Boy­hood:

Corriere della Sera - Io Donna - - In Prima Linea -

Ri­chard ha fat­to un film su­gli es­se­ri uma­ni, ha mes­so il pro­prio ego da par­te.

Ave­va­te un bud­get li­mi­ta­to?

Sì. Ep­pu­re ogni sin­go­lo mo­men­to con Ethan Ha­w­ke, e i ra­gaz­zi, Lo­re­lei Lin­kla­ter fi­glia del re­gi­sta e El­lar Col­tra­ne che all’ini­zio del­le ri­pre­se ave­va sei an­ni e lo ab­bia­mo se­gui­to fi­no al­la ma­tu­ri­tà, è sta­to bel­lis­si­mo. An­che la pre­sen­ta­zio­ne del film in Eu­ro­pa: Lo­re­lei è ri­ma­sta a ca­sa a stu­dia­re per l’Ac­ca­de­mia di Bel­le Ar­ti, ma El­lar si è ri­ve­la­to umi­le e ma­tu­ro, non si è fat­to tra­vol­ge­re dal­la mac­chi­na pro­mo­zio­na­le. Era­va­mo una stra­na fa­mi­glia. In do­di­ci an­ni le co­se cam­bia­no. L’as­si­sten­te di pro­du­zio­ne ha fat­to car­rie­ra e su al­tri set era di­ven­ta­to aiu­to re­gi­sta. Quan­do tor­na­va da noi, tor­na­va as­si­sten­te.

Che co­sa può cam­bia­re a Hol­ly­wood, do­po l’Oscar a un film co­sì in­so­li­to?

Hol­ly­wood de­ve ca­pi­re che il pub­bli­co vuo­le sto­rie di­ver­se. Lo­ro in­ve­ce pen­sa­no ai bloc­k­bu­ster, non cam­bie­ran­no rot­ta fi­no a quan­do gua­da­gna­no sol­di.

Stra­de per­du­te,

Lei par­te­ci­pò an­che a di Da­vid Lyn­ch.

Ave­vo tan­te do­man­de sul mio per­so­nag­gio che sem­bra sdop­piar­si, è schi­zo­fre­ni­co, in ge­ne­re il re­gi­sta vuo­le il con­trol­lo del­la si­tua­zio­ne e ti ri­spon­de. Lui mi dis­se: «Non lo so, tu che ne pen­si?». È la sto­ria di un ma­tri­mo­nio dif­fi­ci­le: un uo­mo ge­lo­so non ac­cet­ta l’idea di es­ser­lo. Lei me­di­ta di far­si giu­sti­zia, al­la fi­ne è lui che uc­ci­de lei. Ma è con­vin­to di non aver­lo fat­to, pro­cla­ma in con­ti­nua­zio­ne a se stes­so e agli al­tri la sua in­no­cen­za, è con­vin­to di non aver fat­to nul­la di ma­le. Co­me è suc­ces­so per O.J. Simp­son. Io non gli ho mai cre­du­to. Lyn­ch scris­se il film men­tre guar­da­va in tv il processo.

Che ne pen­sa del ci­ne­ma ita­lia­no?

So­no ami­ca di Va­le­ria Go­li­no, che ap­prez­zo mol­to. Co­sì co­me ap­prez­za­vo Giu­liet­ta Masina e Fel­li­ni. Ho im­pa­ra­to l’ar­te at­tra­ver­so il ci­ne­ma ita­lia­no. Gran­di film, gran­di con­te­nu­ti. Vor­rei che l’in­du­stria ci­ne­ma­to­gra­fi­ca ame­ri­ca­na aves­se i vo­stri prin­ci­pi.

CSI: Cy­ber. È la pri­ma vol­ta che la pro­ta­go­ni­sta è una don­na. Par­lia­mo di pi­ra­te­ria in­for­ma­ti­ca e dell’im­pal­pa­bi­li­tà del mon­do vir­tua­le: la vi­ta po­li­ti­ca, i no­stri con­ti ban­ca­ri, or­mai è tut­to on­li­ne. E se un gior­no... tut­to spa­ris­se nel nul­la? •

Ora la ve­dia­mo in

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