Vio­len­ze, mi­nac­ce e vessazioni in fa­mi­glia «Pas­so il tem­po a pen­sa­re co­me uc­ci­der­ti»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Treviso - © RIPRODUZIONE RI­SER­VA­TA

VE­DE­LA­GO Un cli­ma fa­mi­lia­re se­gna­to dal­le ten­sio­ni e dal­la vio­len­za, da­gli in­sul­ti e dal­le mi­nac­ce. Si è aper­to ieri il pro­ces­so a ca­ri­co di un 54en­ne di Ve­de­la­go ac­cu­sa­to di aver tra­sfor­ma­to la vita del­la mo­glie di 54 an­ni e del­la fi­glia, oggi 20en­ne, in un ve­ro in­cu­bo. Una fa­mi­glia che agli oc­chi di tut­ti po­te­va sem­bra­re se­re­na ma che non lo era af­fat­to. «Pas­so il tem­po a pen­sa­re co­me fa­re per uc­ci­der­ti» è una del­le mi­nac­ce che l’uomo avreb­be ri­vol­to al­la don­na per con­vin­cer­la ad ese­gui­re i suoi or­di­ni. Un’espres­sio­ne che de­scri­ve qua­li fos­se­ro le pres­sio­ni che le due don­ne di ca­sa era­no co­stret­te a su­bi­re e con cui era­no abi­tua­te a fa­re i con­ti. Vessazioni tal­vol­ta scon­fi­na­te nel­le botte che den­tro la fa­mi­glia – stan­do alle ac­cu­se – più di una vol­ta ave­va­no pre­so il so­prav­ven­to sul dia­lo­go, ali­men­tan­do un cli­ma di­ven­ta­to ad un trat­to trop­po pe­san­te per es­se­re sop­por­ta­bi­le. A quel pun­to la don­na ha de­ci­so di an­da­re per la pro­pria stra­da, se­pa­ran­do­si dal ma­ri­to e rac­con­tan­do co­sa suc­ce­de­va den­tro quell’ap­par­ta­men­to di Ve­de­la­go. Ora si è aper­ta la fa­se del di­bat­ti­men­to che do­vrà ac­cer­ta­re co­me sia­no an­da­te le co­se fi­no a mar­zo del 2016, pe­rio­do in cui la don­na ha ot­te­nu­to la se­pa­ra­zio­ne. Nel cor­so dell’udien­za di ieri l’or­mai ex mo­glie dell’uomo e la fi­glia si so­no co­sti­tui­te par­te ci­vi­le. Ora toc­che­rà a lui chia­ri­re la sua ver­sio­ne dei fat­ti e di­fen­der­si dal­le pe­san­ti ac­cu­se che gli han­no pri­ma fat­to per­de­re la fa­mi­glia e poi fi­ni­re a pro­ces­so. (a.zamb.)

Pri­ma di an­dar­se­ne, con una de­nun­cia pe­na­le e una mul­ta da cin­que­mi­la eu­ro in ta­sca, ha chie­sto agli agen­ti di po­ter strin­ge­re lo­ro la ma­no: «De­vo far­vi i com­pli­men­ti, bec­car­mi non era fa­ci­le, mi è sem­pre an­da­ta be­ne».

Ses­san­ta­tré an­ni, al vo­lan­te da quan­do ne ave­va 18, non ha mai con­se­gui­to la pa­ten­te di guida. Ad in­ca­strar­lo è sta­to il mi­ci­dia­le «tar­ga sy­stem», com­bi­na­to all’oc­chio di un agen­te che ha fat­to un cor­so per il ri­co­no­sci­men­to dei trat­ti so­ma­ti­ci. Andiamo con or­di­ne: l’uomo, un pro­fes­sio­ni­sta tre­vi­gia­no, è al vo­lan­te di un’au­to di sua pro­prie­tà e per­cor­re via Ma­don­na in cen­tro a Co­ne­glia­no. Ha una guida pru­den­te e di­li­gen­te ma l’oc­chio elet­tro­ni­co lo se­gna­la co­me so­spet­to. C’è un’ano­ma­lia sul­la sua co­per­tu­ra as­si­cu­ra­ti­va.

Pa­let­ta e con­trol­lo do­cu­men­ti: l’uomo, pur con qual­che esi­ta­zio­ne, con­fes­sa di non ave­re con sé la pa­ten­te. For­ni­sce agli agen­ti il suo no­me e co­gno­me e at­ten­de con se­re­ni­tà l’esi­to di un con­trol­lo co­me tan­ti. Gli uo­mi­ni del­la po­li­zia lo­ca­le, gui­da­ti dal co­man­dan­te Clau­dio Mal­la­ma­ce,

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