Mion: ora bisogna fa­re pre­sto, e la fu­sio­ne entro l’an­no Sia­mo già del­lo Sta­to

Il pre­si­den­te Bpvi: ne va del fu­tu­ro del ter­ri­to­rio

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Economia - di Fe­de­ri­co Ni­co­let­ti © RIPRODUZIONE RISERVATA

VI­CEN­ZA «Bisogna fa­re pre­sto. Mol­to pre­sto. Spe­ro che la fu­sio­ne tra Po­po­la­re di Vi­cen­za e Ve­ne­to Ban­ca sia pos­si­bi­le entro fi­ne an­no». Gian­ni Mion, pre­si­den­te di Bpvi, ri­pren­de il gior­no do­po il fi­lo del ra­gio­na­men­to espres­so, l’al­tra se­ra, dal co­mu­ni­ca­to che an­nun­cia l’ap­pro­va­zio­ne del bi­lan­cio 2016. Una no­ta che non te­me di far emer­ge­re la cri­ti­ci­tà del­la si­tua­zio­ne, for­se spe­ran­do che al­me­no quel­la ser­va a con­vin­ce­re dell’ur­gen­za di in­ter­ve­ni­re con ra­pi­di­tà at­tra­ver­so i fon­di sta­ta­li per met­te­re in si­cu­rez­za la ban­ca. Evi­tan­do che l’at­tua­le cli­ma di in­cer­tez­za sul­la ri­ca­pi­ta­liz­za­zio­ne dia il col­po di gra­zia a Vi­cen­za e Mon­te­bel­lu­na. «Le de­ci­sio­ni, il sì o il no, de­vo­no ar­ri­va­re mol­to ra­pi­da­men­te. Poi ve­do che tut­ti ri­ten­go­no po­si­ti­va la man­can­za di sca­den­ze... Ma io spe­ro nel­la ve­lo­ci­tà. Il co­mu­ni­ca­to dell’al­tra se­ra mi pa­re chia­ris­si­mo».

Mo­stra un qua­dro cri­ti­co.

«È una no­ta se­ria, an­che con trat­ti drammatici, ma ri­go­ro­sa. Inu­sua­le ri­spet­to al­le con­sue­te co­mu­ni­ca­zio­ni, in cui al­la fi­ne si cer­ca sem­pre di ar­ri­va­re a di­re che tut­to va be­ne. Spe­ro che ca­pi­sca­no che la no­stra si­tua­zio­ne è quel­la lì. La con­si­de­ro una con­fes­sio­ne lai­ca. Un co­mu­ni­ca­to che avreb­be fatto Pie­tro Mar­zot­to, con cui ho avu­to la for­tu­na di la­vo­ra­re. Lui in­ten­de­va co­sì le re­la­zio­ni ai bi­lan­ci, che pre­pa­ra­va con estre­mo ri­go­re».

Pre­sto co­sa si­gni­fi­ca? Un in­ter­ven­to da de­fi­ni­re in set­ti­ma­ne? Ar­ri­va­re all’as­sem­blea di bi­lan­cio, a fi­ne apri­le, con i tim­bri a po­sto?

«Pen­so che sa­rà dif­fi­ci­le, con tut­to quel che ser­ve. E non mi per­met­to ov­via­men­te di da­re ul­ti­ma­tum. L’idea­le per noi re­sta di rea­liz­za­re il pro­get­to di fu­sio­ne tra Vi­cen­za e Mon­te­bel­lu­na entro fi­ne 2017. Vor­reb­be di­re par­ti­re con le de­li­be­re tra mag­gio e giu­gno. Già co­sì non sa­reb­be una pas­seg­gia­ta, an­che per­ché il la­vo­ro de­ve an­co­ra en­tra­re nel­la sua fa­se più in­ten­sa».

Le due ban­che so­no an­co­ra sal­va­bi­li? O è trop­po tar­di?

«Io cre­do che non val­ga la pe­na far in­ve­sti­men­ti per ri­vi­ta­liz­zar­le se­pa­ra­ta­men­te. Cre­do che in­ve­ce che val­ga la­vo­ra­re a una fu­sio­ne su una ban­ca concentrata sul fu­tu­ro di que­sto ter­ri­to­rio. Sa­reb­be sta­to me­glio far pri­ma. Ma pro­ba­bil­men­te il tem­po tra­scor­so è ser­vi­to a con­vin­ce­re tut­ti del­la ne­ces­si­tà del pro­get­to. E l’ar­ri­vo di Fa­bri­zio Vio­la ha da­to un’ac­ce­le­ra­zio­ne mol­to im­por­tan­te».

Te­me che la ri­chie­sta di Bce di due ri­ca­pi­ta­liz­za­zio­ni se­pa­ra­te ri­met­ta in mo­to pia­ni per fu­tu­ri di­vi­si? Idee di ac­qui­si­zio­ni ca­so per ca­so?

«È so­lo una mia idea per­so­na­le, ma la ve­do dif­fi­ci­le. Con le per­di­te che do­vre­mo re­gi­stra­re l’uni­co ve­ro van­tag­gio ad in­ter­ve­ni­re in que­sto mo­men­to sa­reb­be­ro i cor­po­si van­tag­gi fi­sca­li che ne de­ri­ve­reb­be­ro».

Il fon­do Atlan­te si è de­fi­la­to e non vi ri­spon­de sul­la par­te­ci­pa­zio­ne all’au­men­to di ca­pi­ta­le, lo Sta­to de­ve an­co­ra ar­ri­va­re co­me so­cio di ri­fe­ri­men­to. La si­tua­zio­ne pa­re tor­na­ta in­die­tro di un an­no, a pri­ma dell’au­men­to di ca­pi­ta­le, quan­do i cda ope­ra­va­no sen­za un ve­ro pa­dro­ne.

«No, non è co­sì. C’è ed è an­co­ra Atlan­te, che ha fatto tut­to quel che po­te­va. E poi l’al­tro pa­dro­ne c’è già, vi­ste la ga­ran­zie ri­la­scia­te dal­lo Sta­to sul­le ob­bli­ga­zio­ni per la li­qui­di­tà, che ora ab­bia­mo ri­chie­sto per al­tri 2,2 mi­liar­di. La ban­ca per cer­ti ver­si è già sta­ta­le, vi­sto il ruo­lo de­ci­si­vo di que­gli stru­men­ti. Co­me ve­de i re­fe­ren­ti so­no due».

In cda si ve­do­no le pri­me di­mis­sio­ni. Do­po Fran­ce­sco Mi­che­li, Mar­co Bol­gia­ni. Mol­to si fa­vo­leg­gia su di lei. Fi­no a quan­do re­sta?

«Fi­no al­la fi­ne. La­sce­rò quan­do si ca­pi­rà che per la vi­cen­da c’è una con­clu­sio­ne. Qua­lun­que sia».

Ave­te chiu­so le tran­sa­zio­ni con i so­ci con ade­sio­ni sod­di­sfa­cen­ti. Ma l’ope­ra­zio­ne riu­sci­rà dav­ve­ro a cam­bia­re il cli­ma in­tor­no al­la ban­ca?

«So­no con­vin­to che ab­bia se­gna­to una ri­pre­sa del dia­lo­go con i clien­ti. Spe­ria­mo por­ti ad esi­ti po­si­ti­vi».

Sen­ta, ma ri­guar­dan­do in­die­tro ave­te per­so tem­po sul ri­lan­cio del­la ban­ca nel­la pri­ma fa­se del­la ge­stio­ne?

«No. Guar­di, que­sto si può di­re sem­pre. Ma io pos­so te­sti­mo­nia­re il gran­de im­pe­gno del­la strut­tu­ra no­no­stan­te le con­ti­nue dif­fi­col­tà, co­me la rac­col­ta cor­po­ra­te che ri­pren­de ad usci­re per l’in­cer­tez­za di que­sti gior­ni. L’area com­mer­cia­le ha fatto quan­to era pos­si­bi­le. E ha ge­sti­to dav­ve­ro be­ne le tran­sa­zio­ni con i so­ci».

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