Pi­sto­la con­tro i pas­san­ti per un vi­deo su Fa­ce­book

Il folle gioco di tre ragazzi: sco­per­ti da un agen­te e de­nun­cia­ti

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - di An­ge­la Ti­sbe Cio­cio­la

PADOVA Pun­ta­va­no la pi­sto­la gio­cat­to­lo ver­so gli igna­ri pas­san­ti, per fil­mar­ne le rea­zio­ni e met­ter­le poi su Fa­ce­book. Uno scher­zo di pes­si­mo gu­sto, co­sta­to ca­ro a tre ragazzi di Padova (il più pic­co­lo ap­pe­na 17en­ne). So­no sta­ti sco­per­ti ie­ri se­ra da un po­li­ziot­to in bor­ghe­se. E de­nun­cia­ti.

PADOVA Pen­sa­va­no sa­reb­be sta­to uno scher­zo gran­dio­so. Un’im­pre­sa da im­mor­ta­la­re con un vi­deo da po­sta­re poi su Fa­ce­book, ac­ca­par­ran­do­si i li­ke di ami­ci e co­no­scen­ti. Non si so­no re­si con­to che quel­lo stu­pi­do gioco gli si sa­reb­be ri­tor­to con­tro e che, ol­tre a fa­re una pes­si­ma fi­gu­ra, sa­reb­be­ro an­che fi­ni­ti con una de­nun­cia per mi­nac­ce ag­gra­va­te.

Pun­ta­re una pi­sto­la, an­che se gio­cat­to­lo, con­tro il vol­to di un pas­san­te igna­ro di tut­to, non è sta­ta una sem­pli­ce bra­va­ta, ma un ve­ro rea­to. Tut­to è du­ra­to po­chi mi­nu­ti, ma le con­se­guen­ze di quel ge­sto po­treb­be­ro tra­sci­nar­si a lun­go, in fu­tu­ro.

Ad ac­cor­ger­si di quan­to sta­va suc­ce­den­do, pro­prio di fron­te ai suoi oc­chi, è sta­to un po­li­ziot­to. Sia­mo in cen­tro a Padova, po­chi mi­nu­ti pri­ma del­le 20 di ve­ner­dì. Men­tre è in­co­lon­na­to nel traf­fi­co, lo sguar­do dell’agen­te si po­sa sull’Au­di A4 da­van­ti a lui con tre ragazzi gio­va­nis­si­mi a bor­do. Una sce­na co­me tan­te ma l’at­ten­zio­ne si fo­ca­liz­za su un par­ti­co­la­re: una ma­no che im­pu­gna una pic­co­la pi­sto­la e che spun­ta dal fi­ne­stri­no del gui­da­to­re, ri­vol­ta con­tro un au­to­mo­bi­li­sta che ave­va af­fian­ca­to l’Au­di sul­la si­ni­stra. Quan­do si è vi­sto l’ar­ma con­tro, l’uo­mo al vo­lan­te ha in­chio­da­to e poi, ri­pre­so­si dal­lo choc, ha in­gra­na­to la mar­cia e ha svol­ta­to, al­lon­ta­nan­do­si il più pos­si­bi­le. Il po­li­ziot­to, pe­rò, non ha po­tu­to non se­gui­re l’Au­di. An­zi, si è af­fian­ca­to ai ragazzi, pre­sen­tan­do­si co­me un agen­te e in­ti­man­do lo­ro di fer­mar­si. Nes­su­na ri­spo­sta, pe­rò, dai tre, se non al­tre ri­sa­te. Nel pu­gno, il gio­va­ne al vo­lan­te ave­va an­co­ra stret­ta la pi­sto­la. C’era so­lo una so­lu­zio­ne, a que­sto pun­to: chia­ma­re la cen­tra­le e far­si man­da­re i rin­for­zi e, in­tan­to, bloc­ca­re con la for­za la mac­chi­na so­spet­ta. Ha quin­di ac­ce­le­ra­to e, do­po aver bloc­ca­to con la pro­pria au­to l’Au­di, ha pre­so la sua pi­sto­la di or­di­nan­za e ha fat­to scen­de­re i tre. Per quan­to ne sa­pe­va, in­fat­ti, quell’ar­ma po­te­va es­se­re ve­ra, e i ragazzi po­te­va­no es­se­re pe­ri­co­lo­si.

So­lo quan­do se li è tro­va­ti da­van­ti, il po­li­ziot­to ha ca­pi­to con chi ave­va dav­ve­ro a che fa­re: tre gio­va­not­ti in­co­scien­ti che vo­le­va­no so­lo fa­re uno scher­zo di pes­si­mo gu­sto. Non ave­va­no pen­sa­to di fa­re nul­la di ma­le, né che il lo­ro ge­sto po­tes­se pro­vo­ca­re dan­ni, ma­ga­ri un ma­lo­re o un in­ci­den­te per una mos­sa im­prov­vi­sa del mal­ca­pi­ta­to pas­san­te.

«Scu­sa­te – si so­no giu­sti­fi­ca­ti - vo­le­va­mo so­lo re­gi­stra­re un vi­deo per po­ter­lo pub­bli­ca­re su Fa­ce­book». Quan­do poi si so­no vi­sti cir­con­da­ti dal­le pat­tu­glie, han­no fi­nal­men­te rea­liz­za­to la gra­vi­tà di quan­to com­bi­na­to.

I tre, tut­ti stu­den­ti e tut­ti pro­ve­nien­ti da buo­ne fa­mi­glie, sen­za nes­sun ti­po di pre­ce­den­ti o pro­ble­mi, so­no sta­ti iden­ti­fi­ca­ti. Si trat­ta di un ven­ti­duen­ne di Tor­re­glia, di un ami­co di ap­pe­na due an­ni più gio­va­ne re­si­den­te a Padova, e di un mi­no­ren­ne, 17 an­ni ap­pe­na, an­che lui pro­ve­nien­te da fuo­ri cit­tà.

La pi­sto­la usa­ta per spa­ven­ta­re i pas­san­ti, in real­tà, era un gio­cat­to­lo. Una riproduzione ve­ri­tie­ra con quel tap­po ros­so che con­trad­di­stin­gue le ar­mi ve­re da quel­le fal­se. Com­pren­si­bi­le, pe­rò, che l’uo­mo mi­nac­cia­to non si sia re­so con­to che si trat­tas­se di uno scher­zo. Uno scher­zo ri­tor­to­si con­tro i tre ado­le­scen­ti che ora do­vran­no ri­spon­de­re del­la pe­san­te ac­cu­sa di mi­nac­ce ag­gra­va­te.

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