«Mi man­ca la To­sca­na, ma...»

Corriere della Sera - Io Donna - - Ecuador -

Ecua­dor è il Pae­se do­ve ho fat­to la mia pri­ma espe­rien­za nel mon­do del­la coo­pe­ra­zio­ne, co­me vo­lon­ta­rio nel 2001 con Uco­dep (ora Oxfam Ita­lia), pro­prio a Co­ta­ca­chi» rac­con­ta An­drea Cian­fe­ro­ni, 40 an­ni, agro­no­mo tro­pi­ca­li­sta. «Poi ho fat­to un’espe­rien­za di due an­ni e mez­zo con un’al­tra or­ga­niz­za­zio­ne nel­le Fi­lip­pi­ne, e an­co­ra con Uco­dep per una mis­sio­ne in Sri Lan­ka do­po lo Tsu­na­mi del 2004».

E poi nuo­va­men­te in Ecua­dor, que­sta vol­ta per sem­pre?

Tor­na­to in Ita­lia mi han­no chie­sto se ero in­te­res­sa­to a la­vo­ra­re in Ecua­dor, ma nel­la re­gio­ne amaz­zo­ni­ca. Ho ac­cet­ta­to su­bi­to. Man­ca­va­no due an­ni e mez­zo al­la fi ne di un pro­get­to. Do­po ol­tre die­ci an­ni so­no an­co­ra qua. Con una fa­mi­glia ecua­do­ria­na, mia mo­glie Lau­ra e Ju­lia, la no­stra fi glia di 2 an­ni. Cre­do di es­se­re or­mai un po’ ecua­do­ria­no pu­re io.

Che rap­por­ti ha man­te­nu­to con il suo Pae­se di ori­gi­ne?

L’Ita­lia è sem­pre la mia ca­sa. Ci tor­no tut­ti gli an­ni per sta­re il più pos­si­bi­le con la mia fa­mi­glia e gli ami­ci. Vi­vo i fat­ti ita­lia­ni da lon­ta­no, so­no sem­pre mol­to par­te­ci­pe...

Co­sa le man­ca di più?

Si­cu­ra­men­te la fa­mi­glia e gli ami­ci. I pae­sag­gi a me più fa­mi­lia­ri, quel­li del­la To­sca­na. La tran­quil­li­tà del­la cam­pa­gna e, da buon ita­lia­no, an­che la cu­ci­na.

E co­sa le sta dan­do que­sta espe­rien­za?

Do­po die­ci an­ni non la con­si­de­ro più una espe­rien­za. È si­cu­ra­men­te qual­co­sa di più com­ples­so e dif­fi­ci­le da spie­ga­re. L’Ecua­dor e la gen­te mi han­no or­mai adot­ta­to.

È la sua se­con­da ca­sa. L’Ecua­dor l’ha ac­col­ta a brac­cia aper­te?

Tut­te le vol­te che vi­si­to le co­mu­ni­tà do­ve ab­bia­mo la­vo­ra­to nel tra­scor­so de­gli an­ni mi com­muo­ve l’af­fet­to che le per­so­ne di­mo­stra­no per me e per Oxfam. Cre­do sia il ri­co­no­sci­men­to del la­vo­ro che ab­bia­mo fat­to e del­la sua im­por­tan­za. Se il tem­po lo con­sen­te. E an­co­ra una vol­ta m’im­bat­to nel­la cre­den­za an­ce­stra­le. Mi han­no det­to che se so­no ar­rab­bia­ta pos­so riu­ni­re la mia fa­mi­glia in cer­chio at­tor­no a un con­te­ni­to­re di ac­qua e fio­ri per fa­vo­ri­re il per­do­no. Lo­ro lo fan­no una vol­ta all’an­no. È un ri­tua­le af­fa­sci­nan­te.

Og­gi è gior­no di mer­ca­to de­gli ani­ma­li. Sem­bra una fe­sta. Sor­ri­si, pa­ro­le, con­trat­ta­zio­ni. C’è an­che oc­ca­sio­ne per una nuo­va espe­rien­za ga­stro­no­mi­ca: mi fan­no as­sag­gia­re le “ci­le­ne”, una bon­tà dol­ce, frit­ta e zuc­che­ra­ta. Da un mer­ca­to all’al­tro. La

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