CON­SU­MO DI SUO­LO, UN DAN­NO ECO­NO­MI­CO SU CUI RI­FLET­TE­RE

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Ca­ro Te­de­schi, non so­no un am­bien­ta­li­sta (in sen­so tra­di­zio­na­le), non ho mai vo­ta­to per i Ver­di, non va­do al­le mar­ce di pro­te­sta con­tro l’in­qui­na­men­to e le gran­di ope­re, ma un re­cen­te viag­gio nel­la no­stra Bas­sa nel gior­no del­la com­me­mo­ra­zio­ne dei de­fun­ti mi ha aper­to gli oc­chi su quan­to ter­re­no ab­bia­mo dis­si­pa­to fra ca­pan­no­ni, cen­tri com­mer­cia­li più o me­no vuo­ti, vil­let­te in­ven­du­te. Cre­do che la­sce­re­mo un’ere­di­tà pe­san­te a chi vie­ne do­po di noi. E non so co­me ci giu­di­che­ran­no.

Vit­to­rio Ber­tel­li Gen­ti­le Vit­to­rio, il te­ma che lei sol­le­va è de­ci­si­vo e con­di­vi­do la sua pre­oc­cu­pa­zio­ne. Pen­sa­va­mo che la cri­si edi­li­zia aves­se fre­na­to que­sto pro­ces­so in­ve­ce una fon­te de­gna di fi­du­cia co­me l’Ispra (l’Isti­tu­to superiore per la pro­te­zio­ne e la ri­cer­ca am­bien­ta­le, un en­te go­ver­na­ti­vo) ha cer­ti­fi­ca­to che in sei me­si, fra il no­vem­bre 2015 e il mag­gio 2016, ce­men­to e asfal­to, pic­co­le e gran­di ope­re, si so­no man­gia­ti 5000 et­ta­ri di ter­re­no ita­lia­no. Un da­to im­pres­sio­nan­te, che equi­va­le a 200mi­la nuo­ve vil­let­te o a 2.500 km di au­to­stra­da. Ci siamo gio­ca­ti aree che po­treb­be­ro ospi­ta­re tre vol­te e mez­zo l’au­to­stra­da del So­le. In pra­ti­ca per­dia­mo 3 me­tri qua­dra­ti al se­con­do. L’Eu­ro­pa e l’Ita­lia si so­no da­ti l’obiet­ti­vo di az­ze­ra­re en­tro il 2050 il con­su­mo di suo­lo. Ma se si pro­se­gue a que­sti rit­mi c’è da chie­der­si co­sa ri­mar­rà fra 33 an­ni. L’al­tra se­ra il ret­to­re Mau­ri­zio Ti­ra, in­ter­ve­nen­do all’Aab e com­men­tan­do un qua­dro di Lui­gi Ba­si­let­ti che mo­stra la Bre­scia di due se­co­li fa im­mer­sa nel ver­de, ha spie­ga­to che or­mai esi­sto­no so­fi­sti­ca­ti me­to­di di cal­co­lo che con­sen­to­no di fa­re la som­ma al­ge­bri­ca fra l’au­men­to di va­lo­re di un suo­lo edi­fi­ca­to e il co­sto in ter­mi­ni di perdita di ser­vi­zi eco­si­ste­mi­ci (pro­du­zio­ne agri­co­la e le­gno­sa, pro­te­zio­ne dall’ero­sio­ne, in­fil­tra­zio­ne dell’ac­qua, ri­du­zio­ne del­la CO2): il sal­do è pe­san­te­men­te ne­ga­ti­vo per l’Ita­lia. La perdita eco­no­mi­ca oscil­la fra i 630 e i 910 mi­lio­ni all’an­no. Non oc­cor­re es­se­re am­bien­ta­li­sti (in sen­so tra­di­zio­na­le). Ba­sta ave­re a cuo­re i no­stri con­ti per es­se­re pre­oc­cu­pa­ti. An­zi più che pre­oc­cu­pa­ti.

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