­san­ti.

«Ha det­to lei che vo­le­vo far le

In­cur­sio­ne

Be­nia­mi­no An­sel­mi, 75 an­ni, ex pre­si­den­te di Ve­ne­to Ban­ca: ha gui­da­to da da Ad, Bi­pop Ca­ri­re, Ban­co di Si­ci­lia, Cas­sa di Par­ma e Pia­cen­za e Ban­ca Ca­ri­me co­se al­la svel­ta. Per da­re ri­spo­ste ai clien­ti e non per­der fat­tu­ra­to. Ri­tar­da­re le de­ci­sio­ni lo com­por­ta fa­tal­men­te. Gli esu­be­ri so­no le­ga­ti ai pro­get­ti e al­la pos­si­bi­li­tà di com­pie­re gi sfor­zi straor­di­na­ri ri­chie­sti in si­tua­zio­ni straor­di­na­rie. Pen­san­do che que­ste ban­che non han­no so­lo pro­ble­mi, ma an­che op­por­tu­ni­tà».

Il do­mi­nus di Atlan­te, Ales­san­dro Pe­na­ti ha par­la­to di gal­le­ria de­gli or­ro­ri.

«Sì, ma i ma­na­ger de­vo­no tra­sfor­mar­le in gal­le­rie di op­por­tu­ni­tà. Al­tro­ve l’ab­bia­mo fat­to. E in tut­te le azien­de ci so­no pun­ti po­si­ti­vi: non può es­ser tut­to sba­glia­to».

E qui qua­le ve­de?

«Il le­ga­me col ter­ri­to­rio che co­mun­que c’è e con i clien­ti ri­ma­sti fe­de­li. E l’at­tac­ca­men­to straor­di­na­rio dei di­pen­den­ti. Il lo­ro sfor­zo in Ve­ne­to Ban­ca non l’ave­vo mai vi­sto in una vi­ta di la­vo­ro. Si ri­cor­di che non c’è mi­glior per­so­na­le di quel­lo che sof­fre gran­dis­si­me dif­fi­col­tà: svi­lup­pa an­ti­cor­pi e ca­pa­ci­tà che chi è tran­quil­lo nean­che im­ma­gi­na. E mi la­sci di­re un’al­tra co­sa».

Pre­go.

«Le guer­re si vin­co­no con gli eser­ci­ti al­le spal­le. Ca­dor­na con le de­ci­ma­zio­ni eb­be Ca­po­ret­to, Diaz con la con­di­vi­sio­ne la vit­to­ria sul Pia­ve. Inu­ti­le ur­la­re nel­le orec­chie e sca­ri­ca­re re­spon­sa­bi­li­tà sul­la strut­tu­ra. Og­gi pe­rò so­no con­for­ta­to dal­la pre­sen­za di un ma­na­ger co­me Fa­bri­zio Vio­la: le si­tua­zio­ni straor­di­na­rie sa co­sa so­no».

Tra le op­por­tu­ni­tà ve­de la ge­stio­ne in ca­sa dei cre­di­ti in sof­fe­ren­za?

«Sì. Non cre­do che il per­so­na­le di Fon­spa o Pre­lios sia me­glio di quel­lo di Ve­ne­to Ban­ca. Ba­sta es­se­re at­ti­vi e ave­re gli in­di­riz­zi giu­sti. E poi si ta­glie­reb­be­ro con­su­len­ze. Dan­do se­gna­li di so­brie­tà».

 Sull’in­te­sa con i so­ci spe­ro si rag­giun­ga al­me­no il 70 per cen­to

Riec­co­lo. Il suo suc­ces­so­re Mas­si­mo Lan­za ha det­to che la con­fer­ma. Pe­rò lei co­me va­lu­ta i 450 mi­la eu­ro al con­si­glie­re con de­le­ghe di Ban­ca In­ter­mo­bi­lia­re Gior­gio Gi­rel­li? Per Lan­za è ra­gio­ne­vo­le.

«Cre­do ci sia sta­to un ma­lin­te­so. Sten­to a cre­de­re che sia sta­to at­tri­bui­to un com­pen­so di quel ge­ne­re, che com­por­ta al­me­no de­le­ghe ope­ra­ti­ve. La ban­ca fa­reb­be be­ne a smen­ti­re».

Il mar­chio? Ave­vo pro­po­sto l’uso di Isti­tu­to ban­ca­rio ita­lia­no

Col sen­no di poi s’è pen­ti­to di aver mol­la­to?

«Se non aves­si da­to un se­gna­le for­te non sa­rei sta­to cre­di­bi­le. Non ho la ve­ri­tà in ta­sca, for­se so­no fuo­ri dal tem­po. Ma og­gi ab­bia­mo bi­so­gno di crea­re la­vo­ro, fi­du­cia e va­lo­re. Con l’esem­pio e la so­brie­tà. Per que­sto di­co che è ne­ces­sa­rio far qua­dra­to. E ai so­ci di fir­ma­re e guar­da­re avan­ti».

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