PRO­FU­GHI, IL PAT­TO DI RECIPROCITÀ

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Di Mas­si­mi­lia­no Me­lil­li © RIPRODUZIONE RISERVATA

C’è un giu­di­ce a Ve­ro­na. Si chia­ma Ri­ta Cac­ca­mo e con una de­ci­sio­ne pre­sa du­ran­te un’udien­za di con­va­li­da, ha ri­por­ta­to il Pae­se con i pie­di per ter­ra, su una fre­quen­za d’on­da na­zio­nal­po­po­la­re spes­so sto­na­ta al­la vo­ce im­mi­gra­zio­ne e rea­ti. No­no­stan­te re­cen­ti sta­ti­sti­che esclu­da­no che i rea­ti com­mes­si da pro­fu­ghi sia­no da so­glia d’al­lar­me, l’ef­fet­to pro­dot­to su­gli ita­lia­ni è co­mun­que im­pat­tan­te. Sia­mo in un con­te­sto bor­der­li­ne, do­ve (con)vi­vo­no pau­re, si­cu­rez­za, iden­ti­tà.

Tor­nia­mo al giu­di­ce di Ve­ro­na e al­la ve­ri­tà che in mol­ti ve­do­no ma nes­su­no (ri)co­no­sce. Ma­sa­neh Kan­teh, 27 an­ni, ri­chie­den­te asi­lo del Gam­bia, uno dei 300 ospi­ti nel cen­tro di ac­co­glien­za di Co­sta­gran­de, è usci­to ubria­co di not­te. Ar­ma­to di cac­cia­vi­te, ha sva­li­gia­to due abi­ta­zio­ni ad Ave­sa. A bloc­car­lo so­no sta­ti pri­ma al­cu­ni vi­ci­ni e poi i po­li­ziot­ti, con­tro cui il pro­fu­go ha an­che ten­ta­to di sca­glia­re una bot­ti­glia. Al­la fi­ne è sta­to ar­re­sta­to. Il giu­di­ce Cac­ca­mo ha sta­bi­li­to che Ma­sa­neh do­vrà re­sta­re in car­ce­re al­me­no fi­no al­la da­ta del pro­ces­so, rin­via­to a lu­glio. Ac­cu­se: fur­to, ten­ta­to fur­to e re­si­sten­za. Il giu­di­ce ha po­sto l’ac­cen­to sul rap­por­to fra noi e i ri­chie­den­ti asi­lo con un’af­fer­ma­zio­ne di prin­ci­pio fi­glia del buon sen­so nel si­ste­ma Pae­se che ospi­ta mi­glia­ia di ri­chie­den­ti asi­lo: «L’im­pu­ta­to, da po­co en­tra­to nel ter­ri­to­rio del­lo Sta­to, si è su­bi­to pre­di­spo­sto a gra­vi con­dot­te pre­da­to­rie ag­gre­den­do le for­ze dell’or­di­ne del Pae­se che lo ospi­ta e lo man­tie­ne in un cen­tro di ac­co­glien­za». Di re­cen­te, è sta­ta De­bo­ra Ser­rac­chia­ni, pre­si­den­te del Friu­li-Ve­ne­zia Giu­lia (ed ex vi­ce­se­gre­ta­ria Pd) ad es­se­re som­mer­sa dal­le po­le­mi­che per un com­men­to ad un epi­so­dio odio­so: la ten­ta­ta vio­len­za ses­sua­le di un ri­chie­den­te asi­lo ira­che­no ad una gio­va­ne nel­la sta­zio­ne di Trie­ste. «La vio­len­za ses­sua­le è un at­to odio­so e schi­fo­so sem­pre ave­va so­ste­nu­to la go­ver­na­tri­ce - ma ri­sul­ta so­cial­men­te e mo­ral­men­te an­cor più inac­cet­ta­bi­le quan­do è com­piu­to da chi chie­de e ot­tie­ne ac­co­glien­za nel no­stro Pae­se». E ag­giun­ge­va: «L’ob­bli­go dell’ac­co­glien­za uma­ni­ta­ria non può es­se­re di­sgiun­to da un al­tret­tan­to ob­bli­ga­to­rio sen­so di giustizia, da eser­ci­ta­re con­tro chi rom­pe un pat­to di ac­co­glien­za». Già, il pat­to fra il Pae­se che ospi­ta e i ri­chie­den­ti asi­lo che chie­do­no ospi­ta­li­tà. Ac­cor­do che ruo­ta at­tor­no al prin­ci­pio di reciprocità. Vìo­la­re ta­le pat­to con un rea­to è gra­vis­si­mo. An­co­ra più de­le­te­rio è che la po­li­ti­ca si li­mi­ti ad ur­la­re. Ora Il giu­di­ce Cac­ca­mo e ci ob­bli­ga a con­fron­tar­ci prag­ma­ti­ca­men­te.

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