– “Il mio pa­pà ha l’Al­z­hei­mer”

È sta­to cal­cia­to­re, ha la­vo­ra­to al­la Mal­pen­sa. Ora, a 73 an­ni, con­fon­de le pa­ro­le e le ca­mi­cie con le cal­ze. Ec­co la sto­ria di Gian Lui­gi che sof­fre di Al­z­hei­mer co­me un mi­lio­ne di per­so­ne in Ita­lia. E di sua fi­glia che sfi­da il ma­le ar­ma­ta di ma­ti­te co­lo

Corriere della Sera - Io Donna - - Sommario - di Mi­che­le Fa­ri­na

è co­me con­di­vi­de­re una ca­sa con ami­ci che non ri­co­no­sci più» di­ce Raf­fael­la F, 42 an­ni. «L’in­cu­bo più du­ro: che il mio pa­pà stia di­ven­tan­do un’al­tra per­so­na, tan­te al­tre per­so­ne». Gian Lui­gi, 73 an­ni, ha l’Al­z­hei­mer, la for­ma più dif­fu­sa di de­men­za, ma­lat­tia neu­ro­de­ge­ne­ra­ti­va che in Ita­lia col­pi­sce ol­tre un mi­lio­ne di per­so­ne e tre mi­lio­ni di fa­mi­lia­ri. Gian Lui­gi ha co­min­cia­to scam­bian­do il ma­schi­le con il fem­mi­ni­le, un il per un la. Ora la me­mo­ria si sfal­da con il lin­guag­gio, le cal­ze si con­fon­do­no con le ca­mi­cie. Un uo­mo che ha fat­to il cal­cia­to­re in Si­ci­lia e la­vo­ra­to al­la Mal­pen­sa ora di­pen­de qua­si in tut­to dal­la mo­glie. Raf­fael­la, fi­glia uni­ca, è l’aiu­to- ca­re­gi­ver. Un la­vo­ro, un com­pa­gno, e ora una mis­sio­ne nuo­va: de­di­car­si ai ma­la­ti e ai fa­mi­lia­ri che se ne pren­do­no cu­ra, ve­ni­re a pat­ti con la mol­ti­tu­di­ne di ir­ri­co­no­sci­bi­li pa­pà che lei ve­de agi­tar­si e sva­ni­re den­tro il gu­scio di quel­lo vec­chio. Ce n’è uno che non è una lan­ci­nan­te sor­pre­sa ma un pic­co­lo mi­ra­co­lo. È il Gian Lui­gi dei man­da­la. «Tal­vol­ta la not­te in fon­do al cor­ri­do­io ve­do l’aba­t­jour ac­ce­sa. È lui bea­to fra le ma­ti­te». Non l’ha mai fat­to pri­ma, ma ora ado­ra di­se­gna­re. «Ho sco­per­to un pa­pà che non co­no­sce­vo. È una del­le ra­re co­se che rie­sce a fa­re sen­za chie­de­re a nes­su­no. Sai che con­su­ma i co­lo­ri fi­no al le­gno? Non vuo­le tem­pe­rar­le, per non in­ter­rom­pe­re una co­sa che lo emo­zio­na. Un at­teg­gia­men­to che ho ri­tro­va­to in chi ho se­gui­to que­st’an­no». Per­ché an­che Raf­fael­la ha sco­per­to l’ar­te-te­ra­pia (tre an­ni di scuo­la) por­tan­do il pa­pà ai po­me­rig­gi che l’as­so­cia­zio­ne A… per non di­men­ti­ca

re or­ga­niz­za al­la Fon­da­zio­ne Sant’Era­smo di Le­gna­no. «So­no ri­ma­sta fol­go­ra­ta. In mez­zo al ci­clo­ne Al­z­hei­mer, un oc­chio di at­ti­va quie­te. Ho ca­pi­to che vo­le­vo da­re il mio con­tri­bu­to. Lau­ra, l’ar­te-te­ra­peu­ta, mi ha det­to: “Vie­ni. Pe­rò in­tan­to fai la scuo­la”». Raf­fael­la si oc­cu­pa di co­lo­ri in una dit­ta di tes­su­ti. La pas­sio­ne del di­se­gno tra­smes­sa da non­no Ni­no, cioc­co­la­tie­re, che le fa­ce­va co­lo­ra­re i car­ton­ci­ni dei dol­ci. Ac­ca­de­mia di Brera, gal­le­rie d’ar­te, il tuf­fo nei tes­su­ti. E l’in­cu­bo dell’Al­z­hei­mer, quel pa­pà cui pe­rò la ma­lat­tia ha do­na­to una pas­sio­ne che ora lo uni­sce al­la fi­glia. Quan­do di­se­gna a ca­sa na­sce un dia­lo­go («Ma­ga­ri so­lo quat­tro bat­tu­te che val­go­no oro») in al­tro mo­do im­pos­si­bi­le. «Mi chie­de un pa­re­re, par­lia­mo di un co­lo­re. E io mi sen­to in co­mu­nio­ne. Can­cel­lo la rab­bia. Un istan­te, una bol­la di gio­ia in­sie­me. Non so quan­to du­re­rà. Pa­ro­le d’ordine: noi, qui, ora ». La quar­ta: man­da­la. Co­mun­que va­da, Raf­fael­la ha tro­va­to la sua pros­si­ma stra­da. E in mez­zo al buio dei tan­ti sco­no­sciu­ti, il lam­po di un pa­pà co­sì nuo­vo, co­sì vi­ci­no.

So­pra, Raf­fael­la e suo pa­dre co­lo­ra­no un man­da­la. In al­to, la co­ver di Quan­do an­dia­mo a ca­sa? (Bur) in cui Mi­che­le Fa­ri­na rac­con­ta l’Al­z­hei­mer, ri­cor­dan­do la ma­dre. Al­la ma­lat­tia il 21 set­tem­bre è de­di­ca­ta una Gior­na­ta

di in­for­ma­zio­ne e sen­si­bi­liz­za­zio­ne.

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