Iro­nia, li­scio e noir nel­le «con­fes­sio­ni» di Pao­la Ce­re­da

Il ro­man­zo della psi­co­lo­ga Ce­re­da am­bien­ta­to in Po­le­si­ne: una vi­cen­da di tra­di­men­ti e misteri

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Me­lil­li

Im­ma­gi­na­te il Po­le­si­ne, a Bot­tec­chio sul Po (luo­go di fin­zio­ne) e un dan­cing club, «Il Sor­ri­so», che com­pie cinquanta anni. Tutto in­tor­no un Ve­ne­to ru­ra­le, con­ti­guo all’Emi­lia Ro­ma­gna, are­ne in­co­lo­ri di neb­bie e ne­bu­lo­se a dis­sol­ve­re pic­co­le e gran­di storie di pae­se più o me­no proi­bi­te do­ve i sen­ti­men­ti, meglio, una mal­ce­la­ta idea dell’amo­re, pos­so­no fare la dif­fe­ren­za più nel ma­le che nel be­ne e vi­vo­no (o muo­io­no) a rit­mo di li­scio e ma­zur­che. È co­me spe­ri­men­ta­re, at­tra­ver­so la let­tu­ra, la fe­no­me­no­lo­gia del mi­to di Raoul Ca­sa­dei, in­clu­si an­nes­si e con­nes­si di an­tro­po­lo­gia flu­via­le con cer­ti fan­ta­sma­go­ri­ci luo­ghi del Po che ispi­ra­no cop­pie, tra­di­men­ti e re­go­la­men­ti di con­ti.

A que­sta ta­vo­loz­za, ag­giun­ge­te il go­liar­di­co co­lo­re del pro­prie­ta­rio della ba­le­ra-mi­cro­co­smo do­ve si muo­vo­no at­to­ri naturali di sé stes­si, co­me il pro­ta­go­ni­sta Frank Sa­po­na­ra, ori­gi­ni non cer­to al­toa­te­si­ne, un pas­sa­to sti­le Rick Blai­ne ov­ve­ro l’Hum­prey Bo­gart in Ca­sa­blan­ca, il pre­sen­te sospeso fra l’im­pe­ni­ten­te bal­le­ri­no di li­scio e un ac­ca­ni­men­to qua­si te­ra­peu­ti­co nel eser­ci­tar­si co­me tom­beur de fem­mes, un fu­tu­ro de­ci­sa­men­te in­cer­to tutto da scri­ve­re. Con­di­te il tutto con donne, don­ni­ne e don­no­ne in pai­let­tes e una mor­te misteriosa, agi­ta­te se­con­do l’umo­re di gior­na­ta e avre­te fra le ma­ni un ro­man­zo esi­la­ran­te, fuori dal co­ro, pu­ro pia­ce­re, che si be­ve co­me un cock­tail ghiac­cia­to in una gior­na­ta da 40 gra­di: Con­fes­sio­ni au­da­ci di un bal­le­ri­no di li­scio (Bal­di­ni e Ca­stol­di, 208 pa­gi­ne, 15 eu­ro). Lo ha scrit­to Pao­la Ce­re­da, psi­co­lo­ga brian­zo­la e ap­pas­sio­na­ta di tea­tro. Do­po un lun­go pe­rio­do co­me as­si­sten­te al­la re­gia, è an­da­ta in gi­ro per il mon­do fi­no ad ap­pro­da­re in Ar­gen­ti­na, do­ve si è av­vi­ci­na­ta al tea­tro co­mu­ni­ta­rio. Oggi vi­ve a To­ri­no e si oc­cu­pa di pro­get­ti ar­ti­sti­ci e cul­tu­ra­li nel so­cia­le. Vin­ci­tri­ce di nu­me­ro­si con­cor­si let­te­ra­ri, fi­na­li­sta al Pre­mio Cal­vi­no nel 2001 e nel 2009, ha pub­bli­ca­to Della vita di Al­fre­do (2009), Se chie­di al ven­to di re­sta­re (2014) e Le tre not­ti dell’ab­bon­dan­za (2015). Ora il nuo­vo ro­man­zo, bel­lis­si­mo, che fa della Ce­re­da una del­le vo­ci più ori­gi­na­li della nar­ra­ti­va con­tem­po­ra­nea. Già la lo­ca­tion, il plot e lo sti­le, evo­ca­no la ma­gia di un mon­do pi­ca­re­sco. Una gal­le­ria di per­so­nag­gi che pa­re ispi­ra­ta al­le av­ven­tu­re di Don Chi­sciot­te o a cer­ti ver­si di To­ni­no Guer­ra, fa (ri)vivere, qua­si a toc­car­la con ma­no, la di­men­sio­ne che si re­spi­ra al Sor­ri­so dan­cing club, la ba­le­ra più co­no­sciu­ta lun­go il Po.

Ec­co il suo pro­prie­ta­rio, Frank Sa­po­na­ra, al­le pre­se con una gran­de fe­sta di com­plean­no al­la qua­le par­te­ci­pa l’in­te­ra co­mu­ni­tà di Bot­tec­chio sul Po. Frank so­mi­glia mol­to ad un per­so­nag­gio più che ama­to: Jep Gam­bar­del­la, il pro­ta­go­ni­sta to­ta­le de La gran­de bellezza di Pao­lo Sor­ren­ti­no. So­lo che nel­la fe­li­ce in­ven­zio­ne di Pao­la Ce­re­da, qui si tra­sfor­ma nel bal­le­ri­no di li­scio che ha avu­to tan­te donne quan­te sono le ma­zur­che che ha bal­la­to ma al­la re­sa dei con­ti, quel­le che han­no se­gna­to dav­ve­ro la sua car­rie­ra sen­ti­men­ta­le sono tre: Iva­na, il suo pri­mo amo­re, Kri­stel­le, una star del por­no, e Bar­ba­ra, mu­si­ci­sta e can­tan­te.

La sera del com­plean­no del Sor­ri­so le tre donne si ri­tro­va­no sul­la stes­sa pi­sta men­tre, po­co di­stan­te, nel­la go­le­na di Ca’ Si­len­te, Vla­di­mi­ro Eme­ren­zin, ami­co di Sa­po­na­ra e poe­ta di pae­se, muo­re in stra­ne cir­co­stan­ze. Tra le sue di­ta, un bi­gliet­to della fe­sta al­la qua­le non ha pre­so par­te e una pa­ro­la scrit­ta a ma­ti­ta. Frank è chia­ma­to a de­ci­fra­re quell’ul­ti­mo mes­sag­gio e nel pro­var­ci, sco­pre che la vita è co­me il li­scio: si bal­la in due e bi­so­gna an­da­re a tem­po. Il tem­po della nar­ra­zio­ne in que­sto ro­man­zo che an­drà lon­ta­no, è scan­di­to dai luo­ghi e dai vol­ti, dal­la mu­si­ca e dal bal­lo, dal gial­lo e dall’epi­lo­go. Tutto da sco­pri­re. E per il let­to­re, sa­rà so­lo l’ul­ti­mo di una lun­ga se­rie di pia­ce­ri.

Sti­le To­ni iro­ni­ci, con­te­nu­to tra­vol­gen­te: pro­ta­go­ni­sta il bal­le­ri­no Frank I luo­ghi Ma­zur­che e zan­za­re: il mi­cro­co­smo ro­di­gi­no è ani­ma­to da va­rie­ga­ti ti­pi fem­mi­ni­li

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