Cin­que ca­sac­che in quat­tro an­ni Quin­ta­rel­li: «Non mi can­di­de­rò più»

Il re­cord del de­pu­ta­to elet­to con Mon­ti

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Primo Piano - di Mar­co Bo­net © RIPRODUZIONE RISERVATA

VE­NE­ZIA Pri­ma Scel­ta Ci­vi­ca, per die­ci me­si. Poi Per l’Ita­lia, due me­si. An­co­ra Scel­ta Ci­vi­ca, sta­vol­ta per due an­ni. Quin­di il Grup­po Mi­sto, ma giu­sto sei me­si. Ci­vi­ci e In­no­va­to­ri: un an­no scar­so. E ora di nuo­vo al Mi­sto (ma la spon­da è sem­pre Ci­vi­ci e In­no­va­to­ri). Il de­pu­ta­to Ste­fa­no Quin­ta­rel­li, ve­ro­ne­se, im­pren­di­to­re in­for­ma­ti­co «pre­sta­to al­la po­li­ti­ca» co­me tie­ne a pre­ci­sa­re nel suo pro­fi­lo Twit­ter, è uno dei par­la­men­ta­ri che più spes­so han­no cam­bia­to ca­sac­ca in que­sta le­gi­sla­tu­ra: cin­que volte in quat­tro an­ni e mez­zo. Più di lui, si so­no spo­sta­ti da una par­te all’al­tra del par­la­men­to so­lo il se­na­to­re Lui­gi Com­pa­gna (re­cord­man as­so­lu­to a quo­ta no­ve) e il se­na­to­re An­drea Au­gel­lo (sei).

Quin­ta­rel­li, co­me mai tan­ta ir­re­quie­tez­za?

«Io so­no sem­pre ri­ma­sto al fian­co dei miei com­pa­gni del­la pri­ma ora, quelli con cui so­no sta­to elet­to quan­do Ma­rio Mon­ti mi chie­se di scen­de­re in po­li­ti­ca nel 2013».

Ma lo­ro mi­ca han­no tra­slo­ca­to tut­te le volte che ha tra­slo­ca­to lei...

«Al­lo­ra: a mar­zo 2013, men­tre sta­vo an­dan­do a Ro­ma, ri­ma­si vit­ti­ma di un gra­ve in­ci­den­te stra­da­le che mi ten­ne bloc­ca­to a let­to tre me­si. In quel pe­rio­do si con­su­mò la pri­ma scis­sio­ne di Scel­ta Ci­vi­ca, quel­la tra il grup­po di Del­lai e il grup­po di Mon­ti. Il primo, fer­man­do­si a 19 de­pu­ta­ti, non rag­giun­ge­va il nu­me­ro mi­ni­mo per co­sti­tui­re un grup­po au­to­no­mo al­la Ca­me­ra e sic­co­me c’era già chi mi­nac­cia­va di an­da­re per av­vo­ca­ti, dal let­to di ospe­da­le mi of­frii di dare una ma­no, pas­san­do con Del­lai ed evi­tan­do a tut­ti le car­te bol­la­te. E que­sto fu il primo cam­bio di grup­po. Poi, quan­do Del­lai eb­be i nu­me­ri per for­ma­re un suo grup­po au­to­no­mo, tor­nai in Scel­ta Ci­vi­ca. E fu il se­con­do cam­bio».

Ce ne so­no al­tri tre.

«Ri­sal­go­no a quan­do Il se­gre­ta­rio di Scel­ta Ci­vi­ca, En­ri­co Za­net­ti, de­ci­se di pas­sa­re con De­nis Ver­di­ni. Io, e con me mol­ti al­tri, non ci stet­ti: “Se lo fai, me ne va­do” gli dis­si. E di­fat­ti pas­sai al Mi­sto, per­ché con Ver­di­ni non vo­le­vo ave­re nulla a che fa­re. Poi, quan­do Za­net­ti com­ple­tò il suo pas­sag­gio nel grup­po dei ver­di­nia­ni, io tor­nai in­die­tro, in quelli che nel frat­tem­po era­no di­ven­ta­ti i Ci­vi­ci e In­no­va­to­ri. Il grup­po ori­gi­na­rio, i miei vec­chi col­le­ghi. E lì sto da un an­no, seb­be­ne ora si sia con­flui­ti nel Mi­sto».

La le­gi­sla­tu­ra vol­ge al ter­mi­ne. Quat­tro an­ni fa lei fu can­di­da­to da Mon­ti co­me al­fie­re del ci­vi­smo in po­li­ti­ca, pro­prio co­me la vi­ro­lo­ga pa­do­va­na Ila­ria Ca­pua che poi ha la­scia­to la Ca­me­ra piut­to­sto di­sgu­sta­ta. Lei che giu­di­zio dà di que­sta espe­rien­za?

«Ci so­no aspet­ti a cui ho fa­ti­ca­to ad abi­tuar­mi. Ad esem­pio che il mio vo­to in com­mis­sio­ne, quan­do si par­la di web e agen­da di­gi­ta­le, val­ga tan­to quan­to quel­lo di un col­le­ga che non sa nep­pu­re di che par­la. In par­la­men­to è dif­fi­ci­le far va­le­re com­pe­ten­ze spe­ci­fi­che ed espe­rien­ze si­gni­fi­ca­ti­ve e que­sto, ov­via­men­te, va­le an­che per me, a con­tra­rio, quan­do ma­ga­ri si par­la di po­li­ti­che del la­vo­ro. Per al­tro ver­so, ho im­pa­ra­to che la po­li­ti­ca ri­chie­de pro­fes­sio­na­li­tà e che la de­mo­cra­zia è dif­fi­ci­le da rea­liz­za­re. Oc­cor­ro­no abi­li do­ti di me­dia­zio­ne e qua­si sem­pre il ri­sul­ta­to fi­na­le non è quel­lo che ci si pre­fig­ge­va all’ini­zio».

Quelli di cui va più fie­ro?

«La li­be­ra­liz­za­zio­ne del wi-fi; lo Spid, il si­ste­ma pub­bli­co di iden­ti­fi­ca­zio­ne di­gi­ta­le; l’in­ter­grup­po par­la­men­ta­re per l’in­no­va­zio­ne; il con­tri­bu­to al Pia­no per la scuo­la di­gi­ta­le».

In que­sti an­ni lei è sta­to «al cen­tro». Che ne pen­sa di quel che sta ac­ca­den­do da quel­le par­ti, a pro­po­si­to di cam­bi di ca­sac­ca?

«I Cin­que Stel­le so­no di de­stra o di si­ni­stra? Ren­zi è di si­ni­stra? E la de­stra che si bat­te da sem­pre con­tro le li­be­ra­liz­za­zio­ni? De­stra e si­ni­stra non so­no più suf­fi­cien­ti a de­fi­ni­re la si­tua­zio­ne po­li­ti­ca ita­lia­na e que­sto crea con­fu­sio­ne. Io, ad esem­pio, mi de­fi­ni­sco a fa­vo­re del­lo svi­lup­po e del pro­gres­so. Do­ve mi col­lo­ca?».

Si ri­can­di­de­rà al­le pros­si­me ele­zio­ni?

«Mai più. Ho da­to an­ni im­por­tan­ti del­la mia vi­ta al­la po­li­ti­ca “nel Pa­laz­zo”, ora con­ti­nue­rò a far­la ma con l’impegno so­cia­le nei miei cam­pi. In par­la­men­to non ci tor­no, gliel’as­si­cu­ro: ho già di­sdet­to l’ap­par­ta­men­to a Ro­ma».

«Al cen­tro» Ste­fa­no Quin­ta­rel­li, 52 an­ni, ve­ro­ne­se

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