Cau­se az­ze­ra­te, sin­da­ci e azio­ni­sti sfi­la­no in cor­teo

Il sot­to­se­gre­ta­rio Ba­ret­ta: «Oc­cor­re di­stin­gue­re tra chi è sta­to dan­neg­gia­to e chi in­ve­ce spe­cu­la­va»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - Al­ba

VI­CEN­ZA Cau­se az­ze­ra­te per ef­fet­to del­la «bad bank», cen­ti­na­ia han­no sfi­la­to ie­ri in cor­teo.

«Qual­che so­lu­zio­ne si tro­ve­rà. Ma pri­ma è ne­ces­sa­rio di­stin­gue­re con il mas­si­mo ri­go­re, fra gli azio­ni­sti, le per­so­ne più in dif­fi­col­tà, che han­no ac­qui­sta­to un pro­dot­to ri­schio­so sen­za es­ser­ne con­sa­pe­vo­li».

Lo spi­ra­glio, co­mun­que lon­ta­no dall’es­se­re de­fi­ni­to, giun­ge dal sot­to­se­gre­ta­rio ad Eco­no­mia e Fi­nan­ze Pier Pao­lo Ba­ret­ta e ri­guar­da le mi­glia­ia di pos­ses­so­ri di ti­to­li del­le ex ban­che po­po­la­ri ve­ne­te che non han­no ac­col­to l’of­fer­ta di tran­sa­zio­ne (Opt) al 15% dei me­si scor­si. Quel­li che, da do­me­ni­ca, si tro­va­no pri­vi del per­cor­so giu­di­zia­rio sul qua­le scom­met­te­va­no per ri­por­ta­re a ca­sa una quo­ta più ro­bu­sta di quan­to han­no per­so per­ché le due ban­che si so­no estin­te con l’in­ter­ven­to del Go­ver­no e di In­te­sa SanPaolo.

Per chi si era af­fi­da­to ad una cau­sa ci­vi­le, o con­ta­va di far­lo, è «ga­me over» sen­za ri­ser­ve?

«Su que­sto non c’è dub­bio ed è im­pen­sa­bi­le che pos­sa esi­ste­re una via le­gi­sla­ti­va per ria­pri­re la stra­da. Del re­sto an­che la Opt era sta­ta, per quan­to sol­le­ci­ta­ta, una ini­zia­ti­va di­scre­zio­na­le e spon­ta­nea del­le due ban­che. È fuo­ri lo­gi­ca in­vo­ca­re soccorsi ester­ni per ot­te­ne­re qual­co­sa di più»

In so­stan­za è co­me se di­ces­se che po­te­va­no pen­sar­ci pri­ma...

«Io di­co che la sto­ria non co­min­cia sem­pre da ze­ro. I pos­ses­so­ri di que­ste azio­ni, ri­fiu­tan­do di con­ci­lia­re, han­no de­li­be­ra­ta­men­te scel­to di ri­schia­re due vol­te. La pri­ma, ap­pun­to, com­pe­ran­do azio­ni il che, per de­fi­ni­zio­ne, si­gni­fi­ca par­te­ci­pa­re in pre­sa di­ret­ta al­le al­ter­ne for­tu­ne del­la so­cie­tà che le ha emes­se. La se­con­da, lo scor­so in­ver­no, re­spin­gen­do un ri­sto­ro del 15% per ten­ta­re la via giu­di­zia­ria, an­ch’es­sa per sua stes­sa na­tu­ra con­no­ta­ta da for­ti com­po­nen­ti di in­cer­tez­za».

Pe­rò non si pos­so­no ne­ga­re le mol­te si­tua­zio­ni di ir­re­go­la­ri­tà nel­la ven­di­ta del­le azio­ni se non pro­prio di tra­sfe­ri­men­to di in­for­ma­zio­ni sba­glia­te a chi le ac­qui­sta­va. Com’è pos­si­bi­le pri­va­re chi ne sia sta­to vit­ti­ma del­la spe­ran­za di ave­re giu­sti­zia?

«Il fal­li­men­to di un’azien­da è un’espe­rien­za co­mu­ne, ci so­no leg­gi che tu­te­la­no i cre­di­to­ri. Ogni sog­get­to che ri­ten­ga di avan­za­re sol­di, pur­ché lo di­mo­stri, ha il di­rit­to di in­si­nuar­si al pas­si­vo del­la dit­ta fal­li­ta e di ot­te­ne­re una ri­pa­ra­zio­ne nei li­mi­ti del pa­tri­mo­nio che si può spar­ti­re fra tut­ti». Sa­ran­no bri­cio­le e chis­sà quan­do...

«Ri­pe­to che se un qual­che in­ter­ven­to par­ti­co­la­re e straor­di­na­rio po­trà es­se­re mes­so in cam­po, co­mun­que da un in­sie­me di più sog­get­ti, non può pre­scin­de­re da una di­stin­zio­ne chia­ra fra chi sia sta­to dan­neg­gia­to da una ven­di­ta abu­si­va, co­me la vec­chiet­ta no­van­ten­ne che ac­qui­sti ti­to­li a lun­go ter­mi­ne, e chi in­ve­ce ab­bia gli stru­men­ti cul­tu­ra­li per ca­pi­re su co­sa sta­va in­ve­sten­do. Non è ac­cet­ta­bi­le la pro­te­sta, ad esem­pio, di un azio­ni­sta che di me­stie­re sia com­mer­cia­li­sta».

E una se­le­zio­ne di que­sto ti­po a chi do­vreb­be es­se­re af­fi­da­ta?

«Ad una com­mis­sio­ne in­di­pen­den­te che di cer­to non con­ten­ga espo­nen­ti del­le ban­che e del­le as­so­cia­zio­ni dei con­su­ma­to­ri. Pen­so a de­le­ga­ti del­la Chie­sa, del­la Pre­fet­tu­ra, dei Comuni, di isti­tu­zio­ni di al­to pro­fi­lo e del­le Uni­ver­si­tà”».

Pier Pao­lo Ba­ret­ta Un for­ma di in­ter­ven­to straor­di­na­rio ci sa­rà, ma è il­lo­gi­co in­vo­ca­re ora soccorsi ester­ni

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