Il bli­tz pa­squa­le del­la po­li­ti­ca L’ama­rez­za dell’ex nu­me­ro uno che era con­vin­to di ri­ma­ne­re

Ne­gli ul­ti­mi due me­si ras­si­cu­ra­zio­ni e si­len­zi, poi il cam­bio in po­chi gior­ni

Corriere della Sera (Bergamo) - - PRIMO PIANO - di Do­na­tel­la Ti­ra­bo­schi

Trenta gior­ni di pre­av­vi­so. So­no quel­li che si dan­no ai la­vo­ra­to­ri, in ca­so di licenziamento. A Mi­ro Radici, pre­si­den­te di Sac­bo, ne so­no sta­ti da­ti me­no del­la me­tà. Quat­tor­di­ci per l’esat­tez­za, quan­ti ne man­ca­va­no mer­co­le­dì al pros­si­mo 4 mag­gio, quan­do si riu­ni­rà l’as­sem­blea de­gli azio­ni­sti del­la so­cie­tà che ge­sti­sce l’ae­ro­por­to di Orio. All’or­di­ne del gior­no l’ele­zio­ne del board da cui di­scen­de­rà il nuo­vo nu­me­ro uno che gui­de­rà la so­cie­tà per il pros­si­mo trien­nio. Nuo­vo. Non ci sa­rà nes­sun Radici ter.

La pre­si­den­za dell’im­pren­di­to­re se­ria­no fi­ni­sce qui, do­po due man­da­ti, sei straor­di­na­ri an­ni e un col­lo­quio di po­chi mi­nu­ti con il sin­da­co di Bergamo, Giorgio Go­ri che, sen­za trop­pi gi­ri di pa­ro­le, gli ha co­mu­ni­ca­to la de­ci­sio­ne. La de­ci­sio­ne del­la po­li­ti­ca: tan­te gra­zie per quan­to hai fat­to, ma ab­bia­mo scel­to di­ver­sa­men­te. Que­sto il sen­so. È suc­ces­so due se­re fa, in una sa­let­ta di Ca­ri­sma, la ca­sa di ri­po­so pre­sie­du­ta dal­lo stes­so Radici. Ai sor­ri­si bi­par­ti­san dell’an­nun­cio per la co­stru­zio­ne del cen­tro d’ec­cel­len­za per la cu­ra dell’Al­z­hei­mer, so­no se­gui­ti i lun­ghi col­tel­li del col­lo­quio pri­va­to, men­tre an­che il pre­si­den­te del­la Pro­vin­cia, Mat­teo Ros­si, sta­va so­prag­giun­gen­do, tra­fe­la­to, per par­te­ci­pa­re al cda di Ca­ri­sma che sa­reb­be co­min­cia­to di lì a po­co. L’in­con­tro­scon­tro fi­na­le. Nes­sun pas­sag­gio di te­sti­mo­ne, dun­que, ma un ben­ser­vi­to, in un con­te­sto de­ci­sio­na­le che, a quan­do pa­re, si è de­li­nea­to in un pa­io di gior­ni, su­bi­to do­po Pa­squa.

Il sin­da­co fa sa­pe­re di «non ave­re nul­la da di­re», e an­che Mi­ro Radici che, ve­ro­si­mil­men­te di co­se da di­re ne avreb­be pa­rec­chie, si trin­ce­ra die­tro un pe­ren­to­rio «no com­ment». Re­sta­no fat­ti, fra­si det­te e, so­prat­tut­to, i si­len­zi de­gli ul­ti­mi tem­pi che, al­la lu­ce di quan­to suc­ces­so, ri­sul­ta­no ora piut­to­sto fa­ci­li da de­ci­fra­re. Se­gna­li del­la pie­ga che la vi­cen­da sta­va pren­den­do, mal­gra­do le ras­si­cu­ra­zio­ni che, a quan­to ri­sul­ta, era­no sta­te espres­se al­lo stes­so Radici, giu­sto un pa­io di me­si fa. Un tem­po con­gruo per pia­ni­fi­ca­re, nei tem­pi, nel­la forma e nel­la so­stan­za il rin­no­vo del­la go­ver­nan­ce di una so­cie­tà stra­te­gi­ca, no­da­le per il territorio. In quel­la fa­se, la cau­te­la po­te­va sem­bra­re un «non ci so­no pro­ble­mi, vai avan­ti tu», ma an­che — co­me poi è sta­to — «va­lu­tia­mo al­tre op­zio­ni». Co­sì, in­tor­no ai pri­mi di mar­zo, Go­ri avreb­be tran­quil­liz­za­to Radici, ma da al­lo­ra era se­gui­to un si­len­zio più elo­quen­te di mil­le pa­ro­le. Nes­sun al­tro se­gna­le dal mon­do azio­na­rio di Sac­bo, mal­gra­do le sol­le­ci­ta­zio­ni del pre­si­den­te per un en­dor­se­ment de­ci­si­vo. Una spe­cie di lim­bo (so­cie­ta­rio) che, per Radici, si è squar­cia­to all’im­prov­vi­so l’al­tra se­ra. In po­co me­no di due me­si il ven­to è cam­bia­to. Sot­ter­ra­nea­men­te. E, dal­le co­ste del­la po­li­ti­ca ber­ga­ma­sca, rap­pre­sen­ta­ta in Sac­bo dal Co­mu­ne di Bergamo (13,84%) e dal­la Pro­vin­cia (10,20%) al­le pre­se con cor­se e can­di­da­tu­re re­gio­na­li, ha cam­bia­to di­re­zio­ne.

Non è dif­fi­ci­le pen­sa­re al­la rea­zio­ne di Radici, un ca­pi­ta­no d’in­du­stria a cui sa­rà senz’al­tro toc­ca­to di do­ver li­cen­zia­re qual­cu­no. Per­ché le «usci­te», gli edul­co­ra­ti pas­sag­gi di te­sti­mo­ne e fi­nan­co gli ad­dii so­no una que­stio­ne di con­te­nu­ti e di sti­le. Se c’è il pri­mo, ci de­ve es­se­re an­che il se­con­do, che in que­sto ca­so, avreb­be po­tu­to as­su­me­re diverse de­cli­na­zio­ni.

Dal­la fi­ne di un’epo­ca, quel­la del­le dop­pie Z (Za­net­ti e Zon­ca) di cui an­che Radici ha fat­to par­te, ai pres­san­ti im­pe­gni nel­la pre­si­den­za di Ca­ri­sma, dell’azien­da e dell’età. Quan­to al con­te­nu­to, Radici ha si­cu­ra­men­te pa­ga­to la sua in­di­pen­den­za dal­la po­li­ti­ca, ac­com­pa­gna­ta al­la stre­nua di­fe­sa dell’in­di­pen­den­za ber­ga­ma­sca del­lo sca­lo che non si è aper­to né ad est né ad ove­st. Un po’ co­me cer­ti al­le­na­to­ri, eso­ne­ra­ti do­po un cam­pio­na­to ir­ri­pe­ti­bi­le.

Suc­ce­de nel cal­cio, co­me in Sac­bo, ma cer­te classifiche non le can­cel­la nes­su­no.

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