Ec­ces­si e sfot­tò, la vi­ta di Jer­ry sui so­cial «So­no la leg­ge, pron­to a ogni fol­lia»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Di Ro­ber­ta Po­le­se

Il pro­fi­lo fa­ce­book di Efe Jer­ry Og­bo­ru rac­con­ta mol­to di lui. La ri­cer­ca dei «sol­di che spaz­za­no via ogni pro­ble­ma», lo spre­gio per le isti­tu­zio­ni quan­do di­ce «la leg­ge so­no io», uni­ti a scat­ti e at­teg­gia­men­ti pro­vo­ca­to­ri , con­tri­bui­sco­no a fa­re rien­tra­re l’ar­re­sta­to nel­lo ste­reo­ti­po del pro­fu­go giun­to in Ita­lia per fa­re la bel­la vi­ta.

PA­DO­VA Se c’è uno ste­reo­ti­po ne­ga­ti­vo del pro­fu­go «ar­ri­va­to in Ita­lia per spas­sar­se­la», co­me il rap­per «Bel­lo fi­go» che con­ti­nua a spo­po­la­re e che ha fat­to tan­to in­fu­ria­re i le­ghi­sti, il ni­ge­ria­no ar­re­sta­to ie­ri dai ca­ra­bi­nie­ri lo ha cen­tra­to in pie­no. Fa­ce­book sa­rà an­che una ve­tri­na che rac­con­ta una ve­ri­tà par­zia­le, ma c’è da di­re che Efe Jer­ry Og­bo­ru ha get­ta­to in pa­sto ai so­cial la sua me­tà più di­scu­ti­bi­le.

Nel­la ba­che­ca vir­tua­le, che fon­ti qua­li­fi­ca­te con­fer­ma­no es­se­re quel­la dell’ar­re­sta­to, lo stes­so Efe Jer­ry met­te in fi­la una se­rie di fra­si che mo­stra­no stra­fot­ten­za, ar­ro­gan­za, spre­gio del­le isti­tu­zio­ni e una smo­da­ta e osten­ta­ta ri­cer­ca del­la bel­la vi­ta ad ogni co­sto. Non che al­tri suoi coe­ta­nei ita­lia­ni sia­no esen­ti da cer­te ca­du­te di sti­le, e non è cer­to un rea­to di­chia­ra­re aper­ta­men­te di es­se­re so­lo al­la ri­cer­ca di sol­di e bel­la vi­ta. Ma in con­te­sti co­me que­sti, e con un so­spet­to di stu­pro con mol­te pro­ve, ci so­no pa­ro­le che pe­sa­no co­me ma­ci­gni. E so­lo quel­le che Efe Jer­ry pro­nun­cia, per esem­pio, il die­ci gen­na­io scor­so, quan­do, po­stan­do una fo­to che lo ri­trae in un at­teg­gia­men­to da di­vo, con oc­chia­li scu­ri e po­sa da rap­per di­ce: «Non per­dia­mo tem­po in pet­te­go­lez­zi, è ar­ri­va­to il mo­men­to di la­vo­ra­re per sol­di, i sol­di ti fan­no sor­ri­de­re e di­men­ti­ca­re i tuoi di­spia­ce­ri, il 2017 de­ve ob­be­dir­mi, io so­no la leg­ge». Que­sta fac­cen­da dei pet­te­go­lez­zi ri­tor­na spes­so nel­le fra­si del gio­va­ne ni­ge­ria­no.

Di pet­te­go­lez­zi, ad esem­pio, tor­na a par­la­re an­che il 28 feb­bra­io scor­so, quan­do se la pren­de con qual­cu­no che «fa pet­te­go­lez­zi sul suo conto», in­ten­den­do di­re che c’è qual­cu­no che rac­con­ta in gi­ro sto­rie non ve­re che lo ri­guar­da­no. Il ra­gaz­zo scri­ve sem­pre in un in­gle­se a trat­ti in­com­pren­si­bi­le, e con uno slang ti­pi­co che i gio­va­ni og­gi chia­ma­no «swag» (che è lo sti­le dell rap­per «bel­lo fi­go»: dis­sa­cra­to­re, e pro­vo­ca­to­rio) met­te den­tro al­le fra­si una lun­ga se­rie di pa­ro­lac­ce. Quel 28 feb­bra­io il ni­ge­ria­no è piut­to­sto ar­rab­bia­to, sem­bra che qual­cu­no lo ab­bia rim­pro­ve­ra­to di qual­co­sa e lui nel po­st a più ri­pre­se ri­pe­te che la gen­te de­ve smet­ter­la di far­si i fat­ti suoi, pro­prio co­me lui non si fa i fat­ti de­gli al­tri.

Ol­tre al­le pa­ro­lac­ce, un al­tro gran­de pro­ta­go­ni­sta del­le fra­si su fa­ce­book è Dio. Co­me il 9 gen­na­io quan­do ap­pog­gia­to ad una mac­chi­na gial­la, con i so­li­ti oc­chia­li da so­le, ca­not­tie­ra e mu­sco­li in mo­stra, di­ce: «Non ver­go­gnar­ti mai di quel­lo che hai fat­to per­chè Dio use­rà la tua sto­ria per la sua glo­ria». Il ri­chia­mo a Dio è for­te tan­to quan­to il bi­so­gno di ap­pa­ri­re af­fer­ma­to, ar­ri­va­to. Co­sa che fa quan­do si ve­ste co­me un rap­per, in­dos­sa col­la­ne e gio­iel­li, o cap­pel­li al­la mo­da im­mer­so nel­la ne­ve, vi­ci­no a mac­chi­ne di lus­so. Il lin­guag­gio del cor­po è quel­lo di un ra­gaz­zo che vuol di­mo­stra­re di aver rag­giun­to, in Ita­lia, il suo sta­to di gra­zia. Le fo­to po­sta­te gi­ra­no il mon­do, ar­ri­va­no for­se an­che ai suoi fa­mi­lia­ri. Non ci so­no im­ma­gi­ni che lo ri­trag­go­no nel cen­tro di ac­co­glien­za di Ba­gno­li, do­ve pu­re pas­sa gran par­te del gior­no. Le fo­to so­no quel­le dei mo­men­ti li­be­ri pas­sa­ti in un bar di Con­sel­ve con al­tri suoi ami­ci o con al­cu­ni pa­ren­ti, co­me la cu­gi­na che in­dos­sa un truc­co trop­po pe­san­te per la sua età. «So­no pron­to per qual­sia­si co­sa tu cre­di fol­le», è l’ul­ti­mo mes­sag­gio. È lo scor­so 10 mar­zo.

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