GLI «SCHEI» E LA SFI­DA DEI VA­LO­RI

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Di Gi­gi Co­piel­lo

«Schei»: in­su­pe­ra­to. Mol­to è sta­to scrit­to sul Ve­ne­to: in­chie­ste, sag­gi, ro­man­zi, gial­li. Ec­cel­len­ti, an­che. Ma il li­bro di Gia­nan­to­nio Stel­la ri­ma­ne in­su­pe­ra­to per­ché ha sta­bi­li­to una vol­ta per tut­te co­sa è sta­to, per­ché è sta­to: «schei». Tut­to co­min­ciò con le fab­bri­che. Fab­bri­che di «schei». Ne era­no con­vin­ti an­che gli ope­rai, che gri­da­ro­no «fo­ra i schei» ai lo­ro «pa­ro­ni» ri­ma­ti all’oc­cor­ren­za. E quan­do di­ven­tò dif­fi­ci­le far cre­sce­re le fab­bri­che, si vi­rò sul mat­to­ne. Si ipo­te­ca­ro­no le fab­bri­che per fa­re con­do­mi­ni e ca­pan­no­ni. E gli schei ar­ri­va­ro­no me­glio di pri­ma. Poi ar­ri­vò la cri­si de­gli im­mo­bi­li e lì le ban­che, com­pa­gne del­la vi­ta, di­ven­ta­ro­no il mas­si­mo del­la vi­ta. Il mon­do an­da­va a ro­ve­scio, le fab­bri­che si fer­ma­va­no, ban­che di gran fa­ma sal­ta­va­no, ma con le due po­po­la­ri ve­ne­te si fa­ce­va­no an­co­ra e sem­pre schei. Com’è fi­ni­ta, si sa. Ma quel­lo che si è per­so non so­no tan­to e sol­tan­to schei. Ma qual­co­sa di ben più so­li­do e pro­fon­do. Die­tro agli «schei» di Stel­la c’era­no fab­bri­che, pro­dot­ti, mer­ca­ti, com­pe­ten­ze, cul­tu­re. C’era­no «va­lo­ri»: in­no­va­zio­ne con­tro tra­di­zio­ne, re­spon­sa­bi­li­tà con­tro fa­ta­li­tà, per­si­no me­tro­po­li in­ve­ce che «pro­vin­cia». Si pen­sò, si spe­rò an­che, che il Ve­ne­to agri­co­lo e pe­ri­fe­ri­co di­ven­tas­se il Ve­ne­to in­du­stria­le aper­to sul mon­do. Ma Stel­la ave­va vi­sto «più» giu­sto: «schei». E il mon­do del­le fab­bri­che fu mes­so da par­te. Usa­to e get­ta­to.

La co­sa non ap­pa­re dal­le sta­ti­sti­che dei vo­lu­mi, dei fat­tu­ra­ti, de­gli ex­port. Ma si evi­den­zia nei com­por­ta­men­ti so­cia­li: quel­li che han­no con­dot­to cen­ti­na­ia di mi­glia­ia di ve­ne­ti a mi­gra­re dai va­lo­ri del­la fab­bri­ca ai va­lo­ri im­mo­bi­lia­ri e poi a quel­li ban­ca­ri. In una de­ri­va che ri­cu­sa­va ri­schio e in­no­va­zio­ne per la spe­cu­la­zio­ne e in­fi­ne la ren­di­ta. E si evi­den­zia in­fi­ne nel ruo­lo del­le gran­di im­pre­se. Il Ve­ne­to è sem­pre sta­to un mon­do di gran­di im­pre­se e quel­la pre­sen­za ha vo­lu­to di­re mol­to. Si pen­si ai tan­ti isti­tu­ti tec­ni­ci fi­glia­ti dal­le gran­di im­pre­se del tem­po. Si pen­si al Pre­mio Mar­zot­to ne­gli an­ni ’50 e ’60. Si pen­si al­la gran­de zo­na in­du­stria­le di Schio, «di­se­gna­ta» da un di­ri­gen­te Eni. Le gran­di im­pre­se era­no il «cen­tro» de­gli as­set­ti po­li­ti­ci, so­cia­li, cul­tu­ra­li di pez­zi im­por­tan­ti del Ve­ne­to. Per­si­no a Venezia. E quan­do ar­ri­va­ro­no le «pic­co­le» a co­pri­re tut­to il Ve­ne­to, si pen­sò, si spe­rò, che il cer­chio si chiu­des­se. Ed in­ve­ce: og­gi le gran­di im­pre­se ci so­no, an­co­ra, co­me sem­pre. Qual­cu­na è lea­der mon­dia­le. Ma non so­no più al «cen­tro» di nes­sun as­set­to po­li­ti­co, so­cia­le, cul­tu­ra­le. Nem­me­no nel­le lo­ro as­so­cia­zio­ni. E il «cen­tro» è do­ve lo ave­va mes­so Stel­la: schei. Stel­la: in­su­pe­ra­to. E ad og­gi in­su­pe­ra­bi­le: cos’è l’au­to­no­mia se non dac­ca­po e sem­pre, co­mun­que e so­lo que­stio­ne di schei? Co­sì va in que­sta par­te di mon­do. Ep­pu­re le sta­ti­sti­che so­no lì, a fian­co dei com­por­ta­men­ti. Le sta­ti­sti­che par­la­no di fat­tu­ra­ti, ma die­tro ci so­no an­che va­lo­ri e per­so­ne di va­lo­re. Con gli stes­si va­lo­ri di in­clu­sio­ne, in­no­va­zio­ne e com­pe­ti­zio­ne che Roc­ca ha in­di­vi­dua­to nel ri­na­sci­men­to di Mi­la­no. So­no i va­lo­ri che de­vo­no rien­tra­re in gio­co an­che nel Ve­ne­to. Con for­za ed al più pre­sto. An­che per­ché a Mi­la­no, or­mai tra le ca­pi­ta­li dell’eu­ro, mi­gra­no tan­ti giovani di un Ve­ne­to a cui ri­man­go­no so­lo schei.

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