«Va­do a mo­ri­re nel­la ca­sa del Du­ce»

Fio­ren­za, 94 an­ni, una del­le ultime au­si­lia­rie di Mus­so­li­ni: «Una vi­ta per lui»

Corriere del Veneto (Treviso e Belluno) - - Da Prima Pagina - An­gio­la Pe­tro­nio © RIPRODUZIONE RISERVATA

VE­RO­NA Fio­ren­za Fer­ri­ni, 94 an­ni, è una del­le ultime «au­si­lia­rie del Du­ce» an­co­ra in vi­ta. Gio­va­nis­si­ma, ade­rì alla Re­pub­bli­ca So­cia­le Ita­lia­na, en­tran­do nel cor­po del­le vo­lon­ta­rie. Fe­de­le agli idea­li di gio­ven­tù fi­no all’ul­ti­mo, ha chie­sto e ot­te­nu­to di po­ter an­da­re a mo­ri­re nel­la ca­sa in cui Mus­so­li­ni abi­tò con la sua fa­mi­glia, a For­lì: «Ho ama­to il Du­ce co­me nes­sun al­tro ma quan­do cad­de il fa­sci­smo, fui sal­va­ta da un par­ti­gia­no, un uo­mo mol­to buo­no».

Fe­de­li A Ve­ro­na da 35 an­ni è tra le po­che ri­ma­ste in vi­ta

VE­RO­NA «Nel­la mia vi­ta so­no sem­pre sta­ta coe­ren­te. E og­gi, se Dio vor­rà, non fa­rò al­tro che es­ser­lo per l’en­ne­si­ma vol­ta...». Fio­ren­za og­gi fa­rà quel­lo che ha fat­to per gli ul­ti­mi 17 an­ni. An­drà a San Mar­ti­no in Stra­da, fra­zio­ne di For­lì. En­tre­rà in quel­la ca­sa di cui lei cu­sto­di­sce la me­mo­ria. Non po­trà, co­me fa­ce­va ogni mat­ti­na pre­sto fi­no a qual­che me­se fa, gi­ra­re tra le ca­pret­te, le gal­li­ne e i pa­vo­ni che pia­ce­va­no tan­to a Ra­che­le. E non po­trà nean­che dor­mi­re nel­la stan­za in cui dor­mi­va Ra­che­le, co­me ha fat­to da sem­pre. Ma avrà una ca­me­ra al pian ter­re­no e po­trà guar­da­re il par­co.

Fio­ren­za ha 94 an­ni. E og­gi in quel­la che qual­cu­no de­fi­ni­sce a spro­po­si­to «vil­la», ma che in real­tà ha le fat­tez­ze di un ca­so­la­re di cam­pa­gna ri­strut­tu­ra­to, ci an­drà con un’am­bu­lan­za. Par­ti­rà dall’ospe­da­le di Ne­grar, Fio­ren­za. E a «vil­la» Car­pe­na ci an­drà sa­pen­do che non tor­ne­rà più. Per­ché lì Fio­ren­za ha de­ci­so di an­da­re a mo­rir­ci. «Tut­to quel­lo che ho fat­to nel­la mia vi­ta è le­ga­to a quel­la ca­sa, ma so­prat­tut­to a chi ci ha abi­ta­to...». La prima ca­sa di Be­ni­to e Ra­che­le Mus­so­li­ni e dei lo­ro cin­que fi­gli. Quel­la vil­la Car­pe­na che dal Due­mi­la è di­ven­ta­ta il «mu­seo Mus­so­li­ni». An­drà nel­la ca­sa di fron­te, Fio­ren­za. La vil­la è una sor­ta di mau­so­leo, in cui non vi­ve nes­su­no. Ma per Fio­ren­za è da sem­pre il luo­go del­la me­mo­ria. Per­ché Fio­ren­za Fer­ri­ni è sta­ta, è e sa­rà sem­pre un’«au­si­lia­ria». Una del­le die­ci­mi­la ra­gaz­ze che ade­ri­ro­no al Saf, il Ser­vi­zio au­si­lia­rio fem­mi­ni­le fa­sci­sta.

Era mi­no­ren­ne, quan­do de­ci­se di an­da­re a so­ste­ne­re il du­ce. E per oltre ot­tant’an­ni si è fat­ta sci­vo­la­re ad­dos­so i giu­di­zi del­la storia. Co­me ades­so sta fa­cen­do con la mor­te. Ha de­ci­so che la sua Sa­mar­can­da sa­rà a San Mar­ti­no in Stra­da, Fio­ren­za. E da buona to­sca­na di na­sci­ta e ve­ro­ne­se d’ado­zio­ne, non sa co­sa vo­glia dire mol­la­re. O ri­nun­cia­re. Qual­che gior­no fa ha te­le­fo­na­to a For­lì. Si è fat­ta il tra­sfe­ri­men­to del me­di­co di ba­se. Ha chia­ma­to i pro­prie­ta­ri del­la «vil­la­mu­seo», Ade­le e Do­me­ni­co Mo­ro­si­ni e ha chie­sto se po­te­va tor­na­re. «Mi han­no det­to che non c’era pro­ble­ma, ma non po­trò dor­mi­re nel­la stan­za di Ra­che­le. Mi al­le­sti­ran­no una ca­me­ra al pia­no ter­ra..». Il cor­po di Fio­ren­za è un ca­lei­do­sco­pio di fle­bo e dre­nag­gi. I suoi oc­chi e la sua men­te so­no lim­pi­di.

Lo era­no quan­do de­ci­se di di­ven­ta­re au­si­lia­ria con suo pa­dre, fa­mi­glia fa­sci­sta, che glie­lo vo­le­va im­pe­di­re e lei fe­ce lo scio­pe­ro del­la fa­me. Lo era­no quan­do non vol­le fa­re la se­gre­ta­ria o l’at­ten­den­te e ven­ne man­da­ta ad aiu­ta­re le trup­pe. Lo era­no quan­do il 25 apri­le tro­vò chiu­si i por­to­ni del­la chie­sa e ven­ne aiu­ta­ta da un par­ti­gia­no de­mo­cri­stia­no.

«Piaz­za­le Lo­re­to fu un or­ro­re e tra di noi su­per­sti­ti ci di­cem­mo che avre­mo rac­con­ta­to ciò che è sta­to, nel bene e nel ma­le». Ci fu la fu­ga in In­ghil­ter­ra, la ti­si che le por­tò via un pol­mo­ne e poi il ritorno, a Ve­ro­na. Fio­ren­za le por­te che le ve­ni­va­no sbat­tu­te in fac­cia per­ché era una fa­sci­sta le fe­ce di­ven­ta­re dei pon­ti aper­ti. Da so­la stu­diò dat­ti­lo­gra­fia, la­vo­rò in Fie­ra e ven­ne as­sun­ta co­me se­gre­ta­ria alla ca­sa di cu­ra Chie­re­go-Per­bel­li­ni.

Tren­ta­cin­que an­ni a far di con­to, Fio­ren­za. E a non sba­gliar­ne nean­che uno. E nel fra­mez­zo a ven­de­re qual­che li­bro a me­di­ci e pa­zien­ti. Per fi­nan­zia­re la vil­la di For­lì, ma so­prat­tut­to quel­la «Pic­co­la Ca­pre­ra» do­ve si ri­tro­va­va con le «col­le­ghe». «Sia­mo ri­ma­ste in po­che. Mol­te ven­ne­ro uc­ci­se e per evi­ta­re che ci pren­des­se­ro i par­ti­gia­ni di­strug­gem­mo i do­cu­men­ti. Poi ci sia­mo ri­mes­se in con­tat­to, ma non era­va­mo mol­te...».

Un li­bro Fio­ren­za ha sem­pre por­ta­to con sé. Quel­lo che, rac­con­ta Mim­ma Per­bel­li­ni che con lei ha pas­sa­to una vi­ta, riu­scì a piaz­za­re an­che a un no­to me­di­co ve­ro­ne­se par­ti­gia­no. Rac­con­ta tut­te le ope­re fat­te da Mus­so­li­ni nel Ven­ten­nio. Quel li­bro che fi­no a qual­che me­se fa Fio­ren­za da­va a chi ar­ri­va­va a vil­la Car­pe­na. «Per­ché il du­ce ha fat­to tan­tis­si­me co­se buo­ne. Poi è an­da­ta co­me è an­da­ta...». È an­da­ta che, no­no­stan­te la Storia, Fio­ren­za non ha mai smes­so il suo ba­sco da au­si­lia­ria. «Me lo fac­cio por­ta­re a For­lì». E non si è mai tol­ta, tran­ne in que­sti gior­ni di ospe­da­le, la me­da­glia che ri­por­ta il sim­bo­lo del Saf. La fa­sci­sta sal­va­ta da un par­ti­gia­no, non ha mai fat­to di­stin­zio­ni po­li­ti­che. «Gli uo­mi­ni van­no sem­pre giu­di­ca­ti dal lo­ro cuo­re e non dal co­lo­re che por­ta­no ad­dos­so». Ha sem­pre scel­to e non si è mai fat­ta sce­glie­re dal­la vi­ta, Fio­ren­za. Lo fa­rà an­che do­ma­ni, quan­do con l’am­bu­lan­za an­drà a San Mar­ti­no in Stra­da, fra­zio­ne di For­lì. A vil­la Car­pe­na, ha rac­con­ta­to Fio­ren­za a Em­ma Mo­ri­co­ni, «tra­man­do la storia, quel­la ve­ra, per­ché io l’ho vis­su­ta in prima per­so­na. Racconto di un uo­mo (il du­ce, ndr) che ho ama­to oltre ogni uma­na com­pren­sio­ne, un uo­mo per il qua­le ho pian­to quan­do ve­ni­va in­sul­ta­to, mor­to, ap­pe­so per i pie­di. Racconto di una gio­vi­nez­za tra­scor­sa sen­za pau­ra, con la fede nel cuo­re e il ba­sco in te­sta. E di­co a tut­ti che non me so­no mai pen­ti­ta. E racconto an­che di quel par­ti­gia­no che mi sal­vò la vi­ta. Per­ché gli uo­mi­ni non si di­vi­do­no in ros­si e ne­ri, ma in

Fi­no all’ul­ti­mo Tut­to quel­lo che ho fat­to è le­ga­to a quel­la ca­sa, ma so­prat­tut­to a chi ci ha abi­ta­to: Be­ni­to e Ra­che­le

buo­ni e cat­ti­vi». Fio­ren­za il suo idea­le - per al­tri giu­sto o sba­glia­to - lo ha col­ti­va­to fi­no alla fi­ne. E con un’am­bu­lan­za che og­gi la por­te­rà in quel­la «vil­la» che è un mu­seo, man­ter­rà fi­no alla mor­te il pat­to che si­glò il 29 apri­le di 72 an­ni fa.

La storia A fian­co una fo­to dell’ab­brac­ci o tra Fio­ren­za Fer­ri­ni e una gio­va­ne, scat­ta­ta du­ran­te l’ap­pun­ta­me -nto fis­so a Pic­co­la Ca­pre­ra a Pon­ti sul Min­cio in cui si ri­cor­da il Ser­vi­zio Au­si­lia­rio Fem­mi­ni­le. In al­to a de­stra la prima ca­sa di Be­ni­to Mus­so­li­ni e del­la sua fa­mi­glia a Pre­dap­pio, Fio­ren­za an­drà a vi­ve­re nel­la ca­sa di fron­te. In bas­so a si­ni­stra una fo­to di Fio­ren­za da gio­va­ne, già all’epo­ca ave­va ade­ri­to al Saf

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