Sil­via, 42 an­ni dan­do «vo­ce» al suo Ctb

Corriere della Sera (Brescia) - - Cronaca Di Brescia - Co­stan­zo Gat­ta © RIPRODUZIONE RISERVATA

Sil­via Vit­to­ria­no — uf­fi­cio stam­pa del Ctb — in pen­sio­ne. Una scel­ta do­po 42 di tea­tro. La fi­ne di una re­ci­ta? No di cer­to. Co­me è ve­ro che spes­so il re­gi­sta non usa il si­pa­rio co­sì è ve­ro che Sil­via, da­ta l’espe­rien­za ac­qui­si­ta, non met­te­rà su­bi­to le pan­to­fo­le ma si de­di­che­rà ad al­tro. Do­po aver cu­ra­to mi­glia­ia di ras­se­gne stam­pa, i co­mu­ni­ca­ti per al­me­no 200 pro­du­zio­ni bre­scia­ne – dal 1974 ad og­gi – non ha an­co­ra esau­ri­to la ve­na e ha sem­pre tan­to da da­re. Quin­di nien­te ve­la­rio, ma di si­cu­ro al­tri per­cor­si. Sil­via Vit­to­ria­no si è sem­pre im­pe­gna­ta al mas­si­mo del­le sue ca­pa­ci­tà, ha ve­ra­men­te ser­vi­to il suo tea­tro. Con gran­de umil­tà. Al Ctb, in­quie­to e an­co­ra in fa­sce, vi è ar­ri­va­ta ven­ten­ne. Ne ha vi­ste di cot­te e di cru­de. Ha sop­por­ta­to il re­gi­sta ne­vro­ti­co, lo sce­no­gra­fo che vor­reb­be la lu­na, la sfu­ria­ta del pre­si­den­te ar­ro­gan­te o in­com­pe­ten­te e pre­sun­tuo­so, l’at­to­re ego­cen­tri­co. E il gior­na­li­sta ca­pric­cio­so ed esi­gen­te. Per tut­ti un sor­ri­so - la me­di­ci­na mi­glio­re - do­po aver ascol­ta­to lo sfo­go li­be­ra­to­rio o la ri­chie­sta as­sur­da: «Vor­rei ma­te­ria­le per un pa­gi­na …». «Il tal ma­no­scrit­to!» Tut­to al­la vi­gi­lia di Fer­ra­go­sto o a Na­ta­le. In com­pen­so s’ è ar­ric­chi­ta – i sol­di non c’en­tra­no - fre­quen­tan­do le bel­le fi­gu­re scrit­tu­ra­te per le pro­du­zio­ni bre­scia­ne. A ca­so: Mas­si­mo Po­po­li­zio,Va­le­ria Mo­ri­co­ni e Vir­gi­nio Gaz­zo­lo, Ali­da Val­li e Gian­car­lo Co­bel­li, Pa­tri­zia Zap­pa Mu­las. Ec­co le stel­le bril­lan­ti ne­gli an­ni che van­no dal­la fon­da­zio­ne all’85. «Ho la­vo­ra­to sem­pre con im­pe­gno e te­na­cia al ser­vi­zio del tea­tro, la mia gran­de pas­sio­ne che non smet­te­rà di ac­com­pa­gnar­mi per il fu­tu­ro» - ha det­to. Sil­via è una don­na gen­ti­le, ma fer­ma di ca­rat­te­re. Nel be­ne e nel ma­le. Un gior­no non ha esi­ta­to a spe­di­re una let­te­ra di fuo­co al di­ret­to­re che ha pre­ce­du­to Ma­rio Ban­de­ra, so­lo per con­fer­ma­re la sua op­po­si­zio­ne a una de­ci­sio­ne. Gian Ma­rio Ban­de­ra, di­ret­to­re da due an­ni, ha so­lo ap­prez­za­men­ti per lei. La pen­sio­ne scat­ta dal pri­mo gior­no di ago­sto. Fi­ni­ran­no al­lo­ra, con un brin­di­si, i 42 an­ni di la­vo­ro. Lei, per let­te­ra, li con­si­de­ra «uno splen­di­do per­cor­so», «un’ espe­rien­za straor­di­na­ria, che mi ha ar­ric­chi­ta mol­to e mi fa an­da­re in pen­sio­ne con un ba­ga­glio ca­ri­co di ami­ci­zia, di uma­ni­tà e di vi­ve­re ci­vi­le».

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