UNA PO­LI­TI­CA PER PO­CHI (ELET­TI)

Corriere della Sera (Brescia) - - Da Prima Pagina - Di Mas­si­mo Te­de­schi mte­de­schi58@gmail.com © RIPRODUZIONE RISERVATA

Il pro­ble­ma non è, per ora, in ci­ma ai pen­sie­ri del cit­ta­di­no-elet­to­re. In com­pen­so sta to­glien­do il son­no a mol­ti aspi­ran­ti par­la­men­ta­ri. Di cer­to si pro­fi­la un rap­por­to ine­di­to fra i cit­ta­di­ni e la po­li­ti­ca, fra gli elet­to­ri e gli elet­ti. Al­le pros­si­me po­li­ti­che si tor­ne­rà al voto di pre­fe­ren­za «aper­to». La pre­fe­ren­za mul­ti­pla (che fe­ce la for­tu­na de­gli ac­cor­di cor­ren­ti­zi) fu eli­mi­na­ta dal re­fe­ren­dum pro­mos­so da Ma­rio Se­gni nel 1991. Lì nac­que la pre­fe­ren­za uni­ca. Il Mat­ta­rel­lum prima e il Por­cel­lum poi han­no pe­rò di fat­to di­sin­ne­sca­to la pre­fe­ren­za: l’uno con il si­ste­ma dei col­le­gi uni­no­mi­na­li, l’al­tro con le li­ste bloc­ca­te. Le ele­zio­ni s’era­no di fat­to tra­sfor­ma­te in una con­te­sa fra una doz­zi­na di lea­der na­zio­na­li men­tre per i co­lon­nel­li e i peo­nes l’im­por­tan­te era ot­te­ne­re un po­sto al so­le nel­le li­ste bloc­ca­te, do­po di che il seg­gio par­la­men­ta­re ar­ri­va­va a stra­sci­co in ba­se al ri­sul­ta­to del­la li­sta. Non è un ca­so che 266 par­la­men­ta­ri at­tua­li ab­bia­no di­chia­ra­to di non aver spe­so un so­lo eu­ro in cam­pa­gna elet­to­ra­le. Con la pre­fe­ren­za uni­ca e le li­ste aper­te (fat­ti sal­vi i 100 ca­pi­li­sta bloc­ca­ti, ri­ser­va dei fe­de­lis­si­mi dei lea­der) tut­ti gli al­tri do­vran­no an­da­re a cac­cia di vo­ti. Ma sic­co­me i par­ti­ti a li­vel­lo or­ga­niz­za­ti­vo non ci so­no più, e le as­so­cia­zio­ni di ca­te­go­ria che 25 an­ni fa con­vo­glia­va­no i vo­ti han­no per­so la pre­sa sui pro­pri iscrit­ti, la bat­ta­glia si an­nun­cia du­ra. E co­sto­sis­si­ma. Sal­ta­to il pre­ca­rio ac­cor­do per ri­di­se­gna­re i nuo­vi col­le­gi, a Ro­ma si guar­da con ras­se­gna­zio­ne al­la even­tua­li­tà che si vo­ti con le «vec­chie» cir­co­scri­zio­ni. Il che si­gni­fi­ca che un se­na­to­re do­vrà an­da­re a cac­cia di pre­fe­ren­ze in tut­ta la Lom­bar­dia (6,9 mi­lio­ni di elet­to­ri) men­tre un de­pu­ta­to del col­le­gio «Lom­bar­dia 2» (3,2 mi­lio­ni di elet­to­ri) do­vrà cor­re­re fra Ber­ga­mo e Bre­scia, Co­mo e Son­drio, Va­re­se e Lec­co. Spe­se enor­mi e or­ga­niz­za­zio­ni com­ples­se che po­chi po­tran­no per­met­ter­si. An­che i so­cial non ba­ste­ran­no: l’elet­to­re, im­pu­gnan­do l’ar­ma del­la pre­fe­ren­za, esi­ge­rà con­tat­ti per­so­na­li e co­no­scen­za di­ret­ta. Con un’ul­te­rio­re com­pli­ca­zio­ne: la leg­ge 515 fis­sa il li­mi­te di spe­sa a 52mi­la eu­ro più un cen­te­si­mo per ogni cit­ta­di­no re­si­den­te nel col­le­gio elet­to­ra­le. In pra­ti­ca un aspi­ran­te se­na­to­re in Lom­bar­dia do­vrà fer­mar­si a 150mi­la eu­ro, un de­pu­ta­to di «Lom­bar­dia 2» a 94mi­la. Fa­cen­do at­ten­zio­ne agli ac­cor­di con ca­te­go­rie e lob­by, per­ché in­com­be il rea­to di «traf­fi­co di in­fluen­ze» in­tro­dot­to dal­la leg­ge Se­ve­ri­no. A Ro­ma si cer­ca af­fan­no­sa­men­te di ri­ta­glia­re col­le­gi più pic­co­li. In­tan­to, in pro­vin­cia, l’elet­to­re tor­na a pre­gu­sta­re il po­te­re del­la scel­ta.

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